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Campania - Parte dal basso la telemedicina: accordo ASL Napoli Sud 3 e Comuni ASMEL

«Attraverso la Rete valorizziamo e tuteliamo - afferma Giovanni Caggiano, Presidente ASMEL - l’azione dei Comuni piccoli e medi, contrastando i tentativi di accorpamento coatto degli Enti.»

tempo di lettura: 3 min
18/02/2021 13:03:38
Campania - Parte dal basso la telemedicina: accordo ASL Napoli Sud 3 e Comuni ASMEL

(Foto dal web)

L’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali (ASMEL) ha sottoscritto con l’Azienda Sanitaria Napoli Sud 3, un protocollo di intesa per realizzare presidi territoriali connessi al sistema sanitario nazionale.

L’ASL ha reso disponibili kit di telemedicina domiciliare per la rilevazione dei parametri fisiologici tra i quali temperatura, pressione arteriosa, peso, glicemia, saturimetria, frequenza respiratoria. ASMEL ha stanziato i fondi per attrezzare i primi tre presidi territoriali, presso i Comuni di Liveri, Agerola e Pimonte.

I pazienti, da casa o dai presidi territoriali potranno accedere alla Centrale di telemedicina attiva presso l’Ospedale di Gragnano, con un team di 40 specialisti. Il sistema ha al centro le prescrizioni del medico di base e la cartella clinica su piattaforma telematica nel rispetto degli standard di sicurezza, privacy e interoperabilità imposti dalle recenti linee guida nazionali approvate a fine ottobre scorso. Il progetto ASMEL/ASL NAPOLI 3 Sud rappresenta un primo passo concreto della estensione delle cure mediche e specialistiche sul territorio affidando ai Comuni un ruolo operativo e propulsivo molto utile sotto il profilo socio sanitario. A regime, ogni Comune interessato potrà partecipare con un investimento di poche migliaia di euro.

«In Italia, il vero collo di bottiglia - afferma Francesco Pinto, Segretario generale ASMEL - non è la carenza di fondi e sempre meno quella di connessioni veloci, ma l’eccesso di prescrizioni concepite in una logica centralista e dirigista. La transizione al digitale si afferma, invece, con processi pervasivi e collaborativi come dimostrano tutte le realizzazioni di successo già affermate in Rete. Servono solo standard aperti in contrasto alle rendite di posizione, e connessioni veloci. Insomma, volontà politica». 

Da 11 anni, ASMEL gestisce servizi in Rete per conto degli oltre 3500 associati, il 44% dei Comuni italiani, realizzando processi di digitalizzazione nei più svariati settori: dall’e-government agli appalti, alla gestione associata dei servizi, alla formazione.

«Attraverso la Rete valorizziamo e tuteliamo - afferma Giovanni Caggiano, Presidente ASMEL - l’azione dei Comuni piccoli e medi, contrastando i tentativi di accorpamento coatto degli Enti. In Italia esiste una rete di energie sul territorio, che si difende dai tentativi di omologazione agli apparati centrali basati su un groviglio di prescrizioni che soffoca lo sviluppo».

Il coinvolgimento delle amministrazioni nel Piano vaccini

L’Associazione ASMEL interviene anche sullo scarso coinvolgimento delle amministrazioni locali nel piano vaccinale, che non può seguire una visione strategica e organizzativa centralistica, ma deve essere adeguato alle esigenze dei territori. Esigenze che solo i sindaci possono conoscere. «In tutta la Regione Piemonte – lamenta il sindaco di Carignano (TO) e consigliere ASMEL, Giorgio Albertino – il piano prevede 60 punti vaccinali. Ho invitato l’amministrazione regionale a darci la possibilità di inoculare i vaccini in alcuni locali comunali del nostro territorio, dotati di tutti i confort e che soprattutto eviterebbero spostamenti di massa, con probabili assembramenti nei luoghi di ritrovo, per chi deve raggiungere i pochi siti indicati. 60 per una Regione che conta 1.181 Comuni».

Occorrono almeno 7 milioni di vaccini per immunizzare i soggetti più a rischio. Quando saranno disponibili, cruciale sarà la tempistica per vaccinarli tutti e ridurre dell’80% terapie intensive e decessi, dando via libera alla piena ripresa della vita sociale ed economica.

«40 milioni di italiani - ricorda Francesco Pinto - vivono nei Comuni con meno di 100 mila abitanti, quasi tutti in grado di lavorare in contemporanea per vaccinare i propri soggetti a rischio».

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