Pavarese ai tempi della Juve Stabia (2009)
Stabiachannel ha avuto il piacere di fare due chiacchiere con Luigi Pavarese, ex direttore sportivo di Napoli, Torino, Messina, Avellino, Juve Stabia e tante altre piazze. Con lui abbiamo parlato di tante cose tra cui del buon momento del Napoli di Gattuso, della Juve Stabia e del mancato rinnovo di Mister Capuano.
Questo lockdown ha dato linfa vitale ad alcune formazioni e ha "rotto" gli equilibri ad altre. Una delle squadre che ha giovato è sicuramente il Napoli, con cui lei ha vinto tanto…
«Questo lockdown è servito soprattutto a Gattuso per continuare quell’opera che aveva cominciato, ossia il ricompattamento dell’ambiente. Oltre a questo, ha il merito di essere riuscito a riportare quella mentalità e quella determinazione giusta per lottare per un obiettivo ben preciso. Dopo aver lavorato sul piano mentale, ha lavorato anche sul piano tecnico. È riuscito a portare tutti al primo posto. Demme ha ridato quell’equilibrio giusto. E, riportando tutti nei propri ruoli, ha fatto sì che la squadra riuscisse a crescere. Il Napoli sta facendo bene, ma ha fatto bene anche prima di questa sosta forzata. Questo vuol dire che il Mister stava e sta lavorando egregiamente, complice anche la sua grande personalità e intelligenza. Ha capito che doveva prima intervenire sulla mentalità dei giocatori, poi sul piano tecnico-tattico. Per rinascere serviva la creazione di un gruppo forte e unito, come lo sta diventando il Napoli. A differenza di molte altre società, il club non ha concesso che i suoi tesserati tornassero a casa. E, secondo me, questo è stato un grande vantaggio per Gattuso e il suo staff. Tale crescita fa ben sperare per quello che è il vero obiettivo del Napoli. Dopo aver vinto la Coppa Italia ed essere qualificato di diritto in Europa League, è importante raggiungere il quinto posto ma, in realtà, credo che il vero obiettivo sia vincere la partita con il Barcellona. Il Napoli ha le qualità e le credenziali giuste. Questa è una partita chiave per la stagione. Sono convinto che può approfittare della situazione dell’avversario. Parlo un attimo da tifoso, spero vivamente che ci possano dare questa soddisfazione».
Cosa manca a questa squadra per diventare ancora più competitiva? Osimhen, giovanissimo attaccante nigeriano, potrebbe essere l'uomo giusto?
«Come hai giustamente detto, Osimhen è un giovanissimo attaccante che si è riuscito a mettere in luce in questa stagione trascorsa in Francia. Potrebbe essere non solo l’elemento giusto per il Napoli di domani, ma per il Napoli del futuro. Dalla sua ha la carta d’identità. Nonostante questo, credo che il Napoli abbia bisogno di uno/due giocatori di livello internazionale per esperienza. Giuntoli saprà sicuramente come rendere nuovamente questa squadra competitiva e fare il salto di qualità, visto che ha già allestito una squadra forte».
Un'altra città in cui ha avuto il piacere di lavorare è quella di Castellammare di Stabia. Che ricordi ha di questa esperienza?
«Ho lavorato solo un anno a Castellammare. E, ho avuto la fortuna di vincere la C2. Il campionato vinto è quello più forte mai visto in Serie C perchè c’erano tra le 7 e le 8 squadre che lottavano per la promozione. La rosa che avevo allestito non era forse la più forte tecnicamente. Ma, la nostra forza era il gruppo. Ho sempre ritenuto che per fare buone stagioni bisognasse avere un gruppo compatto e forte. Questa è sempre stata una mia caratteristica. In quella stagione gli stabiesi si erano allontanati dal Menti. Giornata dopo giornata, siamo riusciti a farli nuovamente avvicinare e venire allo stadio. Il mio grande rammarico fu che la gente non festeggiò la promozione. Ho riportato il club dove l'avevo trovato, ossia in C1. E, l’anno successivo la Juve Stabia è riuscita a conquistare anche la promozione in B, categoria in cui merita di stare».
A differenza del Napoli, alla ripresa, la Juve Stabia sembra essersi smarrita. Come potrebbe fare Mister Caserta per far venire fuori la cosiddetta cazzimma che serve in queste ultime giornate?
«In questo rush finale servirebbe il calore dei tifosi. Ma, sono convinto che riusciranno a farlo sentire anche se non possono andare al Menti. In questi giorni sono stati e saranno sempre più vicini alla società e ai giocatori. Caserta ha le potenzialità per fare bene. E i giocatori non sono degli sprovveduti. Sono i primi che vogliono uscire da questo momento e conquistare la salvezza. Che deve fare Caserta? Sicuramente deve cercare di resettare tutto. Bisogna pensare unicamente al noi, non all’io. E, cercare di mettere il bene della squadra al primo posto. Poi bisogna lavorare, lavorare e ancora lavorare. In queste ultime giornate devono dimostrare l’attaccamento a questa maglia e a questa città».
In questi giorni è stato ufficializzato il non rinnovo di Mister Capuano all'Avellino…
«Capuano ha fatto forse la migliore stagione da quando allena. Ho sempre detto che mi ricorda quel medico che è in grado di salvarti la vita senza usare il defibrillatore. E, questa è una cosa che ha fatto con tutte le squadre in cui è stato perché è un grande allenatore. Lo avevo portato a Modena in cui c’era una brutta situazione, ma ad Avellino ne ha trovata una ancora peggiore. La squadra è stata costruita male perché Di Somma ha avuto pochissimo tempo a disposizione. Non solo è riuscito a tirarla fuori da situazioni difficilissime, ma è addirittura riuscito a farla qualificare ai playoff. Non ho capito perché il matrimonio con Di Somma non sia andato a buon fine. È un vero peccato questo non rinnovo perché lo avrebbe meritato. Ma, se la società ha scelto così, bisogna accettare la decisione e andare avanti. Mi auguro però che l’Avellino possa tornare dove merita».
Attualmente si stanno disputando i play off di Serie C. Qual è la squadra favorita che potrebbe conquistare l'ultimo posto per la Serie B?
«Se mi avessi fatto questa domanda qualche giorno fa, ti avrei detto il Padova. Ma, mi sono dovuto ricredere (ride, ndr). Al di là della situazione che si sta vivendo, i playoff erano, sono e sempre saranno un terno al lotto. Novara, Ternana e Juve potrebbero essere quelle che hanno la meglio, complice la lunga rosa e l’esperienza di alcuni giocatori. Tutti dicono che la squadra favorita sia il Bari. Ma, occhio alle squadre che ho citato prima».
Nella sua lunga carriera ha scovato diversi giocatori, come Quagliarella o Calaiò Come fa a capire se un giocatore ha potenzialità?
«Bisogna avere la fortuna di avere degli ottimi collaboratori. Per scoprire giovani talenti è importante fare questa attività di scouting, circondandosi di uomini fidati. Posso dire che in questo campo sono stato molto fortunato, perché ho sempre avuto attorno persone che mi hanno segnalato sempre degli ottimi giocatori. Ad ogni segnalazione io poi andavo a vedere il giocatore di persona. Oltre ai giocatori citati, ne ho scovati tanti altri. Bisogna vedere le capacità tecniche-tattiche, ma anche il carattere. Dopo questo, devi avere allenatori che hanno la capacità di essere dei maestri del calcio. Qualche giorno fa, l’Avellino ha presentato il suo settore giovanile e ha parlato di cantera. Non bisogna fare confusione tra cantera e cantero. Cantera è un termine spagnolo che serve per indicare le scuole giovanili gestite dalle società sportive. Ma, il cantero è un’altra cosa ed è proprio questo il caso dell’Avellino, altro che cantera. A livello giovanile, c’è bisogno di grande esperienza. Non basta l’entusiasmo del giovane. Io ho fatto tanta gavetta e ho avuto la fortuna di crescere e formarmi con grandi personaggi. E, ho avuto la fortuna di incontrare grandi Presidenti».
Attualmente cosa sta facendo?
«Attualmente sono disoccupato. E, sono in attesa di una società seria, che abbia la voglia di fare progetti a lungo termine. Non ti nascondo che ho una grande voglia di rientrare ma, per evitare gli errori che ho fatto ultimamente, valuterò le situazioni societarie che mi si presenteranno facendo una scelta ponderata. Vorrei poter mettere nuovamente a servizio tutta la mia esperienza di direttore sportivo».
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