Una macchina da guerra. Tra le più potenti mai costruite nella storia del calcio. La furia distruttiva dei gladiatori partenopei si abbatte sul Nizza in una gara a senso unico che poteva chiudersi con uno scarto ancora maggiore. Il Napoli diverte, cerca il fraseggio stretto sulle catene per poi andare a colpire i punti deboli della compagine guidata da Lucien Favre. La velocità di pensiero e di manovra utilizzata come arma contundente, e quando Dries Mertens guarda la linea e si infila tra i compassati Dante e Souquet per andare a raccogliere il lungo lancio al millimetro di Insigne, per Cardinale è già tempo di andare a raccogliere il primo pallone in fondo al sacco.
La partita è subito in discesa, e forse l’unico piccolo neo è quello di non mettere definitivamente in ghiaccio una partita senza storia. Gli uomini di Maurizio Sarri arrivano sotto porta con una facilità disarmante, con tagli sempre perfetti oltre la linea della difesa. Manca soltanto il colpo di grazia, per un Napoli che va complessivamente alla conclusione in 19 occasioni mentre i guantoni di Pepe Reina risulteranno immacolati per tutta la durata della gara. Di Koziello e Saint-Maximin le uniche sortite degne di nota, nel momento in cui la retroguardia boccheggia in una serata molto calda e umida che manda fisiologicamente in debito d’ossigeno alcuni interpreti che fanno della falcata ininterrotta il proprio punto di forza.
Mertens è il protagonista annunciato della gara. 9 autentico ormai consacrato, 34 reti complessive della scorsa stagione, miglior marcatore dei test estivi, non poteva non mettere la propria firma d’autore nel primo match ufficiale della nuova stagione.
Poi c’è Jorginho, il play italo-brasiliano che ormai detta i tempi della squadra risultando sempre più insostituibile nello scacchiere tattico di Maurizio Sarri. Il tecnico francese prova ad ingabbiarlo con un quadrato asfissiante che toglierebbe l’ossigeno a chiunque. Ma l’uomo di Imbituba ha sempre un asso nella propria manica: dialoga nello stretto o pennella aperture sugli esterni dove il Napoli allarga le maglie della difesa nizzarda per poi penetrare creando pericoli con giocate dal tasso di difficoltà altissimo.
Quando il tarantolato Mertens viene steso da Jallet a chiusura di una triangolazione con Insigne, non ci pensa su due volte. Lascia il pallone a Jorginho che sente di poter lasciare il proprio marchio sulla gara, forte dell’affetto della propria famiglia giunta in massa al San Paolo per vederlo pennellare calcio e dipingere giocate che i comuni mortali possono soltanto immaginare.
Nulla di nuovo per Jorginho, che con le conclusioni dagli 11 metri ha un feeling particolare. A Verona è il rigorista designato, 6 su 6 in 2 stagioni e mezza con la maglia scaligera mostrando freddezza e sangue freddo al momento di scegliere l’angolo giusto in una sfida all’ultimo sguardo con l’estremo difensore avversario. L‘esordio dal dischetto non è memorabile, con il regista azzurro che si fa ipnotizzare da Buffon sbagliando il primo rigore nella Supercoppa Italiana, disputata non senza polemiche in quel di Doha. Jorginho sarà in buona compagnia, con la tensione che tradisce anche Mertens e Callejon ed a sorpresa le copertine sono tutte per Rafael, che si oppone a Padoin permettendo agli azzurri di sollevare al cielo il trofeo a 24 anni di distanza dal roboante 5-1 alla Juventus. La prima rete dal dischetto (dopo quella su azione del febbraio 2014 a mettere l’ombrellino sul long drink per il definitivo 3-0 alla Roma staccando il pass per la finale di Coppa Italia poi vinta contro la Fiorentina) non si fa attendere e giunge a gennaio 2015 trasformando una massima punizione concessa per fallo di Hertaux su Zapata nel match valido per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro l’Udinese. La gara termina 2-2 dopo i tempi supplementari con Kone che risponde ad Hamsik: si va ai calci di rigore dove Jorginho va nuovamente a segno trasformando il primo rigore della serie che vede poi il Napoli trionfare grazie all’errore decisivo (ironia della sorte) di Marques Allan. Da allora tante prestazioni importanti, seguite dalla definitiva consacrazione nella posizione di play davanti alla difesa scelta dal mister Sarri, e 31 mesi dopo la gioia di gonfiare nuovamente la rete davanti al pubblico del San Paolo per una rete importante che mette la strada in discesa verso la fase a gironi di Champions League. Nella scorsa stagione la zona nevralgica del campo ha portato in dote ben 22 reti divise tra Hamsik, Zielinski ed Allan. Sono mancate le reti di Jorginho, che dopo aver sfornato assist in qualità industriale facendo passare pallone attraverso spazi più stretti della cruna dell’ago, si prepara ad entrare nel tabellino dei marcatori con sempre maggiore continuità.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.