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Verso Como-Napoli. Il direttore di LarioSport Luca Pinotti: «Il segreto del Como è la difesa»

« Nico Paz sta bene dopo lo scontro di Genova, Douvikas è la sorpresa del torneo. Il centrocampo lariano può mettere in crisi chiunque»

tempo di lettura: 11 min
di Giovanni Minieri
02/05/2026 09:08:14
Verso Como-Napoli. Il direttore di LarioSport Luca Pinotti: «Il segreto del Como è la difesa»

C’è un’aria strana sulle rive del Lario, un misto di incredulità e consapevolezza di chi sa che il futuro non è più una promessa, ma un presente che corre fortissimo. In soli cinque anni, il Como ha trasformato i campi polverosi della periferia nel palcoscenico luccicante della Serie A, arrivando a guardare negli occhi le grandi d’Italia con la sfrontatezza di chi non ha nulla da perdere. A poche ore dell'attesissimo scontro con il Napoli, abbiamo cercato di decifrare questo "miracolo programmato" insieme a chi questo percorso lo ha seguito passo dopo passo: Luca Pinotti, direttore di Lariosport. Tra scaramanzia, tattica e il sogno Champions, ecco il suo racconto di una stagione che ha già riscritto la storia. 

Il Como di Fabregas è nato come progetto a lungo termine, ma è un azzardo dire che sta bruciando le tappe? A 4 giornate dalla fine sono 19 i punti in più rispetto alla scorsa stagione, con la squadra che è in piena lotta per un posto in Europa. Ti aspettavi un’annata così forte?

Mi chiedi se il Como stia bruciando le tappe? Assolutamente sì, lo sta facendo fin dal primo giorno, da quando nel 2019 la nuova società si è insediata con un progetto che è stato capace di accelerare ogni passaggio: la scalata dalla Serie C alla Serie A era stata programmata in cinque anni, ma è stata centrata in tre. Anche questa corsa all'Europa ha dell'incredibile, perché l’obiettivo iniziale era semplicemente quello di migliorare l’ottima stagione passata, chiusa con una salvezza molto tranquilla. Chi si aspettava una qualificazione europea ormai certa, o quasi? Male che vada il Como andrà in Conference, ma ci sono tre scenari aperti e siamo ancora in corsa persino per la Champions. Tu dici di non nominarla per scaramanzia, ma la matematica ci dice che siamo lì e io non vedo perché non parlarne. Prevedo che sarà complicatissimo perché c’è la Juve davanti con tre punti di vantaggio e i bianconeri hanno certamente un piglio diverso quando la pressione si alza, ma ricordo che, in caso di arrivo a pari punti, il Como sarebbe avanti per via dei due scontri diretti vinti. In ogni caso ci stiamo giocando il quinto posto con la Roma e, anche se dovessimo arrivare sesti, con l’Inter vincitrice della Coppa Italia saremmo comunque in Europa League. La certezza della Conference potrebbe invece arrivare già sabato sera: se il Como vince e l’Atalanta perde è fatta. In ogni caso, con 5 punti nelle ultime 4 partite avremmo comunque la certezza matematica." 

I numeri parlano di secondo attacco del campionato dopo l’Inter, e seconda miglior difesa dietro il Milan con primato in clean sheet condiviso con l’Inter. Quale di questi dati è per te più significativo o ti ha sorpreso di più?

"Un dato su tutti è clamoroso: quello dei clean sheet e della tenuta difensiva. Se guardiamo allo scorso anno, la prima parte di stagione fu quasi disarmante; si intravedeva già il bel gioco di oggi, ma c’era un limite enorme: al primo tiro subito arrivava puntualmente il gol, e non era necessariamente sempre colpa del portiere, sebbene il ruolo sia stato un tema nella prima metà dell'annata. Poi è arrivato Butez e le cose sono cambiate radicalmente, di pari passo con la crescita complessiva della squadra. Oggi il possesso palla del Como, che sfiora il 60%, è diventato un'arma per tutelare la difesa: finché la palla ce l'ho io, comando le operazioni e tu non mi puoi attaccare. Lo abbiamo visto chiaramente nella sfida d'andata al Maradona, dove il Como fece un possesso palla esagerato; magari senza creare tantissimo e con il rammarico del rigore sbagliato da Morata – che purtroppo è ancora a secco in campionato e non riesce a sbloccarsi – ma quella partita fu paradigmatica. Il possesso è stato usato quasi più come arma difensiva che offensiva. Per me i numeri parlano chiaro: i 18 clean sheet di Butez sono un dato incredibile, ma lo è ancora di più il computo totale dei gol subiti, appena 28 in tutto il campionato." 

In cosa è cresciuta maggiormente la squadra rispetto alla stagione scorsa? Gestione dei momenti della gara o personalità nell’affrontare le big, messe spesso sotto come nel caso di Juve, Lazio o Roma?

"Credo che la crescita di mentalità e personalità mostrata nell'affrontare le grandi squadre sia davvero clamorosa, anche se restano ancora un paio di caselle da spuntare. Penso all'Inter, che il Como ha affrontato quattro volte quest'anno tra campionato e coppa senza mai riuscire a vincere: ci siamo andati vicinissimi, ma puntualmente siamo stati rimontati. O al Milan, che il Como ha letteralmente preso a pallonate, soprattutto all'andata, senza però riuscire a portare a casa i tre punti. Proprio qui risiede la distanza che ancora ci separa dalle big: la capacità di essere cinici, di chiudere le partite o di vincere quelle sfide un po' 'sporche'. È un limite che Fabregas sottolinea spesso, ricordando quanto sia bassa l’età media del gruppo. Basti pensare che abbiamo chiuso una semifinale di Coppa Italia con in campo ragazzi di 19, 20 e 22 anni. Non sono giustificazioni, è la realtà dei fatti: a questi ragazzi, per quanto bravi, manca ancora quel pizzico di malizia e di esperienza che, inevitabilmente, si acquisisce solo giocando a questi livelli." 

Quest'anno il Como ha già battuto il Napoli in Coppa Italia: quanto conta quel precedente psicologico per la squadra di Fabregas e quanto per la piazza? 

"Per quanto riguarda la piazza, sentendo l'aria che tira tra gli amici e i tifosi, ho l'impressione che questa sfida venga vista quasi come una partita semplice. Io, onestamente, sono in totale disaccordo: è pur sempre il Napoli, è il Napoli di Conte, una squadra che punterà dritta al secondo posto senza minimamente accontentarsi del terzo. Verranno qui con l'unica idea di vincere, come fanno contro chiunque, quindi trovo che l'avversario sia un pochino sottovalutato e non ne capisco il motivo. Detto questo, al di là dei precedenti stagionali con gli azzurri, credo che la squadra nelle ultime uscite abbia acquisito una bella consapevolezza. È vero che abbiamo frenato, raccogliendo un solo punto in tre partite tra Udinese, Inter e Sassuolo, ma a parte la prova di Reggio Emilia – decisamente sconcertante per i nostri standard – la prestazione c’è sempre stata. Anche senza vincere, il Como ha maturato personalità e sicurezza. Questa convinzione nei big match non deriva tanto dalle sfide di inizio anno, quanto dall'ultimo periodo: l’Inter, in particolare, è stata un test fondamentale. Contro l'unica squadra che psicologicamente non sei mai riuscito a battere ci sei andato vicinissimo, e sono convinto che proprio da queste buone prove, pur non avendo portato vittorie, i ragazzi abbiano tratto tantissima determinazione e coscienza dei propri mezzi." 

Tanti elogi di Fabregas in conferenza al Napoli di Antonio Conte punta a difendere la seconda piazza dall’attacco del Milan: che tipo di partita ti aspetti?

"Il fatto che Fabregas elogi Conte non è una novità, lo fa ogni volta. Certo, se ricordi bene, in passato c'è stata anche qualche 'punzecchiatina' o piccola polemica legata alla tensione del campo, ma Cesc non perde mai l’occasione di ribadire che Conte è stato un suo maestro. Lo considera un gigante della panchina; racconta spesso di come all'epoca lo abbia fatto soffrire tantissimo con i suoi metodi di allenamento, ma ammette anche di aver assorbito molto da quella mentalità. Diceva che, a un certo punto della stagione, gli sembrava quasi di volare fisicamente: segno che, magari non immediatamente ma col senno di poi, ha saputo dare merito e onore alla validità dei metodi di Antonio.

Che partita mi aspetto? Sulla scia di quanto dicevo prima, prevedo un Como molto propositivo, proprio come contro l'Inter, e senza alcuna paura. C’è la necessità di chiudere bene, anche perché dopo il Napoli il calendario propone tre sfide sulla carta più semplici. Giocheremo a Verona contro una squadra ormai retrocessa – e lo dico con un po' di dispiacere perché l'allenatore, Paolo Sammarco, è un grande amico, un comasco del mio stesso quartiere che conosco molto bene. Poi ospiteremo il Parma, che non ha più molto da chiedere al campionato e proprio per questo potrebbe essere pericoloso, giocando con la testa sgombra. L’ultima a Cremona potrebbe essere più complicata, ma dipenderà molto dalla situazione dei grigiorossi e dalla loro lotta salvezza con il Lecce.

Il Napoli, però, resta l’ultimo grande ostacolo oggettivo. Mi immagino una partita in cui il Como ci terrà a fare una figura eccezionale; lo stesso Fabregas sente tantissimo la sfida quando affronta Conte. Se guardiamo ai precedenti, per il Napoli non è mai stata una passeggiata contro di noi: l'anno scorso il Como giocò un primo tempo clamoroso, forse tra i migliori della stagione, prima di perdere 3-1. Quest’anno, tra lo 0-0 in campionato e l’eliminazione in Coppa Italia, abbiamo dimostrato di saperli mettere in difficoltà. Penso di non dire un'eresia affermando che, per il Napoli, quella contro il Como non è mai una partita banale."

Dove si giocherà a tuo parere la partita e quali saranno i duelli più interessanti?

"Passando ai singoli, c’è un Douvikas che si sta proponendo come una delle vere sorprese del campionato. È un attaccante che arriva, segna 12 gol e si prende la vetta della classifica marcatori: sarà un bel duello fisico con i centrali del Napoli. Non sappiamo mai con certezza come Fabregas deciderà di schierare la squadra, e spesso proprio contro gli azzurri ha optato per la formula del 'falso nove', ma ho la sensazione che sabato non la userà e punterà su un riferimento più avanzato.

Poi, naturalmente, c’è la sfida a centrocampo, dove si vedranno dei duelli bellissimi. Penso ai nostri Perrone e Da Cunha; tra l'altro, mi pare che Perrone sia finito proprio nel mirino del Napoli, il che aggiunge un ulteriore spunto di discussione alla gara. Mi immagino una battaglia intensa in mezzo al campo: sono convinto che chi riuscirà a prevalere in quella zona del rettangolo di gioco avrà, alla fine, la supremazia sull'intera partita."

Fabregas ci ha abituato a cambiare spesso la formazione iniziale: come sta intanto Nico Paz e quali a tuo parere i ballottaggi in vista di sabato?

"Per quanto riguarda Nico Paz, c’è stata un po’ di apprensione dopo Genova. Lo scontro aereo con Marcandalli è stato violentissimo, un testa contro testa fortuito ma d’impatto, tanto che Marcandalli ha dovuto finire la gara con il classico 'turbante'. Paz è rimasto in campo fino all’intervallo, poi è stato trasportato in ospedale perché non vedeva bene da un occhio; fortunatamente è stato dimesso già domenica sera dopo tutti gli accertamenti. Credo proprio che sarà della partita, visto che si è allenato regolarmente e sembra stare bene.

Sui ballottaggi, se il Como si schiererà con il classico 4-2-3-1, senza ricorrere a 'falsi nove' o alchimie strane, ne vedo onestamente solo uno in difesa: quello tra Kempf e Diego Carlos per il posto da centrale. Ormai Fabregas ha trovato la quadratura e va dritto con i suoi uomini. Se invece decidesse di sorprendere ancora con il falso nueve, allora potremmo vedere Caqueret al posto di Douvikas, con Caqueret e Paz pronti a scambiarsi continuamente la posizione in quel moto perpetuo che sta caratterizzando questa squadra. È proprio questo l'aspetto unico del gioco del Como: chi ha la palla ha sempre almeno due soluzioni di passaggio in ogni zona del campo. È un modo di giocare quasi unico nel panorama italiano, che riesce quasi sempre bene e che rende la squadra estremamente fluida e imprevedibile."

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