Risulta sicuramente difficile parlare di Shoah ad un pubblico di ragazzini distratti, pieni di sé o abituati a pensare che il dolore, le emozioni, le paure passino attraverso il filtro degli smiles stereotipati di un social network o, per dirla con le parole del prof. De Matteis, docente di Antropologia ,oggi presente alla commemorazione, “anestetizzati da Maria De Filippi”. Un parterre d’eccezione quello di oggi che ha visto confrontarsi diversi punti di vista: quello antropologico, quello dei testimoni-ormai indiretti- e quello dei docenti che di Shoah parlano ai giovani. Quella di oggi è stata una giornata dedicata a “nutrire la Memoria”, come ha ricordato la Preside dell’Istituto Salvemini, prof.ssa Fiorentino, che ha ribadito la centralità della figura del prof. Avitabile nella realizzazione dei materiali presentati durante l’incontro, e a “meditare” perché, come ha ricordato l’avvocato Ruocco, la giornata della memoria non si esaurisca in poche ore . Il docente, prof. Avitabile, ha ribadito il suo ruolo definendosi l’ adulto che accompagna il giovane, su un doppio piano: quello della conoscenza e quello delle emozioni, emozioni nutrite attraverso la Letteratura. Non è un caso che il documentario realizzato dagli studenti ripercorresse la vicenda facendo riferimento a colui che, grazie ad Auschwitz, si scoprì scrittore: Primo Levi, anche se, ha ricordato l’avvocato Ruocco ( che in occasione della giornata ha presentato il libro “Il buco Nero della Shoah”, scritto grazie all’impegno del prof. Avitabile) nessuna immagine può rendere la tragedia della disumanizzazione e della “smaterializzazione della carne”, carne divenuta fumo. Una tragedia portata avanti attraverso una modalità unica nel suo genere: un’ organizzazione sistematica, mai incontrata nei successivi genocidi. Ciò che la accomuna a tutte le altre violenze della Storia, invece, è l’eterna lotta tra bene e male.
Un pensiero è, poi, andato a tutte le forme di ghettizzazione ancora in corso che, ha ricordato il prof. De Matteis, si nutrono di dinamiche sociale e che ci costringono e costringono soprattutto i giovani, a stare sempre in guardia, a dire di no alle angherie, all’ emarginazione perché Auschwitz è stato questo, ricorda il professore da un punto di vista privilegiato- quello di chi studia la bellezza della diversità umana- una macchina organizzata nata per distruggere la diversità: dal dissenziente all’omosessuale e di cui i giovani, “la speranza per il futuro”, come ha ricordato la preside, dott.ssa Fiorentino, non possono non essere a conoscenza anche se, a giudicare dai troppi cellulari oggi in sala, dagli schiamazzi provenienti dalla platea di giovanissimi, pare quasi che tutto sia scontato, lontano per questi ragazzi che, un giorno, quando non ci saranno testimoni né diretti né indiretti, saranno chiamati a mantenere vivo il ricordo di ciò che fu, che si spera non sarà più, ma che potrebbe ripetersi. A chiudere la manifestazione, la proiezione del filmato realizzato dai ragazzi dell’Istituto Salvemini e l’apertura della mostra fotografica che ripercorre questa immane tragedia, a partire dalle origini dell’anitisemitismo.