Cultura & Spettacolo
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Sorrento Jazz 2018. Simona Molinari incanta la platea sorrentina con il progetto «Loving Ella» in scena al Teatro Tasso

L'artista napoletana si racconta in esclusiva ai nostri microfoni, tra Ella Fitzgerald, il senso profondo dell'amore e qualche anticipazione sul prossimo disco in uscita nel 2019

tempo di lettura: 11 min
di Giovanni Minieri
15/12/2018 14:33:23
Sorrento Jazz 2018. Simona Molinari incanta la platea sorrentina con il progetto «Loving Ella» in scena al Teatro Tasso

Foto: Antonino Fattorusso

“Le persone diventano vecchie quando smettono di inseguire i propri sogni, perciò Ella mi ha conferito il dono dell’eterna giovinezza”. Parole e musica di Simona Molinari, cantautrice napoletana che ha aperto la 19° edizione del Sorrento Jazz Festival, promosso dal Comune di Sorrento nell’ambito della sempre stuzzicante rassegna “M’Illumino d’Inverno”.
La città del Tasso diventa ancora una volta capitale di cultura e spettacolo, accarezzando la storia della musica jazz attraverso il progetto “Loving Ella”: uno show tra narrazioni e sonorità che proietta il pubblico in una dimensione onirica da cui non vorrebbe mai separarsi.
Simona Molinari ed Ella Fitzgerald unite da un filo conduttore che non si spezza mai. La regina del jazz italiano non è mai ordinaria, ma continuamente alla ricerca di nuove sperimentazioni sonore ed artistiche dove il fulgido talento va di pari passo con una voce che entra dentro. Toccando le corde dell’anima.
“Loving Ella” è un omaggio alla più grande cantante jazz della storia, diventata fonte di ispirazione per Simona Molinari fin dalla tenera età grazie al suo spirito ed a quella sfrenata voglia di vincere che l’ha poi portata a coronare il suo sogno. La forte determinazione alla base del successo, perché la giovane artista partenopea non ha mai snaturato le proprie passioni, mostrando il coraggio e la sana incoscienza di proporre il swing nelle radio con una risposta di pubblico eccezionale. Tutte le fasce di età ai piedi di una voce raffinata ed ammaliante, che ha già sedotto in due edizioni l’esigente pubblico del Festival di Sanremo ed è ormai pronta a lanciare il sesto album di inediti anticipato dall’elettrizzante singolo “Maldamore”.

Il Teatro Tasso è il luogo privilegiato scelto per la rappresentazione del viaggio musical-narrativo “Loving Ella”, con la biografia controversa di Ella Fitzgerald raccontata con spiccata commozione tra aneddoti e brani che le han permesso di prenotare il proprio posto nella storia della musica. Un’infanzia molto complicata, vissuta tra i quartieri più problematici di New York e senza i genitori ad indicarle il cammino. La musica come valvola di sfogo e salvezza, ed il palcoscenico come surrogato di quell’amore che è sempre stato croce e delizia nell’arco della sua vita. Una ricerca continua di legami forti, messa sempre a dura prova dalla vita frenetica così come dal successo proprio di una star di fama mondiale. Ella Fitzgerald è un esempio di vita: una donna che non ha mai smesso di cantare e raccontare la gioia anche quando la malattia metteva a dura prova la tempra di un’artista sognatrice finchè le forze han retto il suo carattere prorompente.

Simona Molinari si prende la scena, accompagnata sul palco da Massimiliano Coclite (piano), Fabrizio Pierleoni (basso) e Fabio Colella (batteria). Interpretazioni da brividi. Una voce che sa sempre arrivare al cuore, partendo dall’espressiva “Puttin on the Ritz” per poi proseguire attraverso una toccante “Dream a little dream of me”, la potente e intensa “Smoke gets in your eyes” fino alla soave “Somewhere over the rainbow”. Dopo alcuni medley, i pezzi che han segnato la storia recente di Simona Molinari. Il singolo di esordio “Egocentrica” presentato a Sanremo 2009, la trascinante “In cerca di te” e la bellissima “La Felicità” che ha partecipato nuovamente alla kermesse canora più importante d’Italia appena 4 anni più tardi. Il colpo di scena è però ancora dietro l’angolo: dopo il saluto degli artisti alla platea sorrentina in un Teatro Tasso gremito in ogni ordine di posto, piccolo break, e poi il ritorno sul palco con l’ultima perla di bellezza sempreverde: “You’ll have to swing it (Mr. Paganini)”. Al termine della performance solo applausi scroscianti a tributare il meritato riconoscimento ad un’icona del jazz poliedrica e versatile come poche nel territorio nazionale.

C’è tanto di Simona Molinari nell’intervista concessa in esclusiva ai nostri microfoni in occasione del Sorrento Jazz Festival. Il progetto “Loving Ella”, il senso dell’amore, così come qualche anticipazione sul prossimo disco in uscita nel 2019. Tanti spunti interessanti per gli amanti dell’artista napoletana, ospite d’eccezione nella sua terra.

Un vero onore averti qui a Sorrento per promuovere il tuo progetto “Loving Ella”. Vuoi parlarcene in maniera più approfondita?

“È un viaggio all’interno del quale prendo per mano gli spettatori, compiendo insieme a loro un percorso virtuale. Mentre racconto Ella rivivo anch’io l’essenza del personaggio, e con la platea procedo lungo un tragitto alla scoperta degli aneddoti meno noti che riguardano la vita della star americana. Tutto il mondo conosce Ella dal punto di vista artistico, ma pochi hanno approfondito la sua vita privata. In realtà esiste pochissimo materiale, anche perché lei era poco incline a condividere la propria sfera più intima. Mi son presa la briga di documentarmi, ed ho scoperto che quanto Ella esprimeva sul palco era completamente diverso dal proprio vissuto quotidiano. In scena rappresentava divertimento, ottimismo ed energia pura, mentre la realtà che affrontava era invece quasi diametralmente opposta. Alla fine del percorso son poi giunta ad una conclusione personale che svelerò soltanto a coloro i quali resteranno incollati alle poltrone fino al termine del concerto! Si tratta del messaggio che mi è giunto inconsciamente ascoltando Ella”.

Quando nasce il tuo amore per Ella, e cosa ti ha poi spinto ad approfondire il personaggio in tutte le sue sfaccettature?   

“Possiamo dire che da piccolina, quando mi chiudevo nella mia stanza arrabbiata con i genitori che mi avevano sbattuto in faccia qualche no, alzavo il volume ascoltando tanta musica. Una volta, per pura combinazione, ascoltai la voce di Ella e mi colpì subito. Avevo soltanto 8 anni per cui non sapevo esattamente spiegare cosa mi avesse esattamente emozionato di quella voce straordinaria. Poi dopo aver letto tanto sulla sua vita, in particolare diversi aneddoti, ho capito finalmente cosa mi avesse colpito. Era qualcosa che andava al di là di timbro, tecnica e repertorio, più rivolto verso le sue forti motivazioni ed uno spirito fuori dal comune. Ma questo lo racconterò sul palco…”

Napoletana di nascita, quali radici sonore sono solite accompagnarti lungo il tuo percorso creativo?

"La musica è da sempre dentro di me, avendomi accompagnata fin da quando ero bambina. Nella mia famiglia nessuno ha mai fatto questo mestiere, per cui credo che questo dono sia parte di me e faccia proprio parte di quella napoletanità da cui credo di aver preso quella che può definirsi amarezza ironica. Credo che il napoletano abbia in sé una sorta di amarezza interiore dovuta al fatto di avere nel proprio dna una storia difficile, ma ha il merito di riuscire comunque a vivere con ironia, camminando a testa alta e ridendoci anche un po’ su, che è proprio la grande risorsa dei napoletani. A mio parere è proprio questo aspetto a farmi sentire napoletana dentro".

Ti sei sempre definita cantautrice piuttosto che cantante. La bellissima e trascinante Maldamore a precedere la tanto attesa raccolta di inediti. Quanto ti era mancato riprendere a scrivere dopo diversi anni di concerti live?

"Per me la parte creativa è assolutamente inscindibile da quella che poi sono sul palco. Non mi piace essere soltanto una cantante, perché nel mio modo di vivere il palco la parte creativa è tanto importante quanto quella interpretativa. Quando interpreto un brano c’è sempre qualcosa che rimanda al mio estro creativo, come può essere un arrangiamento o anche la semplice reinterpretazione di quel pezzo. In quel momento, mentre sono davanti al microfono, sento che quella canzone diventa mia, potendone disporre come voglio. Poi può piacere o meno, ma tengo sempre tantissimo all’aspetto creativo. Essere tornata a scrivere a distanza di 5 anni dalla mia ultima raccolta di inediti, è per me come vivere una nuova vita. Questi sono gli ultimi concerti dedicati ad Ella, poi nel 2019 si riparte con il nuovo disco accompagnato dal classico tour. “Sbalzi d’Amore” sarà il titolo di disco e tour e non vedo l’ora di andare in giro a raccontare nuove storie, dando poi vita al nuovo spettacolo".

Puoi anticipare qualcosa in merito al tuo prossimo album? Si può dire che l’amore sarà il tema principale?

"Assolutamente! Devo dire che negli ultimi anni ho fatto meno musica “personale”, concentrandomi sulla creazione di altro, e questo mi ha permesso di scoprire tante cose differenti. Mi piacerebbe raccontare, sia nel disco che nel prossimo live, tutte le varie sfaccettature dell’amore. È un sentimento che nessuno ci insegna, ma è la molla che praticamente mantiene in vita ogni persona, secondo quanto riesca a vivere le cose belle e sopravvivere alle ferite provocate dall’amore. Credo che il male dei nostri tempi sia che a volte, durante il corso della vita, le ferite sono più forti del resto e si perde un po’ la speranza nell’amore, morendo per certi versi dentro. Quando muore la parte di una persona disponibile ad amare, muore fondamentalmente anche l’essere umano stesso. Quando parlo di amore, mi riferisco alla sua definizione in senso lato, che può essere rivolto verso un uomo, una donna, un bambino, la musica o qualsiasi altra passione. Bisogna sempre alimentare quell’amore che ci tiene in vita, altrimenti poi nascono le depressioni, le morti interiori con il rischio di essere degli autentici zombie dentro. Secondo me c’è un modo per tenere sempre in vita questo concetto di amore, e vorrei raccontare tutta la mia esperienza in questo disco. Com’è cambiata nel tempo la mia visione dell’amore., esternare il punto in cui mi trovo adesso, e condividerlo con il pubblico. Semplicemente perché sono situazioni che possono accadere a tutti, e poi ognuno può reagire in maniera diversa".

Hai avuto l’intuizione di partire dal tuo amore per il jazz, per poi adattarlo alle sonorità più popolari. L’impatto è stato devastante, conquistando subito tantissimi fan. Cosa ti ha spinto ad una scelta così, per certi versi, coraggiosa?

"La mia più grande soddisfazione è vedere ai miei concerti tanti ragazzi giovani. È difficile creare il giusto mix, perché ci sono gli amanti del jazz che non vedono di buon occhio l’elettronica, così come tanti appassionati del pop che quando sentono qualche tromba di troppo non riconoscono o non sanno collocare esattamente questo genere. Mi sento un po’ una pioniera, avendo osato dove pochi si erano azzardati ad osare in Italia. Mi fa piacere accorgermi di quanto tale sperimentazione stia prendendo sempre più piede, ed ultimamente vedo sempre più giovani appassionarsi al mondo musicale del jazz".

La città di Sorrento ha ispirato nei secoli cantanti e poeti. Quanta voglia c’è di sentire il calore della platea sorrentina, coinvolgendola con le tue splendide note?

"Devo dire che Sorrento è una citta jazz, c’è proprio un festival dedicato a questo genere musicale, ed è proprio per questo che ho voluto portare in Costiera il mio spettacolo dedicato a Ella Fitzgerald. Ci saranno tanti brani che hanno caratterizzato la storia di Ella, e poi una piccola parte dei miei brani. Unirò le due cose, raccontando quegli ascolti che poi mi hanno portato a scrivere ciò che canto adesso. Mi auguro di avvicinare al jazz chi verrà al concerto per il mio lato pop, e viceversa".

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