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Lettere e Varano festeggiano la ricorrenza della secolare tradizione di Sant'Anna

E' festa soprattutto per le donne, le future mamme, in attesa del figlio, delle quali è protettrice.

tempo di lettura: 6 min
di Antonio Ziino
26/07/2019 08:34:03
Lettere e Varano festeggiano la ricorrenza della secolare tradizione di Sant'Anna

Foto della Chiesetta di Sant’Anna con la storica lapide

Anche quest’anno,  com’è antica tradizione, la caratteristica cittadina di Lettere festeggia la Santa Patrona che si venera nella chiesa cattedrale. Fuori, nel paese, è festa: E’ festa del Paese ed è festa soprattutto per le donne, le future mamme, in attesa del figlio, delle quali è protettrice. Così sant’Anna accoglie soprattutto il suo popolo femminile, insieme con “una folla di gente, d’ogni età e d’ogni condizione, che, in lungo devoto pellegrinaggio” proveniente non solo dalle località limitrofe, ma anche da paesi un po’ lontani, raggiunge Lettere. Secondo antiche notizie, la festa risale al Cinquecento, da quando, cioè, don Giovanni Miroballo, patrizio napoletano con domicilio nel castello di Lettere, donò alla Chiesa la Statua della Santa. Alcune notizie, comunque,  risalgono all’epoca del vescovo della diocesi Antonio De Miroballis. Poi la diocesi di Lettere, a seguito del concordato del 1818 tra la S. Sede e il Re di Napoli, la diocesi di Lettere fu aggregata a quella di Castellammare di Stabia.

Tutte queste belle storie che rimangono alle spalle, hanno lasciato i segni a testimonianza di lunghe tradizioni. Così, come a lettere, anche a Castellammare di Stabia,  dove a Varano, sulla facciata della chiesetta dedicata alla Santa, è posta una storica epigrafe sul diritto di asilo, rappresenta la testimonianza di una riaffermazione di determinati modi di interpretare leggi,  consuetudini e confini tra potere amministrativo-politico e ordinamenti ecclesiastici (una seconda e, forse, una terza epigrafe si trovava vicino alla Cappella dell'Annunziatella, poi scomparsa dal liceo classico, dove era custodita, durante l'occupazione delle truppe alleate).

La lapide, rimasta affissa sulla facciata della chiesetta, incuriosisce tuttora i passanti e, ancora di più, i visitatori degli scavi di Stabia.

La chiesetta di Varano dedicata a S. Anna ma che sulle antiche mappe è aggiunto il nome di S. Marco,  è ad una sola navata ed è ubicata nelle proprietà della famiglia Ruotolo, originaria di Lettere e Gragnano. Infatti, il territorio di Varano è stato sempre compreso nell'agro gragnanese e solo in tempi recenti il lato della  collina prospiciente il golfo appartiene, dopo la realizzazione della "Passeggiata Archeologica" all'area stabiese.

L'interno della chiesa è  semplice e lineare, oltre all'altare, con un quadro della Santa (una precedente tela fu trafugata), si  trovano alcune statue tra cui un san Giuseppe quasi a grandezza d'uomo, di buona fattura.

Nella nostra arcidiocesi alla Santa sono dedicate altre chiese, "conservatori", istituti vari. Particolarmente note sono la Chiesa di S. Anna in Via Licerta, sempre a Castellammare di Stabia,  e, come detto, l'ex cattedrale  di Lettere, cittadina che festeggia la sua Patrona con grandi festeggiamenti.

Poco prima degli anni Sessanta, durante lavori di manutenzione alla facciata della chiesa, la storica  lapide fu rimossa, per ragioni che non conosciamo  ma che, dopo una nostra tempestiva segnalazione, fu rimessa al suo posto originario, dove tuttora è visibile.

Ma come mai regnanti e Chiesa si discutevano tali privilegi nella nostra zona?  Bisogna innanzitutto precisare che si tratta di località una volta lontanissime dal centro urbano: si trovano in aperte estensioni di terreni, ora fortemente urbanizzate, sia dal lato di Pompei-Scafati, sia dal lato del ponte san Marco (verso S. Antonio Abate), dove è ubicata anche la grotta di san Biagio con alcune diramazioni che si dilungano fino al Ponte Carmiano. Il diritto d'asilo, dunque, il  cui concetto di "immunità" ha origini antichissime, soprattutto bibliche. E proprio la Bibbia regola tale istituto stabilendo l'asilo anche per gli omicidi involontari designando addirittura sei "città di rifugio". Dopo i "benefici"  accordati dalla Grecia a schiavi, ambasciatori, partecipanti ai giochi olimpici, molte consuetudini furono assorbite dalla civiltà romana, con notevoli progressive e mutevoli varianti.

Il Cristianesimo, obbedendo ai principi di carità e di penitenza, tende a trasformare l'Asilo nella facoltà, "spettante agli ecclesiastici" di intercedere presso le autorità civili in favore dei condannati rifugiatisi in un edificio consacrato dal vescovo; dai benefici erano esclusi i colpevoli ritenuti di reati gravissimi quali l'adulterio, il ratto, l'omicidio, la violazione della fede cattolica la lesa maestà.

Nel Settecento, conosciamo il testo dei  decreti reali: quello che si trovava all'Annunziatella, diceva semplicemente: "Qui non si gode asilo - 1788". Sulla lastra marmorea della chiesa di S. Anna a Varano, si legge:

"PER LE RAGIONI RAPPORTATE DA V.S. NELLA SUA RELAZIONE DEL 5 ANDANTE PERMETTE IL RE A D. GIUSEPPE CAUCIELLO DI GRAGNANO CHE POSSA TERMINARE LA CAPPELLA EDIFICATA SUI LIMITI DI UNA SUA MASSERIA NEL TENIMENTO DI CODESTA CITTÀ E PROPRIAMENTE NEL LUOGO DETTO VARANO CON CHE PERÒ VI SI METTA L'ISCRIZIONE DEL NON GODERVISI ASILO E DI RIMANER SEMPRE PRIVATA E LAICALE NÉ IL VESCOVO ABBIA CHE VEDERVI. LO SIGNIFICO NEL REAL NOME A V. S. PERCHÉ COSÌ ESEGUISCA E FACCIA ESEGUIRE E VIGILI ALLA OSSERVANZA. NAPOLI, 19 GENNAIO 1771. BERNARDO TANUCCI".

Si sa che i sovrani cattolici sollecitavano continuamente ai papi di non concedere - se non in casi veramente particolari - il diritto di asilo, conseguendo  risultati positivi solo a seguito di amichevoli accordi.  Sembra di particolare importanza il Concordato del 1741 tra Carlo di Borbone e Benedetto XIV  nel  cui spirito va interpretato il divieto trascritto nelle due predette lapidi. Nel documento si legge, nell'articolo XXVII, che: "...non godranno il beneficio dell'immunità le chiese rurali esistenti fuori della città e luoghi abitati, nelle quali non si conserva il Venerabile...".

Ora bisogna pensare che il centro di Varano dista da Castellammare almeno due chilometri, ma nel Settecento la distanza era molto di più in quanto il centro principale della città, cioè diciamo piazza del duomo, era di almeno quattro chilometri considerando proprio che i confini erano molto più ristretti. Il Re, comunque, con lo scopo di evitare possibili contestazioni, impose he l'erigenda cappella sarebbe dovuta rimanere sempre privata e  laicale, essendo l'immunità vietata per tali luoghi non solo, ma - si legge ancora - anche per gli "oratori esistenti nelle case dei particolari e Magnati, quantunque avessero privilegio di cappelle pubbliche e l'adito in istrada pubblica, e per tutte le cappelle delle Fortezze e Castelli chiusi, ancorché si conservasse in esse il S.mo Sagramento".

E' ovvio che le due chiese menzionate non erano né parrocchie, né filiali altrimenti non si poteva imporre il divieto di asilo.

Ora, tutto ciò non ha  senso in quanto col decreto del 17 febbraio 1861 cessava, da parte del Governo d'Italia, la validità del riconoscimento dell'immunità e si ammetteva solo che "nell'arresto di persone rifugiate in chiesa si avessero i riguardi dovuti alla qualità del luogo e le cautele necessarie affinché l'esercizio del culto non venisse turbato...".

Intanto, passano secoli. Si dice che poco cambia o è cambiato. Cambiano le genti, le abitudini, i modi di vivere e di fare. Permane, invece la “violenza”, innata nell’uomo, ereditaria in certi casi, non sempre controllata, e di tanto, in tanto esplode con atti di vandalismo, di prepotenza, di sopraffazione. Ma stiamo parlando di fenomeni particolari, di ristrette fasce di individui. Ne parleremo ancora, forse.

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