Si riaccende il dibattito sul futuro dell'ex linea ferroviaria Gragnano-Castellammare di Stabia. Il Centro di Cultura e Storia di Gragnano e Monti Lattari, con l'adesione del Comitato “Riprendiamoci la Ferrovia”, ha trasmesso un articolato documento di osservazioni al Responsabile Unico del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) “Vesuvio-Pompei-Napoli”, l'architetto Francesco Alessandria, contestando la proposta della Regione Campania e di EAV di sostituire il progetto di tram leggero con un sistema BRT (Bus Rapid Transit).
Il dossier, composto da quindici pagine, è stato inviato anche ai ministri competenti, al presidente della Regione Campania, ai sindaci di Castellammare di Stabia, Gragnano e Santa Maria la Carità, oltre che all'Unità Grande Pompei.
Un progetto già approvato e finanziato
Le associazioni ricordano che la riconversione in tram leggero della storica linea Torre Annunziata-Castellammare di Stabia-Gragnano era stata approvata dal tavolo istituzionale del CIS e finanziata con priorità alta attraverso una delibera CIPESS.
L'intervento prevedeva il recupero dell'intera infrastruttura ferroviaria, con una prima fase concentrata sul collegamento tra Castellammare e Gragnano.
Nel 2024 EAV aveva affidato la progettazione di fattibilità tecnico-economica per un importo di circa un milione di euro. Il progetto era stato approvato nel marzo 2025 durante la Conferenza dei Servizi, ottenendo il consenso di tutti gli enti coinvolti. Successivamente era stata pubblicata la gara europea per la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori, ma l'iter si è interrotto prima dell'aggiudicazione.
Secondo le associazioni, il cambio di indirizzo sarebbe arrivato dopo l'insediamento della nuova giunta regionale, che ha chiesto a EAV di predisporre una soluzione alternativa basata su autobus elettrici in sede riservata.
«Il BRT non garantisce le stesse prestazioni del tram»
Nel documento inviato ai vertici del CIS, le associazioni contestano l'idea che il sistema BRT possa offrire prestazioni equivalenti a quelle del tram con costi inferiori.
Tra i principali rilievi viene evidenziato che il progetto presentato non sarebbe riconducibile a un vero sistema di Bus Rapid Transit, poiché prevede lunghi tratti in viabilità promiscua. In particolare, il collegamento tra il capolinea previsto nei pressi del Liceo Scientifico e la stazione di Castellammare richiederebbe l'inserimento nel traffico urbano per circa 1,6 chilometri, riducendo i vantaggi tipici di una corsia completamente dedicata.
Secondo i firmatari, questa soluzione comprometterebbe la continuità del servizio e l'integrazione con il sistema ferroviario regionale, che invece sarebbe garantita dal progetto tranviario.
Costi, sostenibilità e capacità di trasporto
Le osservazioni contestano anche la valutazione economica alla base della proposta regionale. Le associazioni sostengono che il confronto tra tram e BRT non possa limitarsi ai costi iniziali di realizzazione, ma debba considerare anche i costi di gestione nel lungo periodo, gli impatti ambientali e i benefici economici derivanti da una rete di trasporto più efficiente.
Secondo il documento, il progetto predisposto da EAV non contiene un'adeguata analisi costi-benefici che consenta una comparazione completa tra le due alternative.
Dubbi vengono sollevati anche sulla capacità di trasporto. La relazione tecnica del BRT stima circa 7.000 passeggeri al giorno, ma prevede un'offerta iniziale di 5.120 posti giornalieri. Il precedente progetto tranviario, invece, stimava una domanda fino a 9.500 passeggeri al giorno con una disponibilità iniziale di circa 7.000 posti.
Per le associazioni, il tram rappresenterebbe quindi una soluzione più adeguata a sostenere la domanda di mobilità dell'area.
Le criticità ambientali e urbanistiche
Nel documento si sottolinea inoltre che gli autobus elettrici, pur rappresentando una soluzione a basse emissioni, avrebbero consumi energetici superiori rispetto ai moderni sistemi tranviari e una minore capacità di attrarre utenti oggi orientati all'utilizzo dell'auto privata.
Vengono poi evidenziate alcune criticità tecniche del progetto stradale, con dubbi sulla compatibilità delle sezioni previste rispetto agli spazi disponibili lungo l'ex sedime ferroviario.
Le associazioni sostengono infine che la trasformazione della linea in busvia sarebbe in contrasto con numerosi strumenti di pianificazione territoriale e della mobilità, tra cui il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, il Piano Territoriale Metropolitano, i piani urbanistici comunali di Gragnano e Castellammare e il Grande Progetto Pompei, che prevedono invece una riconversione in chiave ferrotranviaria.
Le richieste a Governo, Regione e sindaci
Nel documento finale, il Comitato “Riprendiamoci la Ferrovia” e il Centro di Cultura e Storia di Gragnano e Monti Lattari chiedono al sistema di governance nazionale del CIS di respingere la proposta di rimodulazione dell'intervento e di invitare EAV a procedere con l'avvio dei lavori già approvati.
Alla Regione Campania viene invece chiesto di riconsiderare una scelta che, secondo le associazioni, comprometterebbe definitivamente il rilancio del trasporto su ferro tra Torre Annunziata, Castellammare e Gragnano.
Un appello viene rivolto anche ai sindaci dei comuni interessati affinché riaffermino il sostegno originariamente espresso al progetto tranviario, considerato dai promotori un'infrastruttura strategica per la mobilità, il turismo e lo sviluppo economico dell'intera area vesuviana e dei Monti Lattari.
Dopo cinquant'anni di attesa e un lungo percorso di recupero, la storica struttura nel cuore del rione San Marco viene restituita alla comunità con l'inaugurazione del nuovo centro polivalente alla presenza del sindaco Luigi Vicinanza.