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Juve Stabia - La terza ondata spaventa il mondo del calcio, Ghirelli: «Avanti con saggezza. Abbiamo piani alternativi»

Il Presidente di Lega Pro Francesco Ghirelli ha analizzato il delicato momento che vive il calcio italiano

tempo di lettura: 2 min
di Luca Piedepalumbo
10/03/2021 14:10:40
Juve Stabia - La terza ondata spaventa il mondo del calcio, Ghirelli: «Avanti con saggezza. Abbiamo piani alternativi»

Dopo lo straordinario successo ottenuto al Renzo Barbera contro il Palermo, con i primi gol siglati in maglia gialloblé dall'esperto attaccante Alessandro Marotta, la Juve Stabia si prepara alla prossima sfida di campionato contro la Turris. Il derby campano si giocherà allo Stadio Romeo Menti domenica 14 marzo: l'obiettivo delle Vespe è quello di migliorare la classifica e tornare alla vittoria in casa, dopo ben quattro partite a secco. Mister Padalino ritroverà pedine fondamentali come Troest e Vallocchia, squalificati contro i rosanero, e potrà contare su un'atmosfera positiva e una squadra galvanizzata dagli ultimi risultati.

La Juve Stabia, a causa dell'emergenza sanitaria, si prepara all'ennesimo derby a porte chiuse contro la Turris. La Campania è entrata nuovamente in "zona rossa" da lunedì 8 marzo e la terza ondata spaventa anche il mondo del calcio. Il Presidente di Lega Pro Francesco Ghirelli, ai microfoni di TuttoC, ha analizzato il delicato momento che vive il pallone italiano. "Noi monitoriamo dal pre-campionato i dati, ora lo facciamo anche in Primavera 3, sotto la regia del professor Braconaro. Al momento attuale, se si esclude il cluster della Cavese e del Cesena, la situazione sembra tenere. Certo, se c’è un’ondata dall’esterno, allora bisogna valutare: a oggi, la situazione è sotto controllo. Il calcio rappresenta anche un problema di svago e di gioia, pur nella particolarità di una stagione diversa e difficile: sarebbe un colpo pesante bloccarlo, credo anche di più rispetto all’anno scorso. Sarebbe un segnale non positivo. Dobbiamo andare avanti con saggezza. Esistono i piani alternativi, spero non ci sia bisogno di farvi ricorso.

Dobbiamo rivedere la gente allo stadio, o comunque dare questo obiettivo: non possiamo togliere la speranza, la fiducia, uno spiraglio per poter attraversare la frontiera. Vedere la gente allo stadio vorrebbe dire che questo Paese sta meglio. Noi dobbiamo chiederci se è sostenibile questo calcio, dalla Serie A alla Serie D. Al termine, si può ragionare anche sul numero. Io, essendo uno che è passato da 90 a 60 club, di tutti quelli che si siederanno al tavolo, non ho problemi o timori sui numeri. Ma so anche un’altra cosa: quando siamo passati da 90 a 60 non abbiamo risolto granché. Era un’autoriforma, fatta tutta da noi perché altri non hanno voluta farla: questo era il problema. Dobbiamo ragionare a sistema, altrimenti il rischio è ragionare ancora e solo sui numeri: 90 e 60 ce li potevamo giocare alla tombola. Io non voglio giocare a tombola, ma affrontare il problema che ci pongono i giovani”.

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