La Coppa Italia non è soltanto un semplice trofeo, seppur importantissimo perché rappresenta il quarto trofeo dall’inizio dell’era de Laurentiis e permetterà a Lorenzo Insigne e compagni di poter lottare per il quinto affrontando in Supercoppa la squadra che si aggiudicherà il campionato. Un risultato per nulla scontato, poiché c’erano migliaia di incognite sulla tenuta fisica e atletica dopo più di 3 mesi di inattività, ma soprattutto due corazzate del calibro di Inter e Juventus sulla strada verso la gloria. Non un autostrada a tre corsie, ma un percorso ricco di curve e insidie con Gattuso scopertosi abilissimo autista nei momenti le buche sembravano rendere il cammino sempre più complicato e tortuoso. Il Napoli ha riportato in voga il termine “catenaccio”, seppur in un’accezione più moderna: copertura e compattezza difensiva (Koulibaly e Maksimovic si sono limitati a poco più dell’ordinaria amministrazione contro le migliori linee offensiva del Belpaese), straordinaria rapidità d’esecuzione in fulminee ripartenza. Non è un caso se Dries Mertens passa alla storia come il top-scorer azzurro di tutti i tempi, al termine di una giocata d’autore partita da un lunghissimo lancio di Ospina a seguito di un corner a sfavore. Discorso simile in finale, perché se il calcio fosse come il pugilato, la vittoria avrebbe preso nettamente la via di Castel Volturno, con i due legni griffati Insigne ed Elmas ad essere il preludio di un trionfo voluto a tutti i costi.
Ripartire in campionato con un trofeo già in cascina significa tantissimo. Il Napoli adesso non ha più nulla da perdere: già qualificato per la fase ai gironi di Europa League, può concentrarsi con estrema leggerezza su una rimonta che assumerebbe i connotati del miracolo. 9 punti da recuperare sull’Atalanta per la Champions, con ben 36 ancora in palio e lo scontro diretto previsto il 3 luglio a Bergamo. Ovviamente a porte chiuse. Nel corso dei festeggiamenti sul verdissimo prato dell’Olimpico, il presidente De Laurentiis ha tenuto un discorso da brividi in cui ha chiesto ai propri calciatori di imporsi in tutte le restanti gare. Sogno impossibile? Forse. Ma di certo non spaventa, perché è abbastanza grande da poter essere retto da chi ha spalle sufficientemente larghe da conquistare trofei contro tutto e tutti. Il resto (Barcellona incluso) è tutto ancora da scrivere.
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