Gigi Pavarese
«Assieme possiamo vincere questa partita casalinga». Firmato Luigi Pavarese. L’ex ds di Napoli, Torino e Juve Stabia analizza, con la razionalità che da sempre lo contraddistingue, il delicato momento che l’Italia tutta sta vivendo. «Stiamo giocando una partita casalinga che non possiamo assolutamente perdere – sottolinea l’esperto dirigente –, dobbiamo restare compatti per vincere questa battaglia contro il Covid-19. In questo frangente noi tutti dovremmo lasciare la parola ai virologi e seguire le loro indicazioni, non si può far altro che navigare a vista cercando di comprendere cosa accadrà nelle prossime settimane. La salute viene prima di ogni cosa, pertanto concordo con la decisione di fermare i campionati anche se, onestamente, mi sarei fermato prima mettendo in secondo piano i diritti televisivi. I tempi dell’Uefa poi sono stati biblici, è stato assurdo anche solo ipotizzare di giocare Barcelona-Napoli nel contesto che si era venuto a creare. Lo stesso discorso vale chiaramente per le sfide di Europa League di Roma e Inter, rinviate solo poche ore prima del calcio di inizio. Mi auguro che presto o tardi si riprenda a giocare, soprattutto perché ciò vorrebbe dire aver superato questo momento storico molto delicato». Ripartire di qui a due mesi potrebbe di fatto stravolgere gli equilibri dei tornei sin qui disputati. «Sotto il piano della condizione atletica potrebbero bastare due o tre settimane di preparazione per reggere sino a giugno, stilare una tabella di marcia idonea è ampiamente alla portata degli staff dei club. Ciò che andrà compresa sarà l’organizzazione dei calendari delle varie competizioni, soprattutto per le squadre impegnate nelle coppe europee. La Lazio sarà favorita in tal senso e lo stesso Napoli, qualora dovesse essere eliminato dalla Champions League, potrebbe giovare dei minori impegni in calendario per cercare di riguadagnare qualche posizione. Senza dimenticare, ovviamente, che occorrerà comprendere cosa si deciderà per la Coppa Italia dato che da questa competizione dipende un piazzamento europeo. Per la serie B e C l’unica soluzione sarà compattare ulteriormente il calendario di quei play-off che già normalmente prevedono alcuni turni ogni 3 giorni». A proposito di seconda e terza serie, Pavarese dispensa parole al miele per tre allenatori alla guida di formazioni campane. «Filippo Inzaghi, Fabio Caserta ed Ezio Capuano meritano una menzione speciale al di sopra di tutti gli altri – spiega il ds –, sono tre grandi allenatori che stanno realizzando imprese eccezionali. Al di là delle potenzialità del Benevento, Inzaghi ha portato mentalità e fame in una rosa che sta gestendo con grande sapienza. Quando penso a lui mi torna alla mente la trattativa saltata all’ultimo istante ai tempi del Napoli, avevamo chiuso l’accordo con il Parma prima che segnasse in Coppa delle Coppe facendo saltare il banco. Anche il Caserta calciatore rappresenta un mio rimpianto, volevo portarlo a Messina quando era all’Igea con Millesi, poi non se ne fece niente per volere della società. Da tecnico sta facendo benissimo, seppur con qualche difficoltà in più rispetto alla scorsa stagione che può essere ricondotta alla differenza di categoria. Mi risulta a tratti difficile interpretare l’altalena di risultati della Juve Stabia, anche se non dobbiamo dimenticare che la serie B è un campionato bellissimo in cui bastano 3 partite per passare dalla zona playout a quella playoff e viceversa. Fabio conosce l’ambiente e sa in tal senso interpretarne gli stati d’animo, è di certo l’uomo giusto per condurre le vespe alla salvezza». Un discorso a parte merita Capuano. «Ezio ha ereditato una situazione complessa in cui è riuscito, con testardaggine e dedizione, a valorizzare l’operato di un Salvatore Di Somma dimostratosi in grado di costruire un’ottima squadra pur disponendo di risorse minime. Calcisticamente sono cresciuto proprio con l’ex capitano biancoverde e Antonio Iuliano, dunque sono felice che l’Avellino sia stato affidato a lui. Ezio è in grado di rimettere in vita una squadra dall’elettrocardiogramma piatto senza bisogno del defibrillatore e sa leggere le partite come solo Bianchi e Mondonico, la salvezza degli irpini non mi ha sorpreso. A frenarne la carriera sono alcuni aspetti del suo carattere che andrebbero limati». Nessun dubbio sulle speranze di fine stagione. «Il mio cuore batte soprattutto per il Napoli e la Juve Stabia, due piazze che hanno dato tanto sia al Pavarese uomo che dirigente. A Castellammare sono stato davvero benissimo, porterò sempre dentro di me il campionato vinto nella stagione 2009/10 con una rosa che, seppur non fosse la più forte del girone C, ha voluto ardentemente quel risultato. Guardando gli organici di Catanzaro, Cisco Roma e Brindisi, con Rastelli ci siamo aggiudicati probabilmente il torneo di serie C2 più difficile di sempre. Dispiacque solo che la città, ancora scottata dalla retrocessione dell’anno prima, non festeggiò quella promozione come i ragazzi avrebbero meritato. Poi c'è l’Avellino, club che mi ha cresciuto sportivamente e mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con il grande calcio. Mi auguro che queste tre squadre riescano a raggiungere i propri traguardi riconsegnandoci quella normalità che tanto sogniamo». Il calcio è vita, tornare a sognare è possibile.
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