C’è una costante nella storia recente del centrosinistra stabiese: i sindaci del Pd raramente si sono trovati a fronteggiare soltanto l’opposizione. Più spesso hanno dovuto convivere con tensioni, distinguo e fratture interne al loro stesso campo politico. È una storia fatta di correnti, sfiducie, commissariamenti e candidature nate dentro equilibri fragili. Una lunga anomalia tutta stabiese, che oggi riemerge attorno alla figura del sindaco Luigi Vicinanza. L’arrivo della commissione d’accesso al Comune di Castellammare di Stabia, incaricata di verificare eventuali infiltrazioni camorristiche negli atti amministrativi, ha aperto un nuovo fronte politico nel Pd campano. Da una parte la segreteria regionale che chiede un passo indietro al sindaco, dall’altra esponenti democratici che invece difendono Vicinanza e invitano ad attendere gli esiti delle verifiche. Uno scontro che fotografa un partito attraversato da sensibilità differenti proprio nel momento più delicato per la città. Eppure proprio la candidatura di Vicinanza era nata dentro una delle più complesse dialettiche interne del Pd stabiese. Per mesi il nome che sembrava destinato alla corsa a sindaco era quello di Roberto Elefante. Poi il quadro cambiò: arrivò l’appello dei “100 saggi”, si consumarono le dimissioni del segretario cittadino e il partito finì commissariato. La nuova guida del PD ha blindato la candidatura di Luigi Vicinanza, facendone il punto di equilibrio di quella fase politica. Oggi, però, il commissario Francesco Dinacci, nominato anche alla guida della segreteria metropolitana dem, appare distante dalla linea del sindaco. Un altro segnale delle difficoltà del centrosinistra stabiese nel trovare una sintesi duratura. Ma questo schema non nasce oggi. È una dinamica che accompagna da anni la vita politica cittadina. Nel 2015 il sindaco del Pd Nicola Cuomo venne sfiduciato anche con il contributo di pezzi della sua stessa area politica. Un’esperienza amministrativa segnata da tensioni continue fino alla caduta anticipata del consiglio comunale. Due anni dopo toccò ad Antonio Pannullo: anche in quel caso furono soprattutto civiche e settori della maggioranza progressista a spingere verso la sfiducia del sindaco democratico. Il passaggio più emblematico arrivò però nel 2018. In una città storicamente contendibile dal centrosinistra, il Pd si presentò profondamente diviso, al punto da candidare a sindaco Massimo De Angelis, storico esponente del centrodestra. Una scelta che certificò la crisi identitaria del partito stabiese e che si concluse con una sconfitta netta già al primo turno, mentre il centrosinistra si disperdeva tra civiche, divisioni e candidature concorrenti. È questa la vera particolarità politica di Castellammare. Altrove il centrosinistra perde soprattutto contro gli avversari. A Castellammare, invece, spesso le difficoltà maggiori sono nate dentro il perimetro della stessa coalizione. Ogni leadership viene rimessa rapidamente in discussione, ogni candidatura apre nuovi fronti interni, ogni amministrazione si ritrova costretta a cercare continuamente nuovi equilibri. Il paradosso è che il Pd, pur restando il principale riferimento del centrosinistra locale, da anni fatica a costruire una filiera stabile e condivisa di governo. Cambiano i protagonisti e le alleanze, ma resta la sensazione di una comunità politica che non riesce mai davvero a compattarsi attorno ai propri amministratori. La vicenda Vicinanza, allora, non appare come un episodio isolato, ma come l’ultimo capitolo di una storia politica lunga almeno un decennio. Una storia in cui il centrosinistra stabiese continua a oscillare tra vocazione di governo e conflitto interno permanente. E mentre il partito si divide ancora una volta sulle scelte da compiere, Castellammare resta sospesa tra crisi politiche, commissariamenti e leadership continuamente messe alla prova.
La squadra gialloblù affronta il Modena con determinazione: mai punti conquistati al 'Braglia', ma la motivazione e il sostegno dei tifosi spingono verso i playoff.