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Il posto delle anime

Nuovo appuntamento con la rubrica "Valeria Racconta".

tempo di lettura: 4 min
di Valeria Cimmino
23/07/2016 09:15:43
Il posto delle anime

Mi alzai dal letto e cominciai a camminare. I piedi scalzi e umidi si appiccicavano sul marmo gelido del pavimento. Avevo il collo sudato, i capelli bagnati legati in due trecce. L'afa, le cicale ed il riverbero del mare erano nella mia testa. La camicia da notte lunga fin giù ai talloni mi faceva di tanto in tanto inciampare.

Scesi le scale, facendo ben attenzione a non fare troppo rumore. Giunsi alla porta d'ingresso. Turai la maniglia e spalancai l'entrata della mia felicità.

Perché ci avevo messo tanto? Mi chiedevo. Perché avevo pensato che la mia letizia dovesse dipendere da una casa abitata da incessanti ricordi dolorosi?

Ero libera, lo ero sempre stata, dovevo solo uscire fuori. Attraversai un lungo tunnel di brecciolini. Più incedevo e più i sassolini mutavano in sabbia, fino a sgretolarsi completamente al punto da farmi finalmente vedere il cielo; un soffitto infinito, cobalto e stellato. Mi strappai di dosso le maniche lunghe della camicia, accarezzai con le dita l'acqua salmastra. Poi corsi veloce, celere come il vento, come un messaggero alato. Avevo un ricordo, un ricordo finalmente felice, che avevo sempre custodito infondo al mio cuore, da consegnare ad un unico destinatario.

Man mano che mi avvicinavo il flusso di coscienza diventava più nitido fino a trasformarsi in un'immagine reale.

Nessuno poteva più rincorrermi, ormai ero troppo lontana, ero libera dal dolore e a proteggermi c'era il mio ricordo felice ed il futuro a cui lo avrei consegnato.

La collina alle spalle della spiaggia era alta, ma io ero talmente leggera da sollevarmi come la salsedine che saliva fin sulle cime dei pini. Una musica serafica accompagnava la mia scalata al meritato lieto destino che mi attendeva.

Ed eccolo finalmente, illuminato dalla luna piena, il balconcino orientato ad oriente. Sporgeva all'ultimo piano di una villetta vittoriana tutta tinteggiata di bianco. C'era una luce fioca di una lampada poggiata sulla scrivania che proveniva dall'interno della stanza.

Il mio futuro mi stava aspettando; non sapevo che volto avesse, ma ero certa che fosse lì ad attendermi da sempre. Così tante volte era venuto a prendermi ma io mi ero sempre nascosta all'ombra di una sorte fallace. Poi una notte finalmente era riuscito a venire a cercarmi in sogno e mi aveva indicato la via che mi avrebbe condotto a lui, ed io svegliandomi col cuore gonfio di coraggio lo avevo seguito.

Bussai il campanello ed il portone si spalancò. Salii le scale fino all'ultimo piano a passo lento, per godere di quegli attimi immediatamente precedenti alla gioia.

La porta della stanza era socchiusa; uno spiraglio della luce che avevo visto dall'esterno fuoriusciva, tracciando sul pavimento una guida che mi indicava di entrare. Attraversai la grande camera. Era uno studiolo, tutto arredato con mobili antichi. Le pareti interamente ricoperte da alte librerie stracolme di volumi di ogni sorta. Al centro c'era la scrivania con la lampada accesa ad illuminare un libro aperto alle pagine otto e nove. Girai la copertina e lessi il titolo: “Il Posto delle Anime”.

Finalmente sollevai lo sguardo verso la porta finestra che dava sul balconcino. Di spalle si stagliava una figura abbacinante. Mi avvicinai. Egli si voltò e mi tese la mano. Presi così il mio ricordo felice e glielo consegnai: un uomo, una donna che stringevano, intrecciando le loro braccia, una bambina di pochi anni, appoggiati al muretto di un  terrazzo. Il sole a picco, i capelli della madre completamente sollevati dal forte vento. La bambina con le mani sulle orecchie per proteggersi dalla brezza,  il mare azzurro in lontananza a far da sfondo; i volti più felici che avessi mai ricordato.

L'uomo spingendo forte sul cuore il mio ricordo felice e prezioso, mi giurò che lo avrebbe custodito come fosse suo e si impegnò a amarmi così come mi avevano amato e e mi amavano i miei genitori.

Mi svegliai sudata e di soprassalto. Mi voltai di scatto alla mia destra, lui era come sempre lì accanto a me: la mia scelta felice. Poi guardai sul comodino e vidi la fotografia che mi ritraeva da bambina insieme ai miei genitori: il mio ricordo felice.

La sensazione di un sogno surreale ma al tempo stesso vero mi abbandonò pian piano mentre abbracciando mio marito mi riaddormentai.

Esiste un posto in cui ci sono delle anime che ogni istante si incontrano permettendosi il diritto di essere puramente felici e di ripercorrere tutte le scelte consapevolmente raggiunte attraverso al liberazione delle catene e paure. Un posto in cui ci si abbandona a sogni reali per ricordarsi ogni giorno il valore delle proprie scelte; quello è il Posto delle Anime.

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