Foto: Ssc Napoli
Si scrive Arek, e tra le righe si legge bomber micidiale. Rapacità all’ennesima potenza. Pura devastazione. Perché dove passano le bordate del colosso tutto muscoli e potenza chiamato Arkadiusz, non cresce più l’erba. Il suo proverbiale mancino è un inferno di fuoco, ed il 2019 inizia nel segno della prorompente incisività del top-player risorto dalle ceneri di un doppio infortunio che avrebbe steso chiunque. Ma non Milik, temprato nella glaciale Slesia per fronteggiare qualsiasi incidente di percorso che il più bel gioco del mondo possa presentargli. Non è mai facile ripartire dopo una sosta, e la prima gara ufficiale del nuovo anno proponeva l’esordio in Coppa Italia a Fuorigrotta contro il sempre tignoso Sassuolo guidato dall’ex Roberto De Zerbi. Il tempo però sembra essersi fermato, e gli azzurri ripartono ancora una volta nel segno di un corazziere troppo spesso sottovalutato, e tra i pochi top-player in circolazione nel massimo campionato italiano. Arek vive un momento di forma straordinario. La fiducia è a mille, e non a caso calamita ogni pallone nei pressi dell’area piccola, destinato ad entrare nei suoi radar e poi inevitabilmente alle spalle del malcapitato portiere di turno. Il centravanti classe ’94 sa sempre trovarsi nel posto giusto ed al momento giusto, ed è toccato a Gianluca Pegolo l’ingrato ruolo di vittima sacrificale davanti alle percentuali realizzative da urlo dell’uomo più prolifico a disposizione del mister Ancelotti. La rete che sblocca la gara è indicativa dello straordinario momento di forma che sta vivendo il re di Tychy, ormai dotato di superpoteri in grado di trasformare in oro ogni pallone pronto a gravitare nel suo raggio d’azione. Cambia il partner d’attacco ma non il risultato. A sorpresa Ounas agisce al suo fianco con Insigne più spostato sulla corsia mancina, ed è proprio sull’asse Napoli-Algeria che Milik realizza il primo centro ufficiale degli azzurri in Coppa Italia. Insigne chiama l’uno-due con Ounas, e sul cross vellutato del capitano azzurro (in luogo di Marek Hamsik, out per infortunio), la respinta dell’estremo difensore nerazzurra in uscita va ad impattare sul petto del numero 99 per poi terminare la propria corsa con dolcezza oltre la linea bianca. Arek Milik mette perciò a dura prova il lavoro degli statistici, sempre all’opera per aggiornare il rapporto tra gol e minuti giocati, tirando fuori medie da urlo. 11 reti complessive in tutte le competizioni: raggiunto in un batter di ciglia Dries Mertens come miglior realizzatore azzurro stagionale. Ma non è tutto, perché nelle ultime 7 gare (out soltanto contro la Spal per un po’ di riposo fisiologico) ha realizzato ben 7 reti. Media di 1 rete esatta a partita, che assume ancora maggior valore essendo entrato a gara in corso nell’ormai classica staffetta con Mertens nei match contro Atalanta e Liverpool. Ma Milik non è soltanto letale finalizzatore, ma anche sublime rifinitore: suo l’assist per la sassata incrociata di Fabian che mette l’ombrellino sul long drink e porta il Napoli dritto a San Siro, dove in pochi giorni affronterà per ben due volte il Milan di Gattuso tra campionato e Coppa Italia.
“A Napoli non esistono titolari in questo periodo, perché abbiamo tanti calciatori forti. Deve decidere il mister chi giocherà la prossima gara, ma spero di poter essere il prescelto”. Queste le parole di Arek Milik in mixed zone al termine del match contro il Sassuolo. Considerando inamovibile Lorenzo Insigne, ed il momento incolore di Dries Mertens che (distorsione a parte) aveva inanellato ben 4 gare di fila senza trovare la via del gol prima di sbloccarsi a fine 2018 contro il Bologna, l’ariete polacco si candida prepotentemente a partire dal primo minuto nel posticipo di domenica sera al San Paolo contro la Lazio.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.