Foto: Ssc Napoli
Il calcio ha la memoria corta, ma il rettangolo verde sa sempre come restituire la verità dei fatti. Dopo le amarezze e le scelte discutibili dell'ultimo turno di campionato a Venezia, Massimiliano Allegri risorge dalle proprie ceneri tattiche nel momento di massima pressione. Nel terzo appuntamento della fase campionato di Champions League, contro un ostico e mai domo Bodø/Glimt vestito da "Frosinone norvegese", il tecnico azzurro risponde con una prestazione pressoché perfetta. Il pirotecnico 4-3 finale porta in dote tre punti di un peso specifico enorme, ma soprattutto regala lezioni tattiche e d'orgoglio a chi aveva già emesso sentenze affrettate.
La sinfonia di De Bruyne e l'intesa con McTominay
La prima grande intuizione della serata porta il nome di Kevin De Bruyne. Schierato da regista puro nel 4-3-3 per far rifiatare Lobotka, il fuoriclasse belga ha letteralmente disegnato calcio. Altro che giocatore "bollito" o fuori condizione: la sua heatmap è stata una mappa d'onnipresenza assoluta. I numeri, d'altronde, non mentono mai: 59 passaggi riusciti su 65 (un impressionante 91%), con ben 34 tracciati completati nella trequarti avversaria, l'assist al bacio per la rete di Scott McTominay e ben 7 passaggi chiave. Tra questi, due verticalizzazioni fuori da ogni logica per Lang e per lo stesso McTominay (che nel secondo tempo ha stampato sul palo la palla del possibile tris).
De Bruyne e McTominay parlano la stessa lingua, quella dei campioni veri. Alla faccia di chi sosteneva che due profili del genere non potessero coesistere e finissero per pestarsi i piedi a vicenda: il campo ha dimostrato che la classe non crea mai ingombro, semmai genera devastazione nelle linee avversarie.
Orgoglio '93: la rivincita dei "logori"
La notte del Maradona è stata però anche e soprattutto la notte del riscatto per chi è stato additato troppo in fretta come parte di un organico "vecchio" o logorato. Risposte da grandissimi professionisti, a partire da Matteo Politano: dopo l'errore di Villarreal, gli sono bastati appena 54 secondi per scaricare in rete una perla al volo d'incredibile coordinazione. Una rete condita poi dall'assist per il 3-2 di McTominay e da una gara monumentale di sacrificio nelle due fasi.
Accanto a lui, un superbo Leo Spinazzola: devastante sulla corsia mancina, autore dello spiovente col contagiri per il gol fulmineo di Politano e cattivo nel recupero palla che ha dato il via alla manovra del terzo gol. Senza dimenticare Capitan Di Lorenzo: un leader incrollabile che, partendo largo a destra, ha saputo accentrarsi con tempi perfetti per offrire soluzioni tra le linee, chiudere ogni falla e caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di sofferenza.
Siamo davvero così sicuri che il problema del Napoli sia la carta d'identità? Se posti nelle giuste condizioni tattiche per esprimersi, sono ancora e sempre gli uomini di personalità a fare la differenza. Il Napoli c'è, Allegri ha forse ritrovato la rotta, e la notte europea ha confermato che questo gruppo ha ancora tantissimo da dire.
L'orgoglio di De Giorgio. «Abbiamo giocato una partita quasi perfetta, il desiderio di salvarci è immenso»