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Napoli Club Genova: tra cuore, teatro e il sogno tricolore. «I napoletani non si toccano»: il gesto degli ultras genoani e un legame che va oltre il tempo.

Il presidente Oreste Manzi: «Scudetto? Io ci credo ancora. Recitare Miseria e Nobiltà in un carcere, è portare un pezzo di Napoli a chi ha bisogno di evadere con la mente.»

tempo di lettura: 6 min
di Giovanni Minieri
15/02/2026 10:59:26

Oltre settecento chilometri di distanza, ma un unico battito azzurro. Il Napoli Club Genova rappresenta molto più di un semplice punto di ritrovo per tifosi: è un ponte ideale tra la Liguria e il Vesuvio, un presidio di passione, appartenenza e cultura.

Per un attimo siamo tornati virtualmente a Marassi per respirare l'atmosfera di un legame indissolubile. Nonostante il trascorrere degli anni e l’evoluzione del calcio moderno, l’accoglienza dei tifosi rossoblù resta un esempio raro di sportività. Lo dimostra il racconto commovente dello scorso sabato sera: un gesto di protezione vera, culminato in quel grido  'I napoletani non si toccano'  che profuma un rispetto che trentotto anni di gemellaggio hanno scolpito nella pietra.

Abbiamo fatto una chiacchierata con il Presidente Oreste Manzi per rivivere queste emozioni, ma anche per scoprire lo straordinario impegno sociale del club: dal teatro nel carcere di Marassi alla promozione della cultura partenopea nel Nord Italia. Una chiacchierata a tutto tondo che guarda anche al futuro della squadra: tra il peso di Lukaku e una corsa scudetto che, per chi vive di Napoli, non è ancora finita.

Facciamo un piccolo passo indietro e torniamo allo scorso sabato sera, quando è andata in scena quella che può definirsi “la partita” per il tuo Club. Puoi raccontarci le iniziative realizzate all’insegna di una storica amicizia?

"Per noi giocare a Marassi è come giocare in casa. Genoa-Napoli è sempre stata l'emblema di come dovrebbe essere vissuto lo sport: un momento di pura aggregazione e amicizia. Quest'anno, nonostante le difficoltà, ci hanno raggiunto club come Bergamo Azzurra e Novara Partenopea, permettendoci di passare comunque una bellissima giornata insieme.

Certo, è mancato quel clima degli anni passati, quando i club arrivavano in massa e sfilavamo tutti insieme verso lo stadio. Quel percorso lo facevi col sorriso, godendoti il legame profondo con i tifosi genoani senza il minimo timore di scontri o tensioni. È stato un peccato non poter fare il corteo in grande stile, ma vedere i tifosi del Grifone pranzare al club con noi è stata la vittoria più bella: la prova che il calcio, quando vuole, unisce invece di dividere."

Al termine della gara c’è stato un episodio dove gli ultras del grifone hanno aiutato i supporters azzurri in un momento complicato, urlando una frase da pelle d’oca…


"A fine partita, si sa, l’amarezza per un rigore subìto al 95° può scaldare gli animi. Noi eravamo lì, tranquilli in Gradinata Sud, aspettando che la folla defluisse. Eravamo seduti con le nostre magliette e le bandiere del Napoli, quando un gruppetto di una quindicina di persone ha iniziato a puntarci: ci urlavano 'ladri', cercavano lo scontro fisico, quasi a voler scaricare su di noi la frustrazione del risultato.

Ma proprio in quel momento è successo qualcosa che mi ha riempito d'orgoglio. Un gruppo di ultras del Genoa, che occupava la nostra stessa gradinata, si è accorto della situazione e si è messo letteralmente in mezzo, allontanando quegli esagitati. Hanno detto una frase che porterò sempre nel cuore: 'I napoletani non si toccano'. Ecco, in quelle parole c'è tutto: puoi anche sciogliere un gemellaggio dopo 38 anni, ma il rispetto e la fratellanza che si sono costruiti in quasi quattro decenni non si cancellano con un triplice fischio."

Il Club Napoli Genova è impegnato molto nel sociale: puoi farci un piccolo spoiler relativamente alle prossime iniziative in programma?

"Le nostre attività non si fermano mai e, a dire il vero, siamo reduci da un debutto davvero speciale. Con il nostro gruppo teatrale, i 'Macherè', abbiamo portato in scena Miseria e Nobiltà nientemeno che nel carcere di Marassi. È stata un’esperienza incredibile: abbiamo recitato per i detenuti in quello che è l'unico carcere in Europa ad avere un vero teatro interno, costruito proprio da chi è recluso lì. Vedere oltre 200 persone ridere e applaudire, permettendo loro di evadere con la mente dalle quattro mura per qualche ora, ci ha riempito il cuore.

Ma non finisce qui: abbiamo già tre date ufficiali — il 21 febbraio, poi 19 aprile e 15 maggio — in tre teatri diversi per coprire tutta Genova. Portare in scena un classico con oltre venti attori sul palco è una sfida complessa, ma la risposta del pubblico è straordinaria e i biglietti stanno andando a ruba.

Infine, guardiamo già a giugno per il nostro evento di punta: il Napoli Fest. Come APS, il nostro obiettivo è esportare la cultura partenopea in terra ligure, tra cucina, musica e teatro. Vogliamo mostrare il volto autentico di Napoli, quello che spesso la tv dimentica: una città che sa dare tantissimo e che noi siamo orgogliosi di promuovere."

Il divieto di trasferta imposto a tutti i supporters partenopei fino al termine della stagione è qualcosa di semplicemente assurdo. Quanto rischia di compromettere la volata finale per lo Scudetto?

"Purtroppo avvertiamo una netta disparità di trattamento. Mi è capitato di leggere alcune indiscrezioni secondo cui si andrebbe verso due pesi e due misure nella valutazione di quanto accaduto in autostrada tra tifosi del Napoli e della Lazio.

Per i napoletani la chiusura del settore ospiti è stata totale e definitiva, vietata a chiunque, anche a chi non risiede in Campania. Per la Lazio, invece, sembra si vada in direzione di un divieto limitato solo ai residenti nella regione. Se fosse davvero così, sarebbe inevitabile porsi delle domande vedendo due decisioni così diverse per la stessa situazione: non è solo una questione di giustizia, ma di coerenza che in questo caso mancherebbe del tutto. Mi auguro, perciò, che si tratti soltanto di voci non supportate da azioni concrete"

Archiviata la Coppa Italia, resta ben presente l’obiettivo campionato. Domenica sera contro la Roma ci attende una gara durissima, con l’obiettivo di far bottino pieno e sfruttare eventuali passi falsi della capolista Inter.

"Sappiamo che le prossime sfide non saranno facili, a partire dalla Roma, ma il Napoli è forte e deve tornare a dare spettacolo, proprio come ha fatto l'anno scorso e all'inizio di questa stagione prima degli infortuni. Ora l'importante è che chi è rientrato recuperi al 100% la forma fisica e il minutaggio.

Molti dicono che il primo posto sia ormai irraggiungibile, ma io ci credo ancora. Il capitolo Scudetto non è affatto chiuso: dobbiamo riprendere il nostro cammino al più presto senza mollare di un centimetro. In quest'ottica, il rientro di Lukaku è fondamentale. Anche se contro il Como è stato sfortunato con quel rigore, resta un giocatore che sposta gli equilibri: sa far salire la squadra e tenere palla sfruttando la sua spiccata fisicità, proprio quello che ci è mancato nell'ultima partita dove eravamo troppo schiacciati. Abbiamo assolutamente bisogno di ogni singolo calciatore, perchè tutti saranno fondamentali da qui al termine della stagione. Lotteremo fino alla fine, perché io ci credo ancora!"

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