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SPECIALE ''SOCIAL WORLD''. L'INTERVISTA : a Vico il regista Ivan Cotroneo

Bullismo, omofobia e discriminazione al centro dell'aperitivo stampa

tempo di lettura: 4 min
di Angelina Scarpati
24/07/2016 08:43:07
SPECIALE ''SOCIAL WORLD''. L'INTERVISTA : a Vico il regista Ivan Cotroneo

E’ giunto a Vico Equense Ivan Cotroneo per presentare la trasposizione cinematografica tratta dal libro-denuncia “un bacio” di cui il regista, famoso per la collaborazione con Ozpeteck e la realizzazione di  molte serie TV è stato autore . Ha rotto il ghiaccio della prima giornata di lavori con una lunga intervista. 

E’ rimasto sorpreso dal successo del suo libro?

Il successo di questo film è venuto dopo, oltre la distribuzione. E’ uscito il 31 Marzo, ma poi abbiamo continuato a portarlo in giro, nelle scuole,è stato proiettato nelle assemblee e continuerà a girare a Settembre nelle scuole. C’ è stata una proiezione al Ministero della Pubblica Istruzione che è stata voluta dal Ministro Giannini che ha visto il film e ha deciso di usarlo per la campagna contro il bullismo che partirà a Settembre. Io sono molto contento perché questo film che ho scritto è pensato proprio per poter parlare ai ragazzi.La risposta dei ragazzi è sorprendente.

Perché iniziative come queste che abbiano ad oggetto l’incontro?

L’importanza deriva dal fatto che si lascia agli spettatori che hanno la possibilità di conoscere i nostri interessi in questo momento. Il film e le presenze di questo festival sono presenze che cercano di raccontare la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature. Sono storie di persone molto diverse, però tutte che vogliono raccontare la realtà attraverso diverse scelte.

Dai Suoi libri la trasposizione cinematografica: quale censura ha utilizzato?

Una bellissima domanda anche perché ho dei produttori che si fidano di me. Devo a loro il mio esordio alla regia (…). Man mano che esponevo le mie idee nel corso della produzione, loro mi hanno ascoltato come genitori e  mi hanno affidato la regia. (…)Abbiamo raccontato quella stagione della Vita-quella dei 16 anni- in cui non essere invitati ad una festa è una tragedia immane; il primo bacio crea un imbarazzo grandissimo.

Paura, omofobia, un libro che un po’ di animi e che nasce in un momento in cui c’è un vuoto legislativo e culturale. Cosa pensa al riguardo?

Beh…questo film nasce proprio da questo vuoto legislativo. Ricordo perfettamente che una delle molle che mi ha fatto scrivere il libro e poi il film è stata la lettura di un terribile fatto di cronaca, di cui sono venuto a conoscenza in un momento in cui si parlava della legge Concia che prevedeva l’aggravante omofobica nel caso di reati di violenza, un’aggravante che esiste in ogni paese occidentale, tranne che in Italia.(…). Fortunatamente si stanno muovendo delle cose e adesso per la prima volta abbiamo una Legge che parla di unione civili.(…) Mi auguro che tra qualche anno si potrà guardare ai miei film come un documento che riguardino qualcosa di passato.

Oggi quale è il segreto di un bel film?

Beh…sapere questo sarebbe una tragedia, ma anche qualcosa di bellissimo. Non sapere come andrà un film è quello che ci spinge a lavorare con entusiasmo.(…)Bisogna avere un desiderio di necessità di raccontare le storie e voglia di condividerle con gli altri avendo voglia di raccontare il mondo così come lo vediamo.

In sala stampa, più volte, abbiamo ribadito l’importanza del cinema di denuncia, al centro della rassegna. Lei da regista, effettivamente attivo in questo campo, quale potenza attribuisce al linguaggio del cinema nel raccontare storie forti e di denuncia?

Attribuisco una potenza fortissima al cinema ed anche alla TV. Io attribuisco al racconto una grande capacità di muovere il racconto. Quando giravo le scuole con il mio libro, ovviamente, gli atteggiamenti sull’omofobia e sul bullismo erano molto differenti a seconda delle scuole, degli ambienti e degli insegnanti. Una scuola in particolare mi ha colpito, una scuola romana perché i ragazzi volevano sapere delle cose in modo molto dettagliato, erano molto preoccupati dell’offesa. Erano persone che volevano sapere come comportarsi. Soltanto dopo l’incontro, io ho saputo che erano attenti al  tema perché un ragazzo pochi mesi prima aveva tentato il suicidio, ovviamente le storie quando ci riguardano, ci cambiano, ma non possiamo aspettare che succedano cose del genere perché le cose cambino. Il potere delle storie sta in questo: far appassionare ad un tema, una storia, fartela vivere. Questo protagonismo esiste in ogni storia: quelle letterarie e, con l’efficacia dell’immagine, anche in quelle cinematografiche. In più c’ è un’idea della rappresentazione visto che viviamo in un mondo pieno di audiovisivi in cui le persone e le cose rappresentate esistono. Non raccontare certe cose significa cancellare determinate realtà. Non raccontare certe cose significa discriminare.

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