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È bastata soltanto una giornata di campionato per innescare la macchina del fango sul Napoli, costretto a subire l’acredine di false accuse infamanti, create ad arte a pochi giorni dal big-match contro la Juventus.
Riavvolgendo il nastro fino alla fase cruciale della scorsa stagione, appare quantomeno singolare il diverso metro di giudizio dei vertici della categoria arbitrale, al momento di analizzare presunti o evidenti svarioni arbitrali. Tutti ricordano come la volata finale tra Allegri e Sarri fu decisa da Orsato, scientifico nel mandare sotto la doccia Vecino e graziare più di una volta l’incredulo Pjanic dal secondo cartellino giallo. In quel caso Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, intervenne parlando di semplice serata storta da non condannare con un linciaggio mediatico definito fuori luogo. La coerenza non è però una delle migliori qualità dell’ex arbitro toscano, che si veste di inusuale giustizialismo davanti agli episodi più controversi di Fiorentina-Napoli. Per i più giovani, va ricordato che l’attuale capo dell’AIA salì agli onori delle cronache ad aprile del 1997 quando in occasione di un Perugia-Napoli convalidò il gol del pari dei grifoni messa a segno da Rapaic con una schiacciata degna del miglior Zaytsev sugli sviluppi di calcio d’angolo.
Lo start del massimo campionato ha fatto registrare una serie di episodi dubbi e vivacemente contestati: dal rigore surreale concesso al Brescia per un fallo mano di Cerri girato spalle alla porta sugli sviluppi di un corner, fino alla massima punizione negata al Milan per tocco di braccio solare di Samir, sul quale l’arbitro Pasqua ha deciso di soprassedere nonostante le immagini del VAR non lasciassero adito a dubbi.
Appare perciò buffo che l’opinione pubblica abbia deciso invece di interessarsi quasi esclusivamente a Fiorentina-Napoli, ed in particolare all’episodio del rigore su Mertens, all’interno di un match in cui sono stati altri ben altri gli episodi che avrebbero potuto indirizzare la gara in un senso ben prestabilito. Applicando sia il vecchio che il nuovo regolamento, non può mai esistere il rigore fischiato alla Fiorentina dopo appena 7 minuti di gioco. Basta soffermarsi sulla regola n°12, da cui si evince che qualora la sfera che impatta sul braccio provenga direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) di un calciatore che è vicino, non andrebbe ravvisata alcuna infrazione. La massima punizione trasformata da Pulgar avrebbe potuto tagliare le gambe, ma invece il Napoli di Ancelotti è stato bravo a non disunirsi, restare compatto nelle difficoltà sopraggiunte nella prima mezz’ora, e poi dar sfogo alla propria superiorità tecnica. Il meritato sorpasso giunge a ridosso dell’intervallo a seguito del secondo rigore concesso dall’arbitro Massa durante la partita, questa volta a favore degli azzurri. Sanzione legittima, giustificata prima dal braccio di Pulgar su Callejon, e poi dal contatto (seppur minimo) tra Castrovilli e Mertens, che in diretta sembrava sacrosanto mentre dalla sala VAR nessuno si è sentito (giustamente) in grado di escludere il contatto oltre ogni ragionevole dubbio.
Con singolare tempismo, sono intervenuti sull’argomento oltre al già citato Nicchi, anche il designatore Rizzoli e addirittura il presidente Figc Gravina, invocando la sospensione di Massa e Valeri esponendo al pubblico ludibrio un calciatore dalla condotta sempre impeccabile come Dries Mertens. Mentre sul dirimpettaio Federico Chiesa, artista del tuffo carpiato rovesciato, mai una presa di posizione degna di nota.
Tutto questo per aggiungere ulteriore veleno sulla prossima gara tra Juventus e Napoli, che negli ultimi due precedenti ha visto sempre gli azzurri terminare con l’uomo in meno per i contestati rossi sventolati in faccia a Mario Rui e Meret.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.