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Cultura & Spettacolo

Sant'Agnello - Tony Tammaro illumina la prima edizione del Sant'Agnello Street Food


L'artista napoletano ai nostri microfoni: «La mia musica è antidepressiva, naturale e senza effetti collaterali»

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Street Food in festa nel cuore della Penisola Sorrentina, ed in particolare a Sant’Agnello, dove la zona tra Via Diaz e Piazzale Angri diventa preda dei più esigenti buongustai. Dal 7 al 9 giugno il progetto dinamico della cucina a tre ruote si trasforma in momento imperdibile per gli amanti di dolce e salato, rivisitati in chiave gourmet per andare incontro ai palati più raffinati.
Gastronomia di livello top ma non solo, perché la prima edizione del BeeStreet Festival in territorio santanellese prevede iniziative finalizzate allo svago sotto diversi punti di vista, dalla grande musica fino al raduno di Vespa e Lambretta previsto per la mattina di domenica 9.
L’ospite d’onore della giornata inaugurale è Tony Tammaro, accolto da una folla di seguaci in delirio, cresciuti con canzoni e gag di comicità travolgente fin dai tempi di Tamarradio, popolarissima trasmissione tv che ha segnato un’epoca. L’amore incondizionato verso l’artista napoletano è evidenziato da uno striscione che campeggia su un balcone alla sinistra del palco, che recita a caratteri cubitali “Benvenuto Maestro”.
Le esibizioni di Tony Tammaro non sono mai banali, ma sempre all’insegna di un pizzico di sana improvvisazione e con l’indispensabile ricerca di empatia con i fan, chiamati a più riprese sul palco per i vari happening che rimandano ai pezzi più amati nel corso di una carriera trentennale ricca di successi.
La chiave del successo dell’artista cresciuto nel Rione Alto di Napoli? Sicuramente l’attenta osservazione delle vita quotidiana, riuscendo a cogliere con trascinante ironia situazioni e problemi in cui tutti noi potremmo imbatterci giorno dopo giorno. Un artistica atipico. Fuori da qualsiasi tipo di canone e schema. Grande tecnica strumentale per uno stile che sa rapire e far ridere a crepapelle. Perché l’ilarità è la miglior medicina ed il più efficace antidoto allo stress.
La serata si apre con un tocco lirico grazie alla sempre apprezzatissima poesia “Il mio cano”. Ciò che contraddistingue ogni concerto di Tony Tammaro, rendendolo unico e irripetibile, è la continua interazione tra l’artista e la sua gente. Ecco perciò un fan salire sul palco per la parte dello svalvolato Michè, quindi una rappresentate dell’universo femminile a fungere da preziosa traduttrice dal brasiliano per “U Strunzu” di Joao Paulo Samento, il cantante do sentimento. Quindi esame da vero tamarro per il duetto all’ultimo grugnito di “L’Animale”, e la splendida “Aerobic Tamar Dance” con 5 elementi scelti tra il pubblico a dar vita a un balletto spassoso ed altamente esilarante.
Il maestro sciorina poi tutte le hit che han fatto la storia, colonne di sonore di tanti momenti vissuti con grande intensità. Cellulari rigorosamente accesi per “Patrizia” la reginetta di Baia Domizia, “Alla fiera della casa” e “Zio Tobia”. Una signora in prima fila tira fuori un calzino blu, ed è inevitabile partire con gli accordi di “Volo di un cazettino” con la brutta disavventura in casa della signora Gargiulo. L’amore ai tempi delle consegne di prodotti caseari raccontato da “Il mozzarellista”, proseguendo con “Mio fratello fuma scrock” per poi omaggiare una delle mete più ambite per trascorrere le vacanze estive. Montecarlo? Saint-Tropez? Nulla di tutto questo, bensì la splendida “Scalea” in alta Calabria. Infine l’evoluzione dei mezzi di trasporto: l’incidente a Casoria con il furto dei meloni sul “Trerrote”, le serate romantiche con la 127 blu nel “Parco dell’Amore” per poi chiudere il cerchio con una “Smart” di seconda mano: 900.000 kilometri e letteralmente a pezzi durante un giro di prova sulla Tangenziale di Napoli: nonostante il preziosissimo foglio della garanzia.

Al termine di un concerto che ha manda in visibilio i tantissimi fan in un Piazzale Angri letteralmente gremito, Tony Tammaro si concede per foto e autografi, rilasciando poi un’interessante intervista ai nostri microfoni.

Torni a suonare in Penisola a distanza di qualche anno.


Manifestazione sullo street food, dove si può mangiare fino alle quattro di notte, con odori e sapori che arrivano fin dentro l’anima come un peperone.

“Intanto mi fa davvero piacere che hai citato ben 3 miei pezzi che parlano di cibo! Effettivamente mentre cantavo si sentiva un forte odore di gamberoni. Sono il primo artista ad aver suonato per la prima edizione del Sant’Agnello Street Food, e spero di portare fortuna a questa bella manifestazione”.

Tanti sono i fan che ti fermano per selfie o firmare autografi. Qui a Sant’Agnello sei stato accolto dallo striscione “Benvenuto Maestro”. Ti inorgogliscono queste manifestazioni d’affetto?

“Ho iniziato la mia carriera artistica ben 30 anni fa, e se sono così fortunato da avere il sostegno incondizionato del mio pubblico, vuol dire che ho seminato bene lasciando un bel ricordo. All’inizio non mi chiamavano maestro, ora succede anche questo e mi fa davvero molto piacere”.

Musica antidepressiva, come tu stesso ami definirla. Ma allo stesso tempo con arrangiamenti mai banali e frequenti citazioni. Ti sta un po’ stretta l’etichetta di rock demenziale?

“Onestamente mi dà veramente fastidio il termine demenziale, ma ancor di più quando la mia musica viene definita addirittura trash. Questa parola significa “munnezza”, mentre invece ci sono degli studi dietro e l’artista si è impegnato duramente per produrre la canzone completa come prodotto finale. Mi piace invece descriverla come antidepressiva, naturale e senza effetti collaterali”.

Sei un attento osservatore della realtà e della vita quotidiana, spaziando con ironia dai problemi con Equitalia fino alle liti condominiali per il fumo della fornacella. Ti senti un po’ il paladino della gente comune?

“Ho sempre analizzato la società con occhio critico, tanto che sempre più spesso i docenti della facoltà di sociologia a Napoli mi invitano a raccontare le mie esperienze davanti ai ragazzi. Mi sono focalizzato non solo sul lato “tamarro” della società ma anche su quello borghese, perché quello che grida dal balcone per far spegnere la fornacella non è altro che un borghese a cui dà fastidio l’odore dei carciofi!”

Sagre, feste di piazza, ma anche concerti in teatri nazionale e internazionali. Come cambia il tuo modo di stare sul palco e trasmettere emozioni?

“Le differenze esistono inevitabilmente. In piazza il pubblico è solito essere distratto, perché ci sono bancarelle, giostre, luci e colori. Devi perciò gridare e fare quasi l’animatore da villaggio turistico per tenere a bada tutti i presenti. A teatro c’è un silenzio incredibile: l’atmosfera è senz’altro gradevole, perché  la platea è attentissima, ed anche un semplice respiro va a scatenare una reazione o una risata”.

L’ultimo tuo lavoro discografico risale al 2015, poi grande schermo con Biagio Izzo e Ascanio Celestini per Achille Tarallo. Che esperienza è stata e quali sono i tuoi programmi futuri?

“Dopo 30 anni di onorata attività, un giornalista molto importante ha deciso di scrivere la mia biografia. Gli avevo chiesto di aspettare un po’ per raccontare qualche altra bella storia, ma invece ha deciso di pubblicarla adesso. Tra settembre e ottobre uscirà quindi un volume sulla vita di Tony Tammaro”.

Non c’è vicolo senza Super Santos. Da quello che caccia via le nuvole su Napoli, fino alla passione comune per le ragazze della Volalto 2.0 Caserta.

“Ho iniziato giocando a calcio nel Rione Alto di Napoli, e come ben diceva Samuele Bersani, il pallone rimaneva spesso incastrato tra le 127. Facevo qualche partitella ed ho seguito il calcio fino a quando non ha iniziato a trasformarsi in uno sport violento. Da allora sono passato al volley femminile che è un gran bello sport, sono felice che questa passione ci accomuni e Forza Volalto!”


domenica 9 giugno 2019 - 09:43 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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