Le condizioni del bacino del Sarno tornano al centro del dibattito ambientale e sanitario. A rilanciare l’allarme è la Rete Difesa del Sarno di Castellammare di Stabia, che dopo le ultime dichiarazioni del procuratore di Nocera Inferiore torna a puntare l’attenzione sulla situazione della depurazione e, soprattutto, sulle reti fognarie e sui collettamenti ancora incompleti in diverse aree del territorio.
Secondo l’associazione, il problema non riguarda soltanto gli scarichi industriali e la necessità di controllare le aziende, ma anche le carenze delle infrastrutture pubbliche. «Le ultime dichiarazioni del Procuratore di Nocera Inferiore, Antonio Centore, e del governatore Cannavale mettono a nudo una verità drammatica che noi diciamo da anni: i depuratori funzionano solo al 20-30% e intere porzioni di territorio non sono minimamente collettate, scaricando i reflui direttamente nel fiume».
Una situazione che, nella lettura della Rete, richiede un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni. «È inutile girarci intorno: la Regione e i Comuni devono fare la loro parte». La priorità indicata è il completamento delle infrastrutture: «Prima di tutto la Regione Campania e le amministrazioni locali devono completare immediatamente le reti fognarie e i collettamenti».
L’associazione definisce «inammissibile» che ampie zone del territorio possano ancora scaricare reflui civili nelle acque fluviali e lega la questione ambientale a quella della salute pubblica. «L'assenza di reti fognarie adeguate è un rischio sanitario enorme: senza allacciamenti e collettamenti completi rischiamo un’emergenza igienico-sanitaria devastante, rischiamo di nuovo il colera!».
Nel messaggio diffuso dalla Rete non manca però il riconoscimento per il lavoro svolto sul fronte dei controlli. L’associazione ringrazia «i Carabinieri coordinati dalle tre Procure Torre Annunziata, Nocera Inferiore ed Avellino, e tutte le forze di polizia che stanno facendo un ottimo lavoro sul campo».
Il nodo, secondo la Rete Difesa del Sarno, è che l’attività investigativa e repressiva deve essere accompagnata da interventi strutturali. «Il loro impegno è straordinario, ma non può bastare se le istituzioni pubbliche non completano le infrastrutture di base».
La richiesta è quindi quella di superare ritardi e rinvii attraverso un intervento complessivo sul territorio. «Non possiamo più accettare scuse, scaricabarile e ritardi infiniti», conclude la Rete, che descrive una popolazione «stanca di respirare veleni e vivere nel terrore sanitario».
Un nuovo appello che riporta così il Sarno al centro di una questione che intreccia tutela ambientale, infrastrutture, controlli e sicurezza sanitaria, chiedendo a chi ha responsabilità amministrative di trasformare gli allarmi in interventi concreti.
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