Il Capitano non è mai banale. L’uomo dei record in maglia azzurra, 117 gemme incastonate in prestazioni sempre ben oltre la sufficienza ed una lampadina luminosissima nel cervello pronta a creare dal nulla situazioni di pericolo. A pochi giorni dall’insidiosa trasferta sul campo della bestia nera Atalanta, Marek Hamsik si confessa in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport.
NAPOLI PER SEMPRE. “Ho scelto Napoli perché mi ha cercato con insistenza quando avevo appena 20 anni. Non mi sono mai pentito della mia scelta, neanche agli albori della mia carriera in maglia azzurra quando i tifosi contestavano una società a parer loro poco attiva sul mercato. Tra l’altro non mi accorsi mai di nulla, lessi questa situazione soltanto dai giornali. La gente mi ha sempre trattato con affetto facendomi sentire a casa, e poi qui sono felicissimo così come i miei familiari, ed è questa la cosa più importante. Non ho mai avuto dubbi nel rifiutare la corte di Juventus e Milan, perché in nessun momento ho avuto voglia di cambiare. Mi sento realizzato sia dal punto di vista tecnico che umano, ed anche se in questo sport è sempre azzardato fare previsioni, credo che terminerò la mia carriera con questa maglia”
GOL PIÙ BELLO? IL 2-3 A TORINO. “Il mio gol più bello è senza dubbio quello realizzato contro il Milan: corsa forsennata di settanta metri senza vedere null’altro che la porta avversaria. Al limite dell’area non tiro, ma finto con Kaladze che va giù ed insacco poi la sfera sul palo corto. Quello più emozionante non può non essere quello del 2-3 a Torino contro la Juventus: eravamo sotto 2-0 e poi l’abbraccio sotto lo spicchio dove erano assiepati i nostri tifosi. Quella sera ho capito più di ogni altra volta cosa significhi per la mia gente battere i bianconeri”.
17 COME PORTAFORTUNA. “Non sono scaramantico. Quando arrivai a Napoli, avrei voluto la maglia numero 7 visto che sono nato il giorno 27. Il Pocho mi anticipò ed è così che virai sul 17: da allora quel numero è mio. Con il tempo si è trasformato in autentico portafortuna, portandomi soltanto statisticamente oltre il più grande di tutti i tempi”.
SARRI FONDAMENTALE PER LA MIA CRESCITA DEFINITIVA. “Con De Laurentiis ho un rapporto speciale, avendo la possibilità di confrontarmi in maniera diretta e senza filtri di alcun tipo. Le discussioni non sono mancate e fanno parte del gioco, ma 11 di militanza in maglia azzurra confermano un rapporto di stima e fiducia che è andato intensificandosi anno dopo anno. Devo dire grazie a tutti gli allenatori che ho avuto finora, perché da ognuno di loro ho imparato qualcosa. Inutile nascondere che Sarri è stato fondamentale per la mia crescita definitiva, e non fa nulla se mi sostituisce troppe volte!”
SPERANZA SCUDETTO “Il mio rimpianto resta la semifinale di andata contro il Dnipro in Europa League, quella dove entrai soltanto a gara in corso. È una ferita ancora aperta perché meritavamo la grande chance di giocarci la possibilità di alzare un trofeo internazionale. La speranza mia, dei tifosi, del presidente e di tutti i miei compagni si chiama inevitabilmente scudetto. Chi ama il calcio si augura il nostro successo, perché giochiamo in maniera meravigliosa e meritiamo di riportare il tricolore all’ombra del Vesuvio”.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.