Lo scioglimento del Consiglio comunale non ha soltanto interrotto un'esperienza amministrativa. Ha acceso i riflettori su una crisi più profonda, silenziosa e ormai sedimentata: quella dei partiti politici a Castellammare di Stabia. Perché se un'amministrazione cade, il problema riguarda anche chi avrebbe dovuto costruirla, sostenerla, controllarla e, soprattutto, rappresentare stabilmente il territorio.
La fotografia della politica stabiese restituisce un quadro di organizzazioni sempre più deboli. Le sedi di partito, un tempo luoghi di confronto e formazione della classe dirigente, nella maggior parte dei casi hanno chiuso i battenti o fanno fatica ad alimentare un dibattito costante con la città. La discussione politica si è progressivamente spostata nei tavoli tra dirigenti e nei rapporti personali, lasciando sempre meno spazio alla partecipazione.
Un caso particolare resta quello del Partito Democratico. Da oltre due anni la federazione cittadina è commissariata, una condizione che racconta le difficoltà di ricomporre un equilibrio interno tra le diverse correnti. Fu proprio il commissariamento a consentire al livello provinciale e regionale di assumere direttamente la guida delle scelte politiche, fino ad accompagnare la candidatura di Luigi Vicinanza alla carica di sindaco come punto di sintesi.
Quella scelta sembrava aver ricomposto almeno temporaneamente le divisioni interne. Ma gli sviluppi delle inchieste giudiziarie della Dda (che hanno lambito due ex consiglieri comunali, uno indagato e un altro con due congiunti indagati) e la successiva decisione del Partito Democratico di ritirare il sostegno politico al sindaco hanno riaperto tutte le fratture che erano rimaste soltanto congelate. Oggi il Pd si ritrova senza una guida cittadina eletta, con una struttura ancora commissariata e con la necessità di ridefinire non soltanto il proprio gruppo dirigente, ma anche la propria identità politica in vista del ritorno alle urne.
Le difficoltà, però, non riguardano esclusivamente il centrosinistra. Anche il centrodestra arriva a questa fase con organizzazioni territoriali fragili e poco radicate. I partiti esistono soprattutto attraverso i propri rappresentanti istituzionali o i riferimenti provinciali, mentre manca un'attività politica continuativa capace di coinvolgere iscritti, professionisti, associazioni e giovani. Le coalizioni si ricompongono quasi esclusivamente in prossimità delle elezioni, ma faticano a costruire un lavoro comune durante le consiliature.
È una dinamica che negli anni ha progressivamente svuotato la funzione dei partiti. La selezione della classe dirigente è diventata sempre più episodica, affidata ai rapporti tra gruppi e leadership, mentre il confronto pubblico si è ridotto. Così le candidature finiscono spesso per nascere più da mediazioni interne che da percorsi politici consolidati.
Il commissariamento del Comune rende oggi ancora più evidente questa fragilità. Nei prossimi diciotto mesi non ci sarà il confronto quotidiano nelle istituzioni comunali e i partiti saranno chiamati a ricostruire il proprio ruolo fuori da Palazzo Farnese. Una sfida che va oltre la scelta del prossimo candidato sindaco e riguarda la capacità di ritrovare un rapporto stabile con la città.
Per Castellammare si apre così una fase in cui il tema centrale non sarà soltanto la ricostruzione amministrativa, affidata alla commissione straordinaria, ma quella politica. Perché il rischio è che, terminato il commissariamento, la città si ritrovi nuovamente davanti a coalizioni costruite in pochi mesi e partiti ancora privi di una reale organizzazione territoriale.
La prossima campagna elettorale dirà se questi diciotto mesi saranno serviti a ricostruire una classe dirigente più solida o se la politica stabiese continuerà a vivere di equilibri provvisori. La vera sfida, prima ancora di conquistare Palazzo Farnese, sarà restituire ai partiti quella funzione di rappresentanza e di elaborazione che negli ultimi anni appare progressivamente venuta meno.
Abbiamo fatto un viaggio tra palcoscenico, set e... campo da calcio.