Cronaca
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A fuoco l’auto della moglie di un penalista

Giallo sul movente: la donna ha dichiarato di non avere idea delle cause del raid Si cercano collegamenti con l’attività del marito

tempo di lettura: 2 min
16/06/2007
A fuoco l’auto della moglie di un penalista

Un atto intimidatorio o una ritorsione per un vecchio sgarro ancora da saldare? Le forze dell´ordine stanno cercando di far luce sull´episodio che, la scorsa notte, ha coinvolto la moglie di un noto avvocato penalista stabiese. L´auto della donna, una Lancia Rover di colore blu parcheggiata in via Passeggiata Archeologica, è stata infatti data alle fiamme da sconosciuti richiamando l’attenzione di decine di persone. Ignoti hanno cosparso l´auto di benzina e poi sono scappati coperti dal buio della notte. Sul posto si sono recati i vigili del fuoco del locale distaccamento. Inutili però si sono rivelati i tentativi di domare le fiamme: la Rover era stata già ridotta a un ammasso di lamiere. Intanto sono subito partite le indagini per scoprire il movente di questo raid. Diverse sono le piste seguite dagli inquirenti, anche se la più seguita porterebbe a una ritorsione. A tal proposito si scava nella vita privata della donna, che alle forze dell´ordine ha spiegato di non avere idea circa i responsabili di questo atto vandalico. Gli inquirenti stanno inoltre cercando di capire se l´episodio verificatosi la scorsa notte abbia una correlazione con l´attività del marito della vittima del raid, che è un noto avvocato penalista di Castellammare. Torna così l´allarme auto bruciate nell´area stabiese. Appena lunedì scorso infatti, ad Agerola fu data alle fiamme una Volkswagen Golf di un giovane imprenditore. E sale a cinque il numero delle vetture date alle fiamme nel comprensorio stabiese nelle ultime due settimane. Le modalità di azione degli incendiari sono sempre le stesse: gli autori dei raid entrano in azione nel cuore della notte, quando è più difficile essere notati da passanti o dalle forze dell’ordine. Cospargono le auto di benzina e poi le incendiano. In qualche caso si tratta di semplici bravate, tanto che si ipotizza l’esistenza di una banda di balordi che sarebbe conosciuta come «banda del cerino». In altri invece si tratta di messaggi in codice. Ed è proprio su questi messaggi che gli inquirenti cercano di fal luce.

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