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Cultura & Spettacolo

Pompei - Il Ministro Franceschini in visita agli scavi questa mattina per la riapertura di tre Domus


Suggestiva è stata anche la riapertura della 'Casa degli Amanti', chiusa dopo il terremoto dell'Irpinia. Osanna: «Nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio.»

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Questa mattina il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini è stato in visita a Pompei per la riapertura di tre Domus, e per il sopralluogo a seguito della conclusione dei lavori di messa in sicurezza di alcune aree del Parco Archeologico, grazie ai fondi europei stanziati con il “Grande Progetto Pompei”.

Particolarmente suggestiva e di straordinario impatto è stata la riapertura, dopo quaranta anni, della “Casa degli Amanti”, chiusa dopo il terremoto dell'Irpinia, che l'aveva resa inagibile, tanto da risultare pericolosa persino per i lavori di restauro.

Nel corso della visita, il Ministro Franceschini accompagnato dal direttore del Parco Archeologico di Pompei il Dott. Massimo Osanna, e da parte del team composto da archeologi, architetti, ingegneri e restauratori che hanno lavorato alla messa in sicurezza e alla riapertura delle Domus, ha potuto visionare ed ammirare le dimore, restituite alla collettività, che contribuiranno ulteriormente ad arricchire il già immane patrimonio culturale degli scavi.

Numerosi e costanti sono gli interventi di conservazione che regolarmente  coinvolgono quello che è uno dei siti archeologici più visitati al mondo, e grazie ai fondi stanziati dall'Unione Europea per il “Grande Progetto Pompei”, sono stati conclusi gli interventi di messa in sicurezza delle Regiones I, II e III; un piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica di Pompei, avviato nel 2014. Sono da sottolineare i risultati straordinari realizzati in tempi davvero brevi. In cinque anni sono stati eseguiti 76 lavori relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri, sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo”, ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di “Leda e il cigno”, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è stata di 92 milioni di euro.

Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a sud e via di Nola a nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidi per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidi statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree.

La perlustrazione, conclusasi con una conferenza stampa in cui Franceschini ed Osanna hanno illustrato il progetto, è iniziata con la visita alla “Casa degli Amanti”. Portata alla luce nel 1933, prende il nome dal verso inciso in un quadretto con anatre sul fondo del peristilio che recita Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele). La casa, situata nel cuore della Regio I, era chiusa al pubblico dagli anni Ottanta quando, con il sisma, si rese necessario realizzare un ordito di puntelli a sostegno della copertura dell’atrio e del peristilio, occultando e stravolgendo la lettura degli spazi e delle decorazioni della domus. Negli anni lo stato di conservazione della domus era divenuto tale da impedirvi l’accesso perfino ai tecnici. La particolarità più rilevante dell’abitazione consiste nella presenza e nella conservazione pressoché completa del secondo piano del peristilio (giardino colonnato), un tempo accessibile attraverso una scala nel portico settentrionale (di cui è visibile la traccia sulla parete di fondo). Questo secondo piano sembra essere stato aggiunto nel corso del I secolo d.C. La configurazione di questo spazio, restituisce alla percezione e alla conoscenza una soluzione architettonica (peristilio a doppio ordine), che ad oggi rappresenta un unicum a Pompei.


Fatta eccezione per le pitture delle fauces e per alcuni pavimenti del II stile, le pitture presenti nella domus furono realizzate in IV stile nel corso del I sec. d. C. In questa domus la messa in sicurezza ha riguardato anche il consolidamento della copertura e dei solai. L’intervento di ripristino delle coperture dell’atrio si è posto in continuità con la riconfigurazione che la domus aveva ricevuto nel complesso, durante i lavori di restauro degli anni trenta concomitanti allo scavo. Alcuni oggetti rinvenuti nella casa (un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso) sono esposti in una vetrina collocata nell’atrio. L’esposizione rientra nel progetto di musealizzazione diffusa, già avviata da tempo in diversi edifici degli scavi, allo scopo di ricollocare e contestualizzare i reperti negli ambienti del loro ritrovamento.

Il sopralluogo è proseguito con la la Casa del Frutteto.  Questa domus è stata interessata da interventi di messa in sicurezza, nonché dal restauro degli apparati decorativi, questi ultimi realizzati con fondi ordinari del Parco archeologico di Pompei. Limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli svolazzanti, e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Così erano decorati i cubicoli floreali della casa del Frutteto a Pompei. Una vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti di questa dimora posta su via dell’Abbondanza, che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino rinvenuti nella città. Gli affreschi raffigurano in uno degli ambienti un giardino luminoso, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una precisione di dettagli tale da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali e nell’altro, un giardino immerso nel buio della notte, con tre alberi di diversa grandezza, tra cui il grande fico con il serpente, auspicio di prosperità. A differenza di altre case dove la pittura di giardino era riservata alle sale di rappresentanza, qui la si trova nei cubicoli. In alcuni ambienti, le raffigurazioni sono, inoltre, arricchite da motivi egizi con riferimenti a Iside, probabile segno di devozione alla dea da parte del proprietario. La domus, scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951, presenta il classico impianto ad atrio, attorno al quale si dispongono vari ambienti e nella parte posteriore uno spazio verde con un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione calda in alternativa al più interno triclinio. I giardini ornamentali, sia raffigurati sulle pareti ad ampliare lo spazio visivo degli ambienti, sia come spazi verdi interni, laddove la dimora lo consentiva, caratterizzavano molte delle abitazioni dell’antica città.

Infine si è passati alla Casa della Nave Europea. La domus deve il suo nome al grande graffito inciso sulla parete nord del peristilio, dove è raffigurata una grande nave da carico, chiamata “Europa”, affiancata da altre imbarcazioni minori. La casa, il cui nucleo originario risale al III sec. a. C., ha avuto una storia edilizia complessa fatta di numerose modifiche e ampliamenti; nella sua veste attuale, presenta un ampio peristilio con numerosi ambienti disposti in successione sui lati settentrionale e occidentale. Le monumentali colonne in tufo del peristilio e le decorazioni in I stile conservatesi in alcuni ambienti serbano memoria delle fasi edilizie più antiche e dei momenti di maggiore splendore della domus. Di particolare pregio è la decorazione nel cubicolo adiacente all’ingresso, dove il finto rivestimento a blocchi di marmo colorato, tipico di questo stile decorativo, è arricchito dalla presenza, nella parte superiore della parete, di semicolonne ioniche realizzate anch’esse in stucco. Nell’ultima fase di vita della città, la domus doveva, con ogni probabilità, ospitare un’attività produttiva di tipo agricolo; il settore posteriore della casa era, infatti, occupato da un ampio spazio verde, posto su due livelli, coltivato essenzialmente a vigneto con un piccolo orto per legumi e ortaggi.

Durante la conferenza stampa il Direttore del Parco ed  il Ministro hanno ricordato come in pochi anni Pompei sia passata, dai terribili crolli ad una immediata “rinascita” ed accrescimento. Ha affermato il Direttore Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Ha concluso poi il Ministro Franceschini: “ Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia”.

“Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele”.  Oggi, ripercorrendo l'Antica Pompei e godendo della spettacolare vista inedita di “nuove” ricchezze, è stata la dimostrazione che quanto affermato dal verso, vale anche per gli amanti della cultura.



Pompei - Il Ministro Franceschini in visita agli scavi questa mattina per la riapertura di tre Domus

martedì 18 febbraio 2020 - 19:08 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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