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Cultura & Spettacolo

Sorrento Incontra - L'arte di Gabriella Martinelli: storie di donne positive e coraggiose, raccontate in un arcobaleno di note e colori


«Ho scelto di tratteggiare l'universo che conosco un po' meglio, per poi raccontare tanto altro» 

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La rassegna culturale Sorrento Incontra mantiene sempre un occhio di riguardo per gli artisti talentuosi, e non a caso lascia risuonare le splendide vibrazioni emesse da una pietra preziosa della musica cantautoriale italiana: Gabriella Martinelli. L’artista pugliese è un uragano di energia: concentrato di carattere e dolcezza, sa trasformare le 7 note in un arcobaleno di emozioni che trascina gli spettatori in una dimensione onirica dove si torna indietro nel tempo.
Sul palco la mirabile cantautrice affresca suoni delicati pronti a dar vita a colori suadenti, che arrivano al cuore come paesaggi di artisti fiamminghi. Un talento che sa ciò che vuole perché viene dal basso, e con costanza e sacrificio sta scalando tutti i gradini con l’obiettivo di raggiungere la vetta. Con la molla della passione, che rende il panorama ancora più bello se il percorso è stato lungo e tortuoso. “La pancia è un cervello col buco” racconta storie di donne, tratteggiando l’universo femminile in tutte le sue sfaccettature. Ogni brano ha la sua protagonista: tocca poi allo spettatore scegliere a quale personaggio affezionarsi, entrando in empatia con le proprie storie di vita vissuta. Sono storie nelle storie, ognuna con un messaggio ben preciso da raccontare, ed urlato al mondo con forza affinché venga percepito senza troppi orpelli attraverso la sua voce ammaliante ed allo stesso tempo in grado di raggiungere note altissime con imbarazzante disinvoltura.
Cos’è la vita a bocca a vuota? Se lo chiede Erika, che prova sentire il sapore tra le braccia e il cuore, e l’interrogativo finale che rimanda al titolo dell’album: ha un ombelico la sua testa? L’allegria e la timidezza di Casimira con il suo viaggio senza ritorno nel mondo della fantasia, in una metafora azzeccatissima con l’arte della pasticceria. I tormenti di Giulia e la sua voglia di uscire dal buio: l’abbraccio come amorevole ricetta, ed il ballo attività salutare per lasciar confluire il pianto nel piacere. E dunque siamo tutti esseri tanto sottili da lasciarsi attraversare e intravedere, barcollando in uno spazio complicato da controllare, ma ricordandosi sempre di essere felici. In sintesi, l’arte sublime di Gabriella Martinelli.  

Partiamo dal tuo ultimo album: “La pancia è un cervello col buco”. Come nasce questo titolo, e potrebbe essere letto come una continua lotta quotidiana tra istinto e razionalità.

“È esattamente così. In realtà ho assecondato in tutto e per tutto la pancia, riconosciuta ormai come secondo cervello. Si tratta di un disco venuto fuori proprio di pancia, scritto e registrato in presa diretta come si faceva negli anni Settanta. Ci siamo incontrati con i musicisti in studio, ed abbiamo partorito questo disco che volevo pronto per essere suonato live da subito. Si tratta di un lavoro che raccoglie storie di donne: ho scelto l’universo che mi appartiene poiché penso di conoscerlo un po’ meglio, per poi andare oltre e provare a raccontare anche dell’altro”.

 Il tuo è un album dedicato alle donne, così come la rassegna “Sorrento Incontra”.  Da dove trai ispirazione per la caratterizzazione dei tuoi personaggi?

“In realtà ho ritrovato nei miei appunti molte delle storie che sono presenti all’interno del mio disco. Sono storie che nascono dai miei viaggi, ed ovviamente anche dalla mia vita. Racconto la terra dalla quale provengo che è la Puglia, rappresentata in maniera particolare da mia nonna “Ninetta” che descrivo in un brano chiamato “Ciao a te”. C’è la storia di Mary, quindi “La vagabonde” che vede come protagonista Jeanne Baret, prima donna ad aver circumnavigato il globo, travestita da uomo per seguire il suo principe azzurro. Correva il XIX secolo, alle donne venivano ancora negate alcune libertà fondamentali, ed è per questo che ho voluto raccontare il suo estremo coraggio. Le donne che amo tratteggiare sono tutte estremamente positive, molto coraggiose e pronte ad abbracciare ideali fortissimi. Non amano rimanere in silenzio, ma preferiscono portare con sé valori tangibili e diffonderli”.

Sarà anche perché Sorrento rappresenta un po’ la patria del caffè, ma la storia che mi ha colpito maggiormente è stata quella di Mary. Sembra che lei voglia allontanare tutte le negatività, sognando la libertà (l’America) sorseggiando una buona tazza di caffè. Qual è la sua storia?

“L’hai raccontata davvero in modo meraviglioso! Mary è una ragazza che viene dal Sud, il suo vero nome è Maria, una mia amica trasferitasi dalla propria terra fino a Milano. Anche in un posto così tremendamente lontano e diverso da quello in cui Mary è cresciuta, riesce sempre a ritrovare sé stessa in quella tazza di caffè che vuole simboleggiare le sue radici in modo forte.


Nei fondi di questa caratteristica tazzina lei cerca di immaginare il futuro, la sua America, che sta lì a rappresentare sogni e desideri di una ragazza sognatrice e molta ambiziosa, che vuole scacciar via qualsiasi forma di negatività”.  

Il cibo ed il buon vino molto presenti nei tuoi testi. Come mai questa scelta?

“Da vera donna del Sud sono una buona forchetta, amante anche del buon vino rosso. Sono perciò elementi che non possono mancare, oltre ad essere un autentico invito al mangiar bene. Per esempio in una delle tracce del disco, che poi è proprio quella che dà il titolo all’album “La pancia è un cervello col buco”, tratto la tematica dell’anoressia con un invito forte a ribellarsi ed uscirne. Non è una problematica che mi ha riguardato in prima persona, ma ho visto alcune persone a me molto vicine lottare contro questo demone. La mia ambiziosa missione è anche quella di prendere spunto dal difficile rapporto con il cibo, per andare oltre e raccontare quella che io definisco una sorta di anoressia culturale. Non posso che ringraziare rassegne come Sorrento Incontra, in un momento storico dove il nostro paese non ha il coraggio di ascoltare ed accogliere giovani artisti emergenti nel campo della musica, così come dell’arte o della scrittura. Partendo dal cibo, c’è quindi la mia voglia di portare avanti una rivoluzione”.   

Quanto è difficile autoprodursi e autopromuoversi?

“Indubbiamente non è semplice. Io ce la metto tutta, costruendo pian piano la mia piccola squadra. Il mio secondo disco è frutto di autoproduzione, ma non ti nascondo che il mio sogno sarebbe quello di realizzare un terzo album con l’aiuto di una realtà che possa darmi una mano più forte. Sono contenta di come sono andate le cose finora, perché ho suonato tantissimo insieme ai miei musicisti, portando la nostra musica in giro per il mondo. In passato mi sono esibita anche da busker in strada, senza perdermi d’animo, perché il mio desiderio è quello di far arrivare le mie canzoni al maggior numero di persone possibile”.

Hai partecipato a The Voice of Italy, poi tanta gavetta tra club e festival. Quanto la fame, la voglia ti emergere sono stati importanti per farti strada in questo mondo?

“La fame è il motore di tutto. Se non c’è quel movimento di pancia, non puoi coltivare questa passione né pensare di poter fare un giorno questo lavoro. È importante fare tanta gavetta: io l’ho fatta, la sto ancora facendo e probabilmente ne farò tanta ancora! Ho voglia di rinnovarmi e migliorare continuamente. Sto scrivendo cose nuove lontanissime da quelle fatte finora, perché bisogna continuamente mettersi in discussione per svolgere questa professione. Ogni passaggio è importante. Ho partecipato a The Voice in un preciso momento della mia vita, e mi ha insegnato tantissimo, come ad esempio cantare davanti ad un pubblico numerosissimo. Un’altra esperienza alla quale devo tanto è “Come to my home”: un progetto che unisce artisti da tutto il mondo, aventi estrazione culturale e musicale completamente diversa. Questo programma mi ha visto in giro per il mondo, dalla Spagna fino all’Africa, ed è stato qualcosa di strepitoso perché impari ad abbattere qualsiasi tipo di muro, aprendoti alla cultura musicale degli altri e rubando allo stesso tempo qualche piccolo segreto”.

Si nota all’ascolto grande potenza e ricercatezza anche negli arrangiamenti. Quali artisti hanno influenzato la tua produzione?

“Sono sicuramente tantissimi, tanto che l’ultimo lavoro suona cross-over riflettendo proprio i miei ascolti molto variegati. Vanno dalla musica d’autore come Lucio Dalla, Ivano Fossati e Luigi Tenco, passando per il teatro canzone con Giorgio Gaber, fino al rock di Bruce Springsteen. Nell’ultimo periodo sto invece ascoltando artiste donne a mio parere pazzesche come Lianne La Havas e Umi”.

Prossimi appuntamenti in programma da qui a fine 2019?

“Porterò in giro ancora per un bel po’ “La Pancia è un cervello col buco”, almeno fino alla fine dell’anno. Sarò presente a Bienno a fine agosto, poi aprirò Danilo Rea e Peppe Servillo in Campania, quindi ancora in giro a Torino, Milano e Firenze. Allo stesso tempo sto scrivendo tantissimo, ed alla fine del tour mi dedicherò all’arrangiamento dei nuovi brani”.

 



Sorrento Incontra - L'arte di Gabriella Martinelli: storie di donne positive e coraggiose, raccontate in un arcobaleno di note e colori

venerdì 9 agosto 2019 - 17:40 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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