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Napoli - Capitan Hamsik uomo dei record: contro il Crotone toccherà quota 395, superando Antonio Juliano per presenze in Serie A

Superato Maradona come top-scorer in tutte le competizioni (120), nella prossima stagione altri 2 record da battere: reti in campionato (-6 da Sallustro) e presenze complessive (-11 da Bruscolotti)

tempo di lettura: 5 min
di Giovanni Minieri
19/05/2018 12:39:09
Napoli - Capitan Hamsik uomo dei record: contro il Crotone toccherà quota 395, superando Antonio Juliano per presenze in Serie A

Si legge storia, ma si scrive Marek Hamsik. Un condottiero. Umile, ma al tempo stesso fiero e determinato sul terreno di gioco. L’ultima bandiera del nostro calcio. A cresta alta sempre: mai polemiche né parole fuori posto, neanche quando è stato messo ingiustamente in discussione a causa di presunti equivoci tattici, oppure sostituito un po’ troppo spesso nonostante qualità tecniche fuori dal comune in grado di indirizzare lungo binari giusti qualsiasi partita.
Marek Hamsik come Diego Armando Maradona. Può sembrare una forzatura l’accostamento al miglior calciatore di tutti i tempi, ma il passaggio di consegne c’è già stato in termini di presenze, reti ma soprattutto di attaccamento ad una maglia che per entrambi ha rappresentato l’amore incondizionato di un popolo. Vincere a Napoli ha un altro sapore, in una piazza che vive di calcio costretta a lottare da sempre contro le beghe di un Palazzo mai come quest’anno così amare. Il magico mediano di Banska Bystrica ha portato Napoli in paradiso sollevando il primo trofeo dell’era De Laurentiis vincendo la Coppa Italia grazie alla rete del 2-0 contro l’acerrimo nemico chiamato Juventus. Poi, con la fascia di capitano al braccio altri due trofei: quello tricolore nel 2014 battendo la Fiorentina, e quindi la Supercoppa Italiana messa in bacheca dopo aver avuto la meglio sulla Juventus dopo i calci di rigore in quel di Doha. Mancava soltanto il successo più grande, quello portato all’ombra del Vesuvio in due occasioni dal Pibe di Oro (1987 e 1990) per un riscatto sportivo ma soprattutto sociale nei confronti delle potenze economiche che avevano il proprio epicentro tra Milano e Torino.
La stagione appena conclusa sembrava essere quella più propizia per riportare lo Scudetto al Meridione, soprattutto dopo il blitz all’Allianz Stadium firmato da una perentoria inzuccata di Koulibaly a tempo scaduto. Il sorpasso in testa sembrava una questione di giorni, ma poi i clamorosi svarioni della tecnologia chiesta e applicata in maniera piuttosto opinabile da arbitri e addetti al VAR hanno letteralmente strappato la toppa tricolore dalle maglie azzurre, indirizzandola verso una Torino mai così piena di astio e acredine verso la rivoluzione sarriana, colpevole soltanto di aver fatto del calcio una sublime espressione d’arte.
De Laurentiis ci riproverà nella prossima stagione, partendo dalla conferma del tecnico tosco-napoletano (Chelsea e Zenit permettendo), per poi proseguire con la conferma di buona parte dell’organico pronto a ripartire dopo le fatiche del Mondiale e le meritate vacanze, per un nuovo patto-Scudetto.
Una comunione di intenti che vedrà ancora una volta protagonista Marek Hamsik, pronto a rispedire nuovamente al mittente le offerte milionarie provenienti dalla Cina perché la passione che si avverte in città propagandosi poi lungo ogni vicolo fino ad abbracciare virtualmente una squadra simbolo di orgoglio e senso di appartenenza, non ha prezzo. Da Diego Armando Maradona a Marek Hamsik, e con i dovuti distinguo. Sembra passato un secolo quando, nell’estate del 2007, veniva presentato con la faccia imberbe ed una cresta scapigliata insieme a Lavezzi tra mugugni e contestazioni di una piazza che chiedeva nomi altisonanti. Il campo ha poi dimostrato che quei 5,5 milioni versati nelle casse del Brescia sono stati ben spesi per un centrocampista con tanta materia grigia e tempi di inserimento innati ed al tempo stesso sconosciuti ai comuni mortali.
Una vita da predestinato, e non poteva essere altrimenti. Esordio in maglia azzurra in una notte di Ferragosto: da neo-promosso in Serie A, il Napoli entra in Coppa Italia già al primo turno in gara secca ospitando tra le mura amiche del San Paolo il Cesena asfaltato con un poker roboante. La seconda rete porta la firma di Marek Hamsik, che apre il piattone su assist di Lavezzi infilando il portiere romagnolo sul palo più lontano.
Fu l’inizio di un epopea che vedrà il talento smisurato del fuoriclasse slovacco concludere contro il Crotone l’undicesima stagione consecutiva in maglia azzurra dopo aver frantumato quasi tutti i record individuali nella storia del Napoli.
Il 17 è uno stile di vita per Marek Hamsik. E non a caso la rete n° 115 in maglia azzurra che permette allo slovacco di eguagliare Diego Armando Maradona, giunge alla 17° giornata in quel di Torino in un freddo 16 dicembre 2017. Nel week-end successivo, al San Paolo contro la Sampdoria, giunge il tanto agognato sorpasso fino all’ultima rete messa a segno nuovamente contro i granata (ma a Fuorigrotta) per salire a quota 120 e poi sempre più su in virtù di una carta d’identità che vedrà Marek compiere a luglio appena 31 anni.
Ma non è tutto. Perché domenica scorsa a Marassi il capitano partenopeo è entrato nel ristretto clan dei 500: tante, tantissime le partite disputate in maglia azzurra ripartite tra campionato (394), Coppe Europee (74), Coppa Italia (30) e Supercoppa Italiana (2). Raggiunto in vetta alle presenze in massima serie Antonio Juliano (394), il sorpasso giungerà contro il Crotone per un nuovo traguardo che resterà scritto per sempre nella memoria di una generazione di tifosi che lo ha innalzato a leader, come dimostra l’enorme murales dedicatogli a Quarto dall’artista Jorit. Un privilegio riservato soltanto a Maradona nelle strade di San Giovanni alla periferia di Napoli.
Mancano all’appello soltanto due record, pronti ad essere battuti nella prossima stagione: quello relativo alle presenze in assoluto con la maglia dei partenopei (-11 da Bruscolotti), e poi alle reti in campionato (-6 da Sallustro).
Il gol più bello in 11 anni di onorata militanza? Difficile dirlo, ma forse il coast to coast di 50 metri con rientro sul destro a mandare al bar a Kaladze e sassata sul primo palo dove Kalac non può arrivare, resta più di tutti gli altri nell’immaginario collettivo di tutti i tifosi. Era l’11 maggio del 2008, e davanti a 60.000 ugole in festa il Napoli asfaltava il Milan condannando i rossoneri all’Europa League.

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