A distanza di poco più di un giorno dalla conquista del tricolore da parte del Napoli di Luciano Spalletti, ho voluto ripercorrere con alcuni/e colleghi/e questa meravigliosa stagione. Alessia Bartiromo (giornalista di casanapoli.net), Jolanda De Rienzo (giornalista sportiva), Gianluca Monti (giornalista della Gazzetta dello Sport) e Antonio Giordano (giornalista di Fantacalcio.it) sono stati i protagonisti di questa chiacchierata.
Che campionato pronosticavi ad Agosto per questa squadra rivoluzionata?
Alessia: Non mi aspettavo la vittoria dello Scudetto, ma bensì un primo step per aprire un ciclo vincente. I nuovi arrivati, che hanno portato poi alla rivoluzione, si sono integrati bene e velocemente. Questo è stato sorprendente. Fa capire la reale dimensione del Napoli. Quest'estate, durante il rito, si respirava un umore particolare da parte dei tifosi. Si sentivano un po' persi. Il mercato vero e proprio è partito soltanto ad Agosto, a pochissimi giorni dall'inizio del campionato. La società ha dato una risposta importante non solo alla voglia di vincere, ma a voler dare una sterzata rispetto a quanto fatto negli anni precedenti. E' stato fatto un calciomercato molto mirato, oltre che un'epurazione di molti calciatori, come lo stesso Mertens, e la scelta di puntare su calciatori meno conosciuti ma dall'immenso potenziale.
Jolanda: Immaginavo che il Napoli potesse portare a casa la Champions, o almeno una Champions con un buon piazzamento. Vista la rivoluzione, nonostante avessi la certezza che chi arrivava fosse forte, mi aspettavo ci volesse più tempo per integrarsi.
Gianluca: Ho avuto la fortuna di seguire il ritiro del Napoli. Da subito ho potuto dunque avere una percezione di quello che era il valore della squadra. Credo che neanche il più ottimista dei tifosi avrebbe potuto immaginare che questa squadra di valore si trasformasse in una schiacciasassi.
Antonio: Mi aspettavo una squadra che lottasse per la Champions League e che il percorso fosse più che dignitoso, ma non che vincesse lo Scudetto. Non avevo dubbi sulla consacrazione di Kvara avendolo visto, studiato e seguito.
Quale aggettivo useresti per descrivere questa stagione? E per descrivere Spalletti?
Alessia: Definirei questa stagione come un capolavoro in particolare per il lavoro fatto dalla società. Quando si vince, ogni tassello deve essere perfetto. Dallo staff medico, agli accompagnatori, al mitico Tommaso Starace allo staff tecnico. Non era facile ricreare un gruppo orfano dei leader ad Agosto dando allo stesso tempo un segnale importante, ambizioso e di serenità. Lo ha fatto capire la scelta di Di Lorenzo come Capitano. Uomo silenzioso, ma fortemente voluto da tutta la squadra. A differenza delle altre annate dove si era riconosciuto un personaggio in particolare, quest'anno non è possibile perchè è stata la vittoria del gruppo. Spalletti? Eccezionale. Ha disegnato un capolavoro. E' un leader quasi filosofo che ammalia. Ha sempre detto la cosa giusta per mantenere alto il livello di concentrazione e valorizzando sempre i suoi uomini e anche la città di Napoli.
Jolanda: Spallettiana. La squadra coincide esattamente con quelle che sono le ideologie tattiche, ma anche mentali del tecnico. Spalletti ha trovato in questi ragazzi la squadra giusta per poterli amalgamare, capire e poter tirare fuori il loro potenziale. Descriverei il tecnico toscano come filosofo di calcio e di vita.
Gianluca: La definirei strabiliante, anche in virtù di quanto detto prima. Sono arrivati risultati superiori rispetto a quella che era la prospettiva che tutti vedevano per questo Napoli. Spalletti è stato l'artigiano dello Scudetto. Ha plasmato e modellato la squadra facendola diventare una meravigliosa creatura.
Antonio: Userei spettacolare. Spalletti ha messo in scena uno spettacolo degno di Napoli e del calcio italiano dei vecchi tempi. La sua è stata una squadra bella, ma soprattutto vincente. E' riuscito a creare una macchina giusta ed a portarla fino al traguardo.
Chi è l'uomo che ha fatto la differenza?
Alessia: Come dicevo, mi sentirei in difetto a fare soltanto un nome. Tutti hanno fatto la differenza, anche chi ha giocato meno, come lo stesso Raspadori. Uno dei simboli di questo Napoli è Victor Osimhen non solo per la grandissima qualità, ma anche per lo spirito di abnegazione e leadership. Già dalla prima giornata in campo ci siamo accorti che era diverso, come se avesse percepito che qualcosa fosse cambiato. Ha sempre cercato di incitare i tifosi e far gruppo con i compagni. E' stato il simbolo di una città che oscilla sempre tra scaramanzia e concretezza, come con il rito della maschera. Ha dato un senso importante alla cavalcata Scudetto con delle prestazioni eccezionali e con crescita tecnica e personale, cosa non scontata quando sei conscio delle tue capacità. E' stato bravo nel rimanere umile e nel cercare di continuare a lavorare per crescere.
Jolanda: Direi Osimhen. Quando hai un attaccante così devastante riesci poi a fare la differenza e metterla dentro. Puoi giocare bene quanto vuoi, ma i 3 punti arrivano da chi fa più gol dell'avversario.
Gianluca: Victor Osimhen. Si sa che i campionati li vincono gli attaccanti. I suoi 22 gol hanno fatto la differenza. E' stato il trascinatore tecnico di questa squadra. In tutti i sensi. Lo si è potuto vedere soprattutto quando mancavano soluzioni di palleggio. Si prendeva la responsabilità di ricevere palla e portare su la squadra. Così, come Di Lorenzo è stato il trascinatore dello spogliatoio.
Antonio: Non c'è un uomo che ha fatto la differenza, l'hanno fatta tutti. Se dovessi darti però il nome di un giocatore, direi Kvara ha dato imprevedibilità tattica, nuove soluzioni, estro, fantasia, incoscienza e concretezza. Ti ha dato tutto quello che mancava, che si è andato unire poi agli altri giocatori della rosa. Per me chi ha fatto la differenza però è stato Aurelio De Laurentiis. L'unico che realmente credeva in una cosa del genere. Ha costruito una squadra partendo dalle critiche e le ha trasformate in un capolavoro. E' vero che è il primo Scudetto sotto la sua gestione, ma non è la prima volta che il Napoli compie un capolavoro.
Che cosa ti aspetti e che cosa speri per il futuro azzurro?
Alessia: Mi aspetto e spero che si apra un ciclo con una grande mentalità vincente. Trattenere i fuoriclasse e acquistare i tasselli giusti. Con poco si può diventare più forti sia per la lotta scudetto che in Champions. Mi auspico di vedere un Napoli da più volti in modo da poter ovviare a quelle che sono state alcune problematiche che, durante questa stagione, ci hanno messo in difficoltà. Infine, mi aspetto una crescita di Kvara, come avvenuto per Osimhen.
Jolanda: Spero ci possa essere una metodica vincente continuativa anche in Europa. Mi auguro che questa squadra sia sempre più motivo di slancio e lustro per la città.
Gianluca: Ora inizia una bella sfida. Quando vinci hai molta più consapevolezza del tuo valore. Questo può aiutare a vincere, ma, allo stesso modo, aumenta anche la pressione visto che ti viene chiesto di ripeterti, o anzi ti viene chiesto qualcosa in più a livello internazionale. Il Napoli deve rimanere coerente con sè stesso, e deve andare avanti con la sua filosofia. Scelte giuste dal punto di vista del mercato attraverso la saggezza di Giuntoli e affidarsi a un maestro di calcio come Spalletti. Se dovessero cambiare queste due figure, diventerebbe tutto molto più difficile.
Antonio: Mi aspetto che il Napoli venda un pezzo da novanta, come Osimhen, e decida di investire su giocatori che possano rendere la squadra più forte e competitiva. Spero per il calcio italiano che la società decida di continuare su questa strada. La squadra che abbiamo visto in questa stagione avrà nuova maturità ed esperienza, e così potrà dire la sua in modo più concreto anche in Europa.
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