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Il mare fugge da Stabiae per non farsi inquinare. Una non-recensione di Post Fata Resurgo

Lunedi sera è andato in scena al Vesuvian Institute "Post Fata Resurgo", opera scritta e interpretata da Cristian Izzo e diretta da Gianfelice Imparato.

tempo di lettura: 3 min
di Vincenzo di Somma
21/07/2015 13:57:07
Il mare fugge da Stabiae per non farsi inquinare. Una non-recensione di Post Fata Resurgo

Premessa d'obbligo: se discutiamo di film e serie tv vi dirò con sicurezza la mia opinione su un dato prodotto e, probabilmente, ve la saprò anche dettagliare. In tema di teatro, purtroppo, non ho la stessa esperienza o competenza, ragion per cui non ho la presunzione di ergermi alla pari di chi vive di "pane e sipario" e scrive recensioni per lavoro e diletto. Quella che intendo scrivere su Post Fata Resurgo, dunque, la definirò "non-recensione". 

Il punto è che, malgrado le evidenti lacune in materia, l'arte si esprime in un linguaggio universale e il capolavoro di Cristian Izzo ne è una delle molteplici manifestazioni. Ma ora basta con i preamboli e spieghiamo il perché trattasi di un'opera straordinaria.
Post Fata Resurgo è prima di tutto una critica, feroce, violenta, spavalda destinata a tutti i cittadini stabiesi. Non un'ode ai bei tempi andati, ricca di retorica stereotipata, ma una presa di coscienza della realtà, cruda come la carica di insulti rivolta a chi ha demolito, con le proprie mani, la città in cui ha vissuto, vive e vivrà. D'altra parte quale virtù di Castellammare dovrebbe giustificare l'ennesimo panegirico viste le circostanze? Dei bei tempi andati cosa ci rimane? Il Monte Faito se ne sta lì impotente, mentre le 28 sorgenti di Stabia, bistrattate e contaminate, sono ormai un lontano ricordo. Idem il mare, che "si tiene alla larga per non farsi inquinare" (ulteriormente) da una città corrotta, da trent'anni in balia di politici incapaci e cittadini negligenti, ignoranti e menefreghisti. Le Terme, ovvero il luogo in cui da piccolo passavo mezz'ora abbondante a provare una ad una le diverse fonti d'acqua, sono morte e sepolte, Fincantieri non se la passa meglio e anche la villa comunale, ultimo baluardo, viene sottoposta ad un restyling in piena estate. Quindi no, non c'è nessun motivo per cui Cristian Izzo avrebbe dovuto avere anche un minimo di pietà nei confronti dei cittadini stabiesi, fratricidi e patricidi. Anzi, il suo intento è proprio quello di metterci a nudo, alla gogna mediatica, farci provare una profonda vergogna per quello che abbiamo causato. Soltanto con un doloroso esame di coscienza è possibile tornare sulla via della redenzione (e qui la religione non c'entra). Redenzione che passa anche attraverso il buon esempio di pochi valorosi che, come gli Spartani alle Termopili, mostrino la luce in fondo al tunnel, orientino altri ad aprire gli occhi, gettando le basi per riprendersi la città. Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma guai a perdere le speranze: se oggi ci crediamo, domani potremmo anche riuscirvi, ma se oggi smettiamo di reagire, domani non ci rimarrà niente. Involontariamente, o forse no, Cristian ci indica anche chi devono essere i promotori di questa "rivoluzione": i bravissimi componenti della sua compagnia teatrale, in senso stretto, ma più in generale tutti quelli che a Castellammare si impegnano attivamente per renderci meno ciechi, meno ignoranti. D'altronde, una città che ha avuto un consistente patrimonio artistico e culturale, perché non dovrebbe essere in mano agli artisti, piuttosto che (e cito un soggetto su un milione) esser governata da chi proclama uno sciopero della fame per sensibilizzare le istituzioni  sul caso Terme e si fa beccare lo stesso giorno in un noto pub della zona?
Ho scritto troppo per una recensione, figuriamoci per una non-recensione.
Di conseguenza chiudo, con una nota positiva ed una negativa: un plauso al regista di quest'opera, l'attore Gianfelice Imparato, il quale ha messo la propria collaudata esperienza al servizio di giovani artisti per un mix davvero eccezionale, conferendo all'opera uno stile molto maturo. Per contro, ho notato che la sala all'aperto era tutt'altro che gremita. Meglio pochi ma buoni, certo, e il Vesuvian Institute non è certo il Madison Square Garden in quanto a capienza, tuttavia sono sicuro che quest'opera sia capace di toccare le corde giuste a tutti gli stabiesi che si ritengono tali. Il mio consiglio, qualora venisse riproposto è di andarlo a vedere...e poi redimersi. 

 

 

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