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Castellammare - Pianificazione e futuro, il nodo tra PUC, PPR e sviluppo urbano

Tra ritardi, vincoli sovracomunali e nuove opportunità di rigenerazione, la città è chiamata a un confronto pubblico per ridefinire il proprio ruolo strategico nel sistema metropolitano e regionale.
 

tempo di lettura: 7 min
25/04/2026 16:04:22
Castellammare - Pianificazione e futuro, il nodo tra PUC, PPR e sviluppo urbano

Mentre il Puc, per motivi mai spiegati alla città, è bloccato dal 2022, la pianificazione territoriale della Regione Campania, anche con scelte, come da più parti è stato richiesto, sulle quali è auspicabile che il nuovo governo regionale apra una riflessione, si trova oggi in una fase di profonda trasformazione, nella quale il rapporto tra strumenti sovracomunali e pianificazione locale assume un rilievo decisivo per il futuro delle città. In questo quadro, il PTM e il PPR rappresentano i due pilastri fondamentali attraverso cui si definiscono, rispettivamente, le strategie di sviluppo e le regole di tutela del territorio, imponendo ai Comuni un necessario adeguamento dei propri strumenti urbanistici Per il territorio di Castellammare di Stabia, questa fase non rappresenta semplicemente un passaggio tecnico-amministrativo, ma una vera e propria occasione di ridefinizione del proprio ruolo - sulla base di una visione strategica e obiettivi chiari - all’interno del sistema metropolitano e regionale. Una scommessa complessa che deve tenere conto anche delle scelte della Soprintendenza di Pompei, dell’Autorità Portuale con il Prg e la gestione delle risorse europee, di quelle dell’Asi, del Parco dei Monti Lattari; e inoltre di scelte che derivano anche dalle zone economiche speciali, dal programma della Grande Pompei. Bisogna aprire una forte discussione, un coinvolgimento vero del Consiglio Comunale e della città, delle forze sociali, del mondo delle competenze e dell’associazionismo. Esigenza già affrontata dal C. Comunale con l’approvazione il 28.07.2025 dell’O.d.g.- rimasto poi colpevolmente disatteso - che prevedeva “l’Istituzione di un forum con le parti sociali per la preparazione anche di una “Conferenza sullo Sviluppo di Castellammare”. Questa fase di partecipazione è mancata, e si avverte questo limite- sia nella definizione delle scelte da inserire nella programma Prius per l’utilizzo delle risorse assegnate, sia nell’elaborazione del Documento di orientamento strategico (Dos) approvato di recente in giunta. L’inserimento di Castellammare, con il Piano Territoriale Metropolitano approvato, nella zona omogenea della Penisola sorrentina e Capri non è un dato meramente classificatorio, ma rappresenta il riconoscimento di una funzione strategica di cerniera tra il sistema vesuviano e quello turistico-costiero, attribuisce alla città un ruolo baricentrico che, se adeguatamente interpretato, può tradursi in una leva concreta di sviluppo. Questa funzione richiede che ogni scelta urbanistica debba necessariamente inserirsi in un quadro di coerenza con le strategie metropolitane. Ciò vale in modo particolare per i grandi temi della rigenerazione urbana, della riconversione delle aree industriali dismesse e di quelle portuali, della valorizzazione del water front e del mare ritrovato, del patrimonio culturale e archeologico, del Faito, del termalismo con le nostre sorgenti e della riorganizzazione della mobilità. Il PTM, inoltre, costituisce il presupposto per l’accesso ai finanziamenti europei, in particolare ai fondi FESR, e per la costruzione di programmi integrati di sviluppo già sperimentati con le precedenti programmazioni Più’ Europa e PICS, come viene evidenziato nello stesso DOS richiamato. Parallelamente il Piano Paesaggistico Regionale introduce un livello di disciplina ancora più stringente, in quanto destinato a regolare in modo cogente e prevalente tutte le trasformazioni territoriali. La sua natura di piano copianificato con lo Stato, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio, comporta che le sue disposizioni siano immediatamente vincolanti e sovraordinate rispetto a qualsiasi previsione comunale; ogni scelta contenuta nel PUC che non sia coerente con il PPR è destinata ad essere travolta, annullata o resa inapplicabile. Il PUC rappresenta, dunque, uno strumento fondamentale per orientare lo sviluppo della città, tutelare l’ambiente, limitare il consumo di suolo e valorizzare le risorse e le potenzialità di Castellammare di Stabia; anche per queste ragioni, dopo 4 anni di ritardi, sarebbe sbagliato approvare un Piano che non tenga conto dei nuovi strumenti intervenuti. L’intreccio poi tra PUC, PUT (legge regionale n. 35/1987) e PPR richiede una visione chiara e una definizione di priorità che, allo stato, non emergono con sufficiente evidenza nelle nostre scelte. Da settimane Regione e Anci Campania, hanno chiesto ai Comuni di discuterne e di contribuire con osservazioni e proposte a migliorare il Piano Paesaggistico, per garantire un equilibrio tra tutela del paesaggio, identità dei territori e sviluppo delle comunità locali. La fase delle osservazioni al PPR , aperta il 19 gennaio, 2026, terminerà tra un mese, il prossimo 19 maggio. Noi non lo abbiamo ancora fatto. È un passaggio, dunque, che andrebbe invece colto, Castellammare è fortemente investita e interessata dalle scelte contenute nel PPR, infatti il nostro territorio viene diviso in due ambiti, quello legato alla “Penisola Sorrentina” e quello legato all’ambito “Sarno”, con vincoli regole e spazi diversi. Rappresenta un momento in cui il nostro Comune può incidere attivamente sulla definizione delle regole, sotto il profilo ambientale-paesaggistico, che governeranno per i prossimi decenni il proprio territorio, già storicamente protetto e per altri aspetti ingessato dai vincoli della Legge Regionale 35/87. Si materializza cioè la possibilità di portare anche all’attenzione della Regione criticità irrisolte e le esigenze di sviluppo che da troppo tempo attendono una risposta organica, attraverso osservazioni tecniche mirate a risolvere, (per citarne solo alcune) le annose problematiche che attanagliano le aree urbane del fronte mare, quelle industriali dismesse, la riqualificazione dei quartieri degradati, le problematiche dei condoni edilizi, le zone portuali con Fincantieri, la sistemazione idrogeologica dei costoni, il recupero del patrimonio edilizio pubblico e religioso , le reti infrastrutturali e dei trasporti. Quella che ci si prospetta è anche l’occasione per rafforzare il dialogo istituzionale con la Regione Campania e con la Città Metropolitana, un’opportunità di partecipazione attiva a una strategia di sviluppo più ampia. Insistiamo dunque, con lo scopo di dare un contributo alla città, sulla necessità che ci sia chiarezza, trasparenza e pieno rispetto delle procedure, un dialogo con i cittadini, con l’insieme delle forze sociali. Si tratta anche di cambiare passo, di chiedere alla città di non partecipare solo agli eventi, ma alla definizione delle scelte; l’occasione anche per presentare un rendiconto sui problemi insorti che stanno mettendo a rischio progetti e finanziamenti, quelli già persi e/o non utilizzati dal 2022 si avvicinano ai 70 milioni. Passiamo poi dai tram ai filobus, solo per fare un esempio su una vicenda recente, con una scioltezza invidiabile. Presentiamo ormai sempre qualsiasi cosa come un grande risultato e un nuovo successo, invece di cogliere l’occasione-come in questo caso- per aprire un ragionamento sulla mobilità e su nodi non sciolti, come quello delle stazioni. Tra i nodi da chiarire vi è anche quello prioritario della sanità. Ci chiediamo: è da rivedere il progetto del nuovo Ospedale sulle terme, si va verso un suo ridimensionamento? Dove se ne sta discutendo? Intanto, in attesa di qualche notizia, nessuno solleva il tema delle condizioni attuali in cui versa il San Leonardo, del costante svuotamento e trasferimento delle sue funzioni verso altre realtà. Cogliamo l’occasione, è questo lo spirito che ci muove, per rimettere davvero al centro la città, con i suoi problemi e anche con le sue potenzialità. I finanziamenti su cui oggi possiamo ancora contare non rimarranno a lungo disponibili, è necessario un cambio di passo anche per incoraggiare e sostenere quanti hanno interesse a investire nella nostra città. La programmazione, la pianificazione urbanistica, le regole certe e chiare, non possono, quando non si scontrano legittime visioni e strategie vere e non effimere, essere terreno di sterile contrapposizione o per operare accelerazioni improprie, ma spazio di confronto serio, responsabile e orientato a produrre risultati concreti; per generare una sintesi alta tra visione politica, competenze tecniche e interesse generale. Una pianificazione che non si limiti a regolare l’esistente, ma che sappia indicare una prospettiva di rinascita complessiva, non solo sotto il profilo urbanistico, ma anche sotto quello economico, sociale e culturale. Ed è su questo terreno che si rinnova, con chiarezza, la disponibilità ad un confronto aperto, serio e produttivo, con le forze interessate. Su questi temi nelle prossime settimane è auspicabile convocare un’Assemblea Pubblica per coinvolgere la città.

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