Cantieri annunciati, finanziamenti sfumati e progetti rimasti sulla carta. È il filo del tempo che passa, spesso troppo, mentre la città aspetta. L’ultima battuta d’arresto sulla riqualificazione del rione Savorito - dopo la sentenza che impone di rivedere l’aggiudicazione - è un altro capitolo di una stagione in cui le opere pubbliche faticano a trasformarsi in realtà.
Il Savorito rappresentava un intervento simbolico, decine di milioni di euro per abbattimento e ricostruzione di alloggi, un progetto bandiera che avrebbe dovuto segnare una svolta urbanistica e sociale. Ma tra definanziamento dei 15 milioni del Pnrr e ora lo stop imposto dai giudici amministrativi, il cronoprogramma si allunga ancora. E con esso cresce l’interrogativo su quando - e con quali risorse - si potrà davvero partire.
Non è un caso isolato. Sul fronte del rischio idrogeologico, restano in sospeso circa 10 milioni di euro destinati a interventi di mitigazione. Un tema che, in una fase storica segnata da temporali sempre più violenti e smottamenti diffusi in tutta Italia, assume un’urgenza evidente anche tra Castellammare e la penisola sorrentina.
Poi ci sono i 12 milioni per le Terme, una delle ferite più evidenti della città. Dal 2022 si susseguono ipotesi e interlocuzioni, ma senza un indirizzo definitivo. Quattro anni sono un tempo lungo per un patrimonio che attende una visione chiara, capace di coniugare rilancio turistico e sostenibilità economica.
Sul versante della mobilità, altre partite restano aperte: l’ascensore inclinato tra la stazione di Castellammare Centro e il Solaro, progetto strategico per collegare mare e collina, e la riconversione della linea ferroviaria in tranvia leggera. In entrambi i casi, pesano complessità tecniche e difficoltà nei rapporti interistituzionali, soprattutto con la Regione Campania.
La storia recente dimostra che molte di queste criticità affondano le radici anche in anni e decenni precedenti. Ma è proprio per questo che oggi la città avverte il bisogno di certezze, tempi definiti, priorità condivise. Ogni opera che slitta è un pezzo di futuro che resta in sospeso. E in una fase in cui le risorse pubbliche sono sempre più difficili da intercettare, un rinvio rischia di diventare il costo più alto da pagare.
«Non siamo ancora maturi per ambire ad obiettivi prestigiosi, restiamo concentrati sulla salvezza»