Si è svolta ieri sera, 30 giugno 2016, nell'ambito della rassegna "Positano -mare sole e cultura", la presentazione del libro: "Un anno per un giorno" di Massimo Bisotti.
La splendida terrazza dell'hotel "Marincanto" di Positano, ha fatto da cornice per questo secondo appuntamento della rassegna "mare sole e cultura", giunta ormai alla sua 25esima edizione, che ha visto come protagonista l'acclamato scrittore romano Massimo Bisotti già autore de "La luna blu", vero e proprio caso editoriale e che, in occasione di questa manifestazione, ha appunto presentato la sua ultima opera: "Un anno per un giorno".
La storia narra di Alex Gioia uno dei più famosi cantanti italiani. La sua vita, baciata dal successo, è attraversata da un cruccio che lo tormenta: non aver potuto vivere fino in fondo la sua storia d'amore con Greta, una ragazza più giovane di lui, conosciuta durante un evento a Napoli. Alex e Greta si sono rincorsi, si sono sfiorati, ma il momento per loro non è stato mai quello giusto.
Le vicende sono ambientate tra Napoli e Parigi che Bisotti definisce: diverse ma simili, attraversate entrambe da quell'atmosfera bohemien che le rende uniche e vulnerabili allo stesso tempo. Proprio il tempo è il motore di questo romanzo: tempo rimpianto, tempo rincorso, tempo per realizzare i propri desideri che, come quelli di Alex, il protagonista, riescono a ritrovare forma solo dopo l'incontro con Nirvana, ragazza che rappresenta quello che è la sublimazione dei suoi desideri. La preziosità del tempo, spiega Bisotti, sta proprio nel poterci ritagliare del "tempo di qualità" solo per noi, per essere noi stessi, per cercare la nostra felicità.
La serata, arricchita anche dall'intervento e dalle domande dei giovani studenti partecipanti all'iniziativa: "La scuola incontra gli scrittori", è terminata con una riflessione dell'autore, appassionato di Psicologia, sulle relazioni e sulla felicità, due dei fili conduttori della sua scrittura: "Complicare la semplicità è il problema delle relazioni moderne, avere la capacità di ammettere le proprie fragilità è la vera trasgressione. Riuscire a riconoscere la rarità e la bellezza di quello che intorno a noi non è inferno, come diceva Calvino, è la verità a cui dobbiamo tendere".