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Verso Napoli-Como. Dal battito del Sinigaglia al silenzio dell’Alta Irpinia: la storia di Gaetano Pandolfi, il «Napo-Lariano»

A Sant’Angelo dei Lombardi c’è una casa che profuma di lago: la fede viscerale per il Como che sfida la geografia e il tempo.

tempo di lettura: 6 min
di Giovanni Minieri
09/02/2026 21:08:06

Esistono storie che sfidano la geografia e i luoghi comuni, dimostrando che il battito di un cuore tifoso non conosce confini né chilometri. C’è un filo invisibile, lungo quasi ottocento chilometri, che unisce le rive del Lario alle vette verdi e silenziose dell’Alta Irpinia. A poche ore dal fischio d’inizio della sfida di Coppa Italia tra Napoli e Como, siamo andati a scovare un avamposto lariano dove nessuno si sognerebbe mai di cercarlo: a Sant’Angelo dei Lombardi. In questo borgo, celebre per la sua storia e la "Sagra delle Sagre", la passione per il Como non è solo un sentimento, ma un elemento del paesaggio. La casa di Gaetano Pandolfi non è una dimora come le altre, ma un vero e proprio santuario dell'appartenenza: le pareti esterne tinteggiate d'azzurro, il logo del club che campeggia fiero sulla facciata laterale e un ingresso tappezzato di adesivi che raccontano decenni di trasferte e gradinate. Gaetano ci ha aperto le porte del suo mondo, raccontandoci come nasce un amore così insolito e viscerale, capace di resistere al tempo e alle distanze.

Come nasce la tua passione per il Como nonostante la distanza?

"In verità non c’è stato un evento in particolare che abbia fatto crescere in me il tifo per la squadra lariana. Amo il Como da quando avevo 3 anni, per cui probabilmente sarà stata qualche partita vista in tv a Domenica Sprint, o le splendide coreografie della Fossa Lariana con i palloncini biancoblù. Da quel momento è nato un folle amore per i colori comaschi che non si è mai assopito".

Com’è vivere in Campania, ma avere il cuore che batte forte per il Como? Ti sei mai sentito “fuori posto” a livello di tifo?

"Assolutamente no! Anzi, nel periodo d’oro del Napoli che vinceva gli Scudetti con Diego Armando Maradona, io indossavo fieramente una maglia dipinta di blu con il numero 9 del grande Borgonovo. Mentre all’ombra del Vesuvio si festeggiavano i primi e storici titoli nazionali, io celebravo le salvezze ottenute dal sodalizio lariano. Ho sempre difeso la mia fede con orgoglio, per cui non mi sono mai sentito fuori posto".

Ti senti un po’ una sorta di ambasciatore del tifo comasco, a tanti kilometri di distanza dallo stadio Sinigaglia?

"Ambasciatore mi sembra eccessivo, però non nascondo la grande soddisfazione nel vedere come tanti tifosi vengano appositamente da fuori per ammirare la mia “casa lariana”. Capita spesso che la gente mi fermi anche per strada, facendomi i complimenti per la dimora a tema lariano. Il Como è diventata una squadra ben riconoscibile grazie all’impronta di Mister Fabregas, e perciò in tanti mi augurano che la squadra possa fare un buon campionato grazie al talento di calciatori importanti come Diao o Nico Paz".

Qual è l’emozione più forte che hai vissuto da tifoso del Como?

"Beh, il ricordo più bello mi riporta con la mente al tramonto della stagione 1990/91. Eravamo in Serie C, ed allo Stadio Sinigaglia affrontavamo il già retrocesso Fano per conquistare lo spareggio per la promozione tra i Cadetti. Il match fu al cardiopalma: doppio vantaggio per i lariani, Fano che riuscì a ristabilire l’equilibrio, e Como che in 10 uomini realizzò il gol del decisivo 3-2 in pieno recupero. Peccato soltanto che nell’ultimo atto del campionato contro il Venezia, non riuscimmo a conquistare la tanto agognata promozione in B: finì 2-1 con tanto da recriminare per un rigore fallito da Vincenzi".

La trasferta di Como è sempre stata ostica per il Napoli. Anche quando c’era Diego Maradona, che in una famosa intervista ammise quanto fosse difficile per tutti far bottino pieno allo Stadio Sinigaglia. Quali sono i tuoi ricordi più vividi di quelle grandi sfide?

"Tra il 1983 e il 1993 avevamo un grande presidente come Benito Gattei: molto taciturno rispetto ad Anconetani o Rozzi, ma non per questo meno ricordato dai tifosi. Le sfide tra Como e Napoli al Sinigaglia sono sempre state intense e combattute: i campani storicamente hanno sempre fatto fatica sulle rive del Lario, ed in due occasioni hanno evitato la sconfitta grazie alla freddezza dagli 11 metri di Diego Maradona".

Invece qual è stato il match più emozionante vissuto a Fuorigrotta?

"Sicuramente la sfida nella stagione 1988/89, con Rino Marchesi sulla panchina lariana. Il Napoli passò in vantaggio con Careca, mentre noi riuscimmo a ribaltare momentaneamente il risultato grazie a Corneliusson e Simone. Il rosso per doppia ammonizione a Lorenzini cambiò l’inerzia della gara, con i campani che prima trovarono il pareggio con Neri e poi il 3-2 finale con Carnevale. Fu una grande emozione, perchè sfiorammo il colpo grosso sul campo di una squadra fortissima".

Quali sono i calciatori di Napoli e Como che hanno segnato maggiormente i tanti incroci tra le due squadre?

"Per quanto riguarda il Napoli, ovviamente Diego Armando Maradona. Per me Diego è stato il calcio, il vero D10S di questo splendido sport. Guardando invece in casa Como, credo che tutti noi siamo affezionati per tante vicende a Stefano Borgonovo. Farei una menzione particolare anche a Salvatore Giunta e Gianfranco Matteoli. Quest’ultimo avrebbe meritato qualcosa in più dalla sua carriera: non a caso fu soprannominato dal Guerin Sportivo come il “Maradona dei poveri” per il suo sublime tocco di palla".

A tuo parere, cosa rende così speciali le sfide tra Napoli e Como?

"In primis, permettimi di dire che per ovvie ragioni, Napoli-Como rappresenta il mio derby personale! Anche se purtroppo negli stadi non corre sempre buon sangue tra le tifoserie, posso affermare che i rapporti tra partenopei e lariani sono piuttosto buoni. Nel match di andata della scorsa stagione al Maradona colpì molto l’accoglienza riservata ai supporters comaschi, tanto che per il retour match del Sinigaglia fu offerta una birra a tutti i napoletani presenti sugli spalti a gremire il settore ospiti. Il calcio dovrebbe essere proprio questo". 

Com’è cambiato il modo di vivere il calcio rispetto agli anni Ottanta?

"E’ cambiato tutto. Prima il nostro amato calcio era amore e passione, oggi invece è soltanto marketing. In passato c’erano presidenti come Rozzi, Anconetani o Scibilia che si sarebbero fatti ammazzare per le proprie squadre. Adesso invece quasi tutte le squadre (compresa il Como) sono in mano a proprietà straniere, ed il calcio è sempre più distante da noi tifosi".

Per chiudere, se potessi realizzare un sogno da tifoso, quale sarebbe?

"Ovviamente da buon napoletano sono molto scaramantico, tanto che a Como mi definiscono “napolariano”! Un sogno? Beh direi qualcosa che inizia con la S e finisce con la O". 

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