Si è svolta ieri nella cornice del Supercinema la serata di gala che ha chiuso lo Stabia Teatro Festival, ideato e organizzato da Luca Nasuto con la collaborazione dell'Associazione Culturale “Achille Basile. Le ali della lettura”. L'evento è stato caratterizzato dalla consegna del Premio Annibale Ruccello che, giunto alla sua terza edizione, è stato esteso al fine di gratificare non soltanto il recente contributo teatrale degli artisti, ma anche l'intero percorso drammaturgico compiuto negli anni addietro. Per la sezione teatrale, coordinata da Monica Citarella, i vincitori sono stati individuati da una giuria presieduta da Giulio Baffi, critico teatrale de La Repubblica e presidente dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro, affiancato da Carlo de Nonno (presidente onorario), musicista e stretto collaboratore di Annibale Ruccello; Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia della Federico II; Stefano de Stefano, critico teatrale de Il Corriere del Mezzogiorno; Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura Teatrale Italiana dell'ateneo federiciano; Armida Parisi, caporedattore culturale del Roma; Francesco de Cristofaro, docente di Letteratura comparata dell'Università Federico II. Il Premio Autore di Testi è stato conferito pertanto a Saverio La Ruina, il quale, insieme a Dario De Luca, ha fondato a Castrovillari la compagnia Scena Verticale, gruppo di ricerca teatrale eccellente nel panorama italiano. Dalla sua scrittura sono nate opere come “La stanza della memoria”, “Hardore di Otello”, “La Borto”, “Dissonorata”, “Italianesi” fino al recentissimo “Polvere”, pièces che si snodano lungo un percorso spesso intriso degli umori e della lingua delle proprie radici, sostenuto da uno sguardo lucido e profondo sul mondo relazionale e valoriale dei suoi personaggi. Il Premio Speciale alla Carriera, conferito dal coordinamento dello Stabia Teatro Festival in accordo con la commissione teatrale, è stato invece assegnato a Imma Villa, attrice di raffinato spessore che di recente ha emozionato il pubblico con la splendida interpretazione di “Scannasurice” di Enzo Moscato per la regia di Carlo Cerciello. Un riconoscimento meritato a un'artista che ha fornito prove superbe nel teatro civile e impegnato, diretta da grandi registi, e insieme a Cerciello ha creato, nel cuore di Napoli, un coraggioso presidio della cultura teatrale come l'Elicantropo. I due vincitori hanno ricevuto in premio le sculture realizzate magistralmente dall'artista stabiese Umberto Cesino, che ha effettuato un'originale e affascinante rielaborazione de "Le cinque rose di Jennifer", capolavoro che segnò l'esordio teatrale autonomo di Ruccello. All'interno della scultura è raffigurato il volto di Ruccello, da cui si dipanano cinque rami alle cui estremità si innestano altrettante rose in modo da formare una mano ideale che sembra in procinto di destinare al pubblico un'amorevole carezza. Figlio d'arte (il padre Giuseppe è stato uno dei pittori stabiesi più apprezzati nel secolo scorso), Cesino nel recente passato ha donato alla cattedrale il dipinto “Il Ritorno di San Catello”, una testimonianza evidente del legame viscerale tra il maestro e la sua città natale, a cui ha dedicato gran parte dei suoi innumerevoli capolavori.