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Post fata resurgo, la favola di Angela Procida: la campionessa mondiale di nuoto paralimpico si impone anche nell’handbike

L’atleta stabiese, con cuore e determinazione, ha saputo ricostruire la propria vita stravolta in tenera età. E ora non si pone limiti

tempo di lettura: 6 min
di Gioacchino Roberto Di Maio
24/09/2022 10:36:51

Angela Procida

L’amore per lo sport e la vita non conosce limiti. Dopo aver inanellato successi in serie nel nuoto, l’atleta paralimpica Angela Procida si è imposta anche nell’handbike in occasione dei Campionati Italiani di Ciclismo Paralimpico Strada e Crono tenutisi ad Avezzano. Qui la campionessa stabiese, dopo la prima prova superata con successo lo scorso maggio sulle strade di Ostenda, ha tagliato per prima il traguardo con i colori della Restart Sport Academy. Superate le avversarie Simona Canipari, dell’Active Team La Leonessa, e Veronica Frosi, del Team Onec Parma. Gioia e commozione nelle sue parole. «Posso dire con onore che ho conquistato la maglia tricolore – ha affermato Angela Procida –, posso affermare con orgoglio di essere Campionessa Italiana di Paraciclismo Federciclismo, sia nella gara crono, che in linea. E posso dire che gran parte del merito non è il mio, ma di Pierino Dainese ed Enrico Obiettivo3, che mi hanno accompagnata in questo nuovo percorso con pazienza, affetto, stima e felicità nel vedermi pedalare sulla mia fantastica Zbike. Questo che significa? Significa che queste vittorie le dedico a loro, che hanno saputo spronarmi nel migliore dei modi, supportandomi psicologicamente e, con ingegno, creare una bici che potesse esprimere al meglio il mio potenziale. Grazie a loro mi sono sentita un'atleta con la A maiuscola, grazie a loro ho sentito l'adrenalina pura nell'affrontare percorsi complicati (per essere alle prime armi), grazie a loro, ho provato, per la prima volta, la sensazione di sfrecciare in bici, che d'altronde è stato il mio sogno sin da bambina. Grazie del supporto anche a tutta la mia squadra Asd Restart Sport Academy. Non posso che dirvi GRAZIE». Una storia, quella dell’atleta classe 2000 nativa di Castellammare di Stabia, che parte da lontano, precisamente dal 30 novembre 2005, drammatica sliding door della sua vita. Quel giorno, in un incidente stradale, persero la vita suo padre e sua sorella Antonella, mentre Angela riportò un danno permanente alle gambe che la ha costretta sulla sedia a rotelle alla tenera età di 5 anni. Illese sua madre Sandra e l’altra sorella, Rosy. «Credo che alcune cose accadano e che non serva chiedersi perché. Credo in Dio – ha ammesso la campionessa stabiese –, ma mi sono chiesta perché proprio io sia sopravvissuta a un incidente nel quale sono morti mio padre e mia sorella. Mi ripeto che ciascuno di noi può essere in grado di portare una croce: forse la mia è un po’ più pesante, certo, perché sono più forte. Mi piace pensare che loro due siano con me, in ogni vittoria. Di più: sono una parte di me. Sarebbero orgogliosi e chissà che non sorridano davanti a un mio successo. In fondo in acqua diventa tutto più leggero, come per incanto, e se chiudo gli occhi vedo quel che sono diventata, grazie all’incidente, mica nonostante l’incidente». Già, l’acqua, quella dimensione in cui Angela è rinata. «Lo sport mi ha cambiata, mi ha reso ciò che sono oggi, ovvero una ragazza forte e determinata. A tredici anni decisi di andare al Centro Sportivo Portici per provare a nuotare. Non avevo mai fatto sport, al mare galleggiavo. Imparai alla svelta, perché l’allenatore Enzo Allocca intravvide in me del talento. E la prima gara, a Lignano Sabbiadoro, fu da predestinata: feci il record nazionale nella mia categoria, mamma e zia erano lì a fare il tifo. Solo in acqua mi sono sentita veramente me stessa, perché lì in piscina non ho bisogno di nulla. Sono finalmente libera, sono sola con le mie emozioni. Comprese ansie e paure. In acqua rifletto, mi libero delle angosce, mi confronto con me stessa, sento il mio corpo. Ci dialogo. Fu l’inizio di un percorso in crescendo: tre argenti agli assoluti italiani, un exploit agli assoluti invernali e così via, fino alla prima vera esperienza internazionale, gli Europei del 2021 in Portogallo, a Madeira, dove ho gareggiato con atleti con disabilità meno gravi, vincendo il bronzo. Quella manifestazione mi ha spinto a migliorarmi ulteriormente e nel 2022, al Complexo de Penteada di Funchal, sono riuscita a divenire Campionessa del Mondo vincendo la finale dei 200 stile libero stabilendo il record italiano con il tempo di 5'14"62. Quella gara me la sono goduta dall’inizio alla fine e quando ho visto il tempo stabilito sono stata felicissima. Cantare l’Inno di Mameli sul gradino più alto del podio ha rappresentato un’emozione indescrivibile. L’argento nei 50 dorso e i due bronzi nei 50 rana e nei 100 dorso hanno completato un poker di medaglie che non dimenticherò mai. Grazie al nuoto ho vissuto anche le emozioni delle Paralimpiadi di Tokyo, un’esperienza straordinaria, anche senza aver vinto medaglie. Non so cosa sia successo, con i tempi che avevo raggiunto nelle qualificazioni sarei andata sul podio, forse avrei addirittura vinto. Ma a volte è il tuo corpo che decide, e va bene così. Mi tengo stretta anche il sesto posto nei 100 dorso e il quinto nei 50. Le Paralimpiadi aiutano il nostro movimento a crescere, lo sport è vita e queste gare ne sono l'ennesima dimostrazione. Mi sono sempre ispirata a Federica Pellegrini, una donna forte e determinata che non si è mai fatta abbattere dallo scorrere del tempo o dalle sconfitte». La decisione di cimentarsi nell’handbike è stata anche frutto del suo rapporto con la carrozzina. «Rappresenta un’estensione del mio essere, un passe-partout per la libertà e l’autonomia. La vivo come un accessorio, un abito, e molto spesso mi piace cambiarla. Questa osmosi mi ha consentito di appassionarmi al mondo dell’handbike e finalmente ho potuto provare la sensazione di sfrecciare in bici. Non mi pongo limiti, molto spesso le barriere sono mentali anche se, chiaramente, la quotidianità molto spesso ci pone dinanzi a continue sfide. Penso soprattutto alle difficoltà legate ai trasporti pubblici. Studio ingegneria biomedica alla Università Federico II di Napoli e spesso frequentare i corsi in sede risulta complesso tra treni e autobus inadeguati. Qualcosa lentamente sta cambiando in termini di accessibilità, sono ottimista per il futuro. Al di là dello sport, ho scelto il campo della biomedica perché vorrei contribuire alla ricerca progettando macchinari, protesi e costumi più performanti». Sport, studio, ma non solo, Angela Procida si è candidata come consigliera regionale alle ultime elezioni campane. «Vado fiera dei 400 voti conquistati da una ragazza di 20 anni. Mi ero messa in gioco perché convinta di poter rappresentare una donna, una universitaria, una sportiva o una diversamente abile. Vorrei si investisse di più nelle infrastrutture sportive in una regione in cui ci sono tanti talenti che andrebbero coltivati e messi in condizione di emergere». Un impegno sociale, portato avanti anche nella sua Castellammare, che recentemente le è valsa l’elezione a presidente dell’associazione sportiva e socio-culturale StabiAmore, che da anni si occupa di quelle che sono tutte le problematiche di carattere sociale che interessano da vicino la realtà locale. Post fata resurgo, la favola di Angela Procida incarna perfettamente il motto dominante sul gonfalone della città di Castellammare di Stabia. Con cuore e determinazione si possono abbattere le barriere lottando per sé e per gli altri. Nello sport, come nel sociale. Chapeau, Angela.

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