Il balsamario a forma di sirena (Foto MANN)
Dalla necropoli arcaica sita a Gragnano in via dei Pastai, in località Madonna delle Grazie, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La Soprintendenza ABAP per l'area metropolitana di Napoli esporrà un balsamario plastico a forma di sirena concesso in prestito in occasione della mostra "Parthenope. La Sirena e la città" che si terrà da oggi, 3 aprile, al 6 luglio 2026. Il reperto, databile tra il 580 e il 550 a.C., proviene dagli scavi tuttora in corso all'interno di un'area privata di proprietà del pastificio Garofalo e si inserisce in un contesto di straordinario rilievo nell'ambito dell'Ager Stabianus. Oggetto di studio è una necropoli con circa 70 sepolture della prima metà del VI secolo a.C. organizzate lungo un antico tracciato stradale e caratterizzate, nei nuclei più monumentali, da evidenti strategie di autorappresentazione sociale.
Il balsamario, realizzato in terracotta a stampo e rifinito a mano, conserva tracce di colore. Il volto, con occhi a mandorla e sorriso arcaico, è incorniciato da lunghe trecce, il corpo è ornitomorfo, con ali accennate e coda a ventaglio. Deposto ai piedi del defunto insieme agli altri elementi del corredo, richiama un'immagine ricorrente nel mondo antico: la sirena come figura di passaggio, legata al viaggio oltre la vita. Un rinvenimento recente che, grazie al prestito, entra nel racconto della mostra del MANN, contribuendo a costruire, tra archeologia e mito, la lunga storia di Partenope. La mostra sarà dedicata al lunghissimo rapporto della sirena con la città di Napoli tra storia, miti, archeologia e antropologia culturale, dal primo insediamento greco sul promontorio di Pizzofalcone fino ad arrivare alla street art della Napoli contemporanea. Il progetto espositivo conta su più di 250 opere, datate dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea. Di grande rilevanza e prestigio sono i prestiti concessi da più di quaranta musei non solo italiani, ma anche europei ed americani. La mostra si avvale di un comitato scientifico multidisciplinare e ha potuto contare sul fattivo coinvolgimento delle soprintendenze e degli atenei presenti sul territorio campano. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Partenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. Come spesso accade quando un personaggio o un tema diventa patrimonio comune, però, la sua conoscenza si sfuma e si perde in rivoli e varianti.
Il percorso espositivo si propone dunque in primo luogo di fare chiarezza sulla forma delle sirene e sulla progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri attraversano nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello e poi, nell’Alto Medioevo, a donne con coda di pesce. Prendendo le mosse dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo narrato da Omero, si illustrano le vicende mitiche di cui le sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes. Un articolato apparato multimediale accompagnerà l’esposizione dei materiali, al fine di comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti.
Ampio spazio sarà dato alla storia dell’abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone, con la presentazione di materiali fino ad ora mai esposti, in parte provenienti da collezione privata e in parte restituiti dai recenti scavi per la Metropolitana, che permettono di datare la fondazione del sito all’VIII secolo a.C. e di precisare la rete di scambi commerciali e culturali in cui questo era inserito. La mostra accompagna poi il visitatore alla scoperta della funzione rituale e politica della Sirena a Neapolis, la “Città Nuova” fondata a poca distanza da Partenope alla fine del VI secolo a.C., e il permanere di questo personaggio nella storia, nella produzione artistica, musicale e audiovisiva, nella religione della città moderna e contemporanea. L’iniziativa prevede anche la realizzazione proprio nell’Atrio del MANN di un’opera site specific, a cura di Francisco Bosoletti, dedicata al tuffo suicida di Partenope, evento generativo della città.
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