Il clima della vigilia, nella maggioranza, è di scaramantico ottimismo.
Qualche timore ma non troppi in vista del voto finale a scrutinio segreto segreto sulla legge elettorale. Tranquilla? "Lo sono sempre", risponde la premier Giorgia Meloni. Rispecchia, di fatto, il mood che si respira nel centrodestra. Certo, il passaggio e cruciale e, in vista dell'appuntamento alle 12.30, le opposizioni hanno chiesto alla presidenza della Camera di mettere in atto tutti gli strumenti possibili per garantire la segretezza del voto, compreso il ritorno al sistema delle palline e delle urne per la votazione. Ma la replica da parte del presidente Lorenzo Fontana, è che, da regolamento, questo tipo di votazione viene utilizzata solo in caso di malfunzionamento del sistema. Si vota a procedimento elettronico, dunque, con un appello alla "responsabilità di ciascuno".
E' chiaro, ad ogni modo, che una vigilanza e una attenzione estrema verranno messe in campo. Non è possibile però - è stato inoltre ricordato - impedire spostamenti di banco all'ultimo come accaduto durante il voto delle pregiudiziali con le opposizioni che hanno protestato parlando di 'vedette' dai banchi più alti dell'emiciclo. Dalla scorsa votazione segreta, inoltre, è stato impedito agli staff dei partiti - dopo le polemiche di luglio - di avere accesso alla tribuna stampa, quella dalla quale è anche più facile 'controllare' le postazioni dei deputati, in particolare quelle centrali di FI e Lega. Lo stesso accadrà con il voto finale. Nonostante il pressing, i controllori e qualche tensione, comunque, l'ipotesi di sorprese, allo stato, sembra davvero residuale. Tanto più che la maggioranza ha mostrato numeri notevoli con 228 sì (su 232 deputati in totale del centrodestra) alla fiducia sull'articolo 3 della riforma. Numeri che si sono ripetuti anche sull'approvazione dell'articolo 8 che ha visto l'astensione delle opposizioni e che ha confermato il voto fuorisede per le politiche: esteso, al Senato, anche ai caregiver.
Niente da fare, invece, per l'ordine del giorno a firma di Riccardo Magi, per la raccolta digitale delle firme. Il segretario di +Europa - che ha ricevuto l'applauso dei colleghi in Aula - è a una settimana di sciopero della fame, che ha scelto di continuare anche dopo che il governo ha riformulato il suo odg in materia proponendo parere favorevole come raccomandazione. Una formulazione che, ha detto però Magi rifiutandola, "sembra la premessa per non fare nulla" e dunque "la battaglia continua".
Battaglia che le opposizioni riproporranno in Aula anche nelle dichiarazioni di voto finali. Ad ogni modo, a dimostrazione della sostanziale tranquillità dei più nel centrodestra, sono anche i discorsi che si moltiplicano nei capannelli in Transatlantico che hanno già come refrain la composizione delle liste che, se la legge supererà anche il vaglio della Consulta, non saranno esattamente di facile costruzione visto, tra l'altro, il meccanismo misto di capilista e preferenze e la possibilità di fare fino a cinque pluricandidature. "Io voglio andare a preferenza", si porta avanti ad esempio il ministro Tommaso Foti. Nei ragionamenti della maggioranza resta poi aperto anche quello sull'election day con i suoi pro e contro, tra l'altro quello della complicazione per gli elettori di avere più di una scheda con preferenze da esprimere in maniera diversa (con il nome nel caso dei Comuni, con la crocetta alle politiche). E, ancora, non mancano i timori sull'effetto che le preferenze possano avere sui deputati che, il giorno dopo l'approvazione della legge potrebbero essere spinti a un'attività molto più decisa sui territori. Il tutto proprio mentre il governo si avvia a lavorare a una delicata manovra di bilancio.
L'analisi di De Giorgio. «Pareggio giusto. Non possiamo sempre attendere uno schiaffo, soprattutto in casa dobbiamo osare di più»