Sono ben 5.154 le start up innovative presenti in Italia. Il dato, che è stato reso noto da un rapporto pubblicato da Infocamere, fa riferimento ai trend di sviluppo e di crescita delle startup italiane relativamente all’anno 2015. Ma cosa s’intende per startup innovativa?
Il termine è ufficialmente entrato nella normativa italiana nel 2012, quando era già chiaro che si trattava di un fenomeno in forte espansione e che ben presto sarebbe diventato una realtà sempre più importante nella nostra economia. Senza andare a prendere il testo della legge che ne sancisce la regolamentazione, possiamo dire che la definizione di startup innovativa si applica a tutte quelle società di capitali che hanno quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico; nello specifico devono sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 20 per cento del valore o dei costi della produzione, impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ed essere titolare o depositarie o licenziatarie di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, etc…Ovviamente dovranno anche mantenere quelle caratteristiche comuni a tutte le startup in generale, quali ad esempio l’attività di impresa che non deve essere superiore ai 48 mesi, un valore totale della produzione annua non superiore a 5 milioni di euro a partire dal secondo anno, non deve distribuire utili, e così via.
Sulla scia delle esperienze americane della Silicon Valley e di New York, le startup hanno avuto una diffusione pressoché esponenziale, Italia così come nel resto d’Europa, dovuta soprattutto alla recente crisi dei mercati globali, a causa della quale si ha avuto la necessità di dover affidare lo sviluppo delle economie locali a delle realtà aziendali più piccole e flessibili di quelle tradizionali.
Dando un’occhiata più da vicino al rapporto curato da Infocamere, vediamo che nel nostro paese le startup costituiscono lo 0,33% del totale delle società di capitali e hanno un capitale sociale pari a circa 258 milioni di euro, il che, facendo una media, sono circa 50 mila euro a impresa.
Il 72% delle startup innovative fornisce servizi alle imprese, suddivisi a loro volta nelle seguenti specializzazioni: produzione software e consulenza informatica (29,9%), attività di R&S (15,4%) e attività dei servizi d’informazione (8,1%). Il 19% opera invece nei settori dell’industria, mentre il restante 4,2% è impegnato nel commercio. Molto presenti sul territorio italiano sono quelle giovani realtà specializzate nella compravendita di beni tramite portali online, in particolare quelli che permettono di calcolare gratuitamente il prezzo della propria auto usata prima di effettuarne l’eventuale vendita.
Sotto il profilo della diffusione territoriale, la Lombardia è la regione che ospita il numero maggiore di startup innovative: 1.122, pari al 21,8% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con 578 (11,2%), il Lazio 501 (9,7%), il Veneto 384 (7,5%) e il Piemonte 357 (6,9%). E la Campania? La nostra regione coglie tutti di sorpresa andandosi a collocare sesta nella classifica nazionale e addirittura prima tra le regioni del Meridione. Stando sempre al rapporto di Infocamere, erano 309 le startup innovative nel quarto trimestre 2015, con un incremento del 13% su quello precedente: segno che la loro presenza sul territorio è ancora in forte espansione. Anche Napoli non sfigura, andandosi a posizionare quarta in Italia tra le città con il numero più alto di startup innovative (164), soprattutto nei settori dei servizi all’impresa e nelle attività di ricerca e sviluppo. Precedono il capoluogo partenopeo, Milano (756), Roma (433) e Torino (268).
Le buone performance della Campania e della città di Napoli sono la testimonianza di un tessuto imprenditoriale molto fertile che fa ben sperare per il futuro della nostra regione, nonostante le numerose difficoltà, anche di natura amministrativa, incontrate dagli “startupper”.