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Pompei - L'ora della preghiera, il tempo della speranza


Lettera ai pompeiani e ai devoti della Madonna del Rosario.

pavidas

Carissimi fratelli e sorelle,

stiamo vivendo insieme un momento difficile segnato dalla diffusione in Italia e in gran parte del mondo di un virus insidioso che, minacciando la salute di tutti e specialmente dei più vulnerabili, ci costringe, per difenderci, a un cambio radicale dei nostri comportamenti sociali e dei consueti modelli di vita. Pure la vita religiosa, che è parte viva ed essenziale del nostro popolo, viene ora a trovarsi nella necessità di aderire alle misure straordinarie adottate dal Governo. Essere buoni cittadini è, più che mai oggi, una condizione ineludibile per essere ugualmente buoni cristiani, anche se l’accoglienza del Decreto incontra sofferenza nei Vescovi, nei sacerdoti e nei fedeli. Le restrizioni prevedono, tra l’altro, la dolorosa rinuncia alle celebrazioni eucaristiche pubbliche. I nostri sacerdoti celebrano la Santa Messa a porte chiuse, senza fedeli, ma a conforto ed edificazione di tutti. E pur se non avremo la possibilità di celebrare l’Eucarestia insieme, non lasciamoci sfuggire l’occasione di approfondire la meditazione della Parola di Dio e la pratica della Comunione spirituale.

Stiamo vivendo, in una misura del tutto inimmaginabile, una Quaresima che ci interpella in modo straordinario sull’autenticità e sul fondamento della nostra sequela di Cristo. Lo avvertiamo in modo particolare a Pompei, la città mariana edificata dalla carità del Beato Bartolo Longo sulla devozione e sull’amore filiale alla Beata Vergine del Rosario. La preghiera è ciò che nutre e muove in ogni tempo il nostro legame con il Signore della vita e con la sua dolcissima Madre. In questi giorni, così difficili, la preghiera deve diventare il nostro conforto e l’espressione della nostra speranza, perché l’emergenza si concluda presto e si ponga fine alle sofferenze di chi è stato colpito, mentre rivolgiamo un pensiero di suffragio alle tante vittime che il coronavirus ha già fatto. La preghiera diventa anche gratitudine per i medici, gli operatori sanitari e i volontari che lavorano senza sosta per fronteggiare l’epidemia. E la preghiera si allarga, inoltre, ai disagi di un intero Paese che si trova ad affrontare una crisi economica di grandi proporzioni, tale da minacciare il futuro di molte famiglie.

Le chiese rimangono aperte per offrire la possibilità della Confessione, della Visita al Santissimo Sacramento e della preghiera personale. Resta aperto anche il nostro Santuario. Si possono altresì recitare la Supplica, la preghiera simbolo e guida della nostra devozione alla Vergine, e il Santo Rosario, la più diffusa preghiera mariana, che è in qualche modo l’altro nome di Pompei. Senza poter ricevere l’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, la preghiera è un’esigenza chiamata a colmare l’inesprimibile nostalgia della partecipazione alla Santa Messa, anche se si è dispensati dal precetto. Quale consolazione sarebbe pensare che il Santo Rosario, la “catena dolce che ci rannoda a Dio” diventasse, in questo tempo, il dolce legame di ogni famiglia, il fuoco vivo capace di animare e dare vita a una autentica Chiesa domestica in ognuna delle nostre case! La preghiera deve essere, per noi cristiani, il segno forte di questi giorni, la parola sempre viva sulle labbra e nel cuore di chi, nel colloquio costante con il Signore della vita e con la Mamma celeste, cerca la lampada che può illuminare questo cammino difficile.


Proprio in questi momenti, quando l’ordinaria vita ecclesiale è chiamata a lasciare provvisoriamente il campo a una emergenza, la preghiera, e in particolare il Rosario, esprimono a loro volta una maggiore forza. Non si può vivere una vita di fede senza rendere grazie, senza lasciarsi nutrire da ciò che rende feconda la nostra devozione.

È necessario che questo tempo abbia anche il volto della carità. In questo momento di difficoltà non possiamo dimenticare le persone sole e gli altri nostri fratelli nel bisogno. Senza l’amore concreto al prossimo la preghiera sarebbe vana, come ben sapeva il Fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, che, accanto al tempio della fede, il nostro Santuario, volle edificare il tempio della carità, i centri di accoglienza per gli ultimi e gli emarginati. In questi giorni, quasi tutte le opere sociali del Santuario, nel rispetto delle norme, continuano ad assistere bambini, giovani, mamme in difficoltà, bisognosi. È proprio vero. Viviamo tempi inediti e difficili, ma nei quali è ben visibile il segno di una sfida. Siamo chiamati a essere cristiani del qui e ora che non si lasciano intimorire e, anzi, cercano, attraverso le difficoltà, la via per rinnovare e rendere più viva e presente la propria fede. Cristiani disposti a sperimentare e a mettere in atto quelle vie che proprio una fede coraggiosa e aperta alla fantasia dello Spirito riesce a suscitare. Come ci dice San Paolo, siamo certi che niente «potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8, 39). Sappiamo, infatti, che soprattutto nei momenti più difficili Gesù è accanto a noi, proprio nel nostro cuore! Papa Francesco, come un vero padre, ogni giorno ci sostiene con la preghiera e con l’amore concreto, incoraggiandoci «a vivere questo momento difficile con la forza della fede, la certezza della speranza e il fervore della carità» e auspicando che «il tempo di Quaresima ci aiuti a dare un senso evangelico anche a questo momento di dolore».

Guardiamo alla Vergine Maria. Lei che, nelle innumerevoli prove della vita, non ha mai perso la speranza, ha mantenuto salda la sua fede e ha vissuto sempre nella perfetta carità, sia il nostro modello e la nostra guida! Il Beato Bartolo Longo, chiamato proprio da Maria a costruire la città dell’amore a Pompei, ci illumini perché sappiamo trarre il positivo da questa dolorosa esperienza, aspirando ai valori più alti e possiamo crescere come comunità civile ed ecclesiale nella vera fraternità. Dio, che è Amore, benedica, consoli e sostenga tutti!

✠ Tommaso Caputo

Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio



Pompei - L'ora della preghiera, il tempo della speranza

giovedì 12 marzo 2020 - 16:22 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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