Scegliete la tranquillità di un sabato pomeriggio o la vivacità della domenica mattina e fatevi una passeggiata tra i vicoli del centro storico per dare uno sguardo ai murales di cui ultimamente tutti parlano. La settimana scorsa StabiaChannel è stato al Museo Libero D’Orsi a Quisisana, questa settimana invece accantoniamo per un attimo il tema scavi per cavalcare l’onda dei murales. L’iniziativa nei giorni scorsi ha avuto una notevole risonanza e allora perché non fare un salto per vedere questi capolavori di arte contemporanea proprio a due passi? Il tour è completamente a costo zero ma se proprio volete far girare l’economia della città partendo da Piazza Giovanni XXIII bevete un bel caffè e comprate una brioche, inutile dire dove. Le attività di Piazza Municipio ormai sono storia per gli stabiesi.
Si comincia da Piazza Giovanni XXIII e si imbocca subito il vicoletto sulla destra che porta nel cuore del Centro storico della città. Ed ecco che camminando ci si imbatte nel primo murale del percorso. Bello grande su una parete gialla di Vico Sant’Anna c’è il graffito di Kymo One, artista belga che caratterizza la sua arte con l’uso di colori freddi come blu, viola, bianco, rosso… Il titolo di quest’opera è “Burden” “Il Peso”. Questo dipinto è basato su un altro disegno realizzato dall’artista per un’altra esposizione e visibile sul suo account Instagram. L’opera mostra un ragazzino in alto mare che prova a salvare un vaso con i fiori dall’affondamento. Il vaso è un peso che lui stesso ha deciso di portare nonostante tutti gli altri lo chiamano pazzo. L’opera è legata al tema dell’accoglienza e della migrazione. Immaginate che quello che vedete sia poco più che un bambino costretto a lasciare la propria casa, la propria terra e affrontare tutte le perfidie che solo un viaggio della salvezza riserva. Non è facile in ogni caso lasciare il proprio nido, il posto in cui si è nati e cresciuti figuratevi se lo si fa per sopravvivere. Quel ragazzino si aggrappa ad un oggetto a lui caro, magari regalatogli da sua nonna, da sua mamma, zia… Persone che forse il quel momento non sono con lui. Lì in quell’immagine è solo in mezzo al mare e cerca di salvare ciò che gli è più caro. Magari quel vaso materialmente non vale molto ma per lui è un pezzo della sua storia che porta con sé e va salvato a tutti i costi.
Il secondo murale si trova un po’ più avanti in Via De Turris. Impossibile non farci caso, è gigantesco e occupa quasi l’intera facciata di un palazzo. Il titolo dell’opera è “Colori dalla cenere” ed è di Ledania un’artista colombiana che riempie praticamente il mondo di colori. La sua arte è riconosciuta a livello internazionale e si basa sui grandi formati. “Tra i vicoli d Castellammare si vede il Vesuvio brillare lontano, ricordandoti il buio giorno del 79 d.C. POST FATA RESURGO, risorgo dalla cenere, significa che questa è stata la prima città ad uscire da quella cenere ed essere ciò che è oggi. Vediamo se usciamo dall’ombra e le fiamme un giorno anche noi.” Così ha scritto l’artista a proposito del suo murale. Tra i colori accesi sulla facciata si distinguono volti, uccelli e oggetti simbolo della città di Castellammare. I volti sono i nostri antenati, i romani. Rappresentati proprio a modo dell’artista e ad occhio quei volti ricordano un po’ anche delle figure azteche, figure simbolo del centro America. Gli uccelli invece sono dei messaggeri e la colomba posta sulla destra del dipinto è portatrice di pace. Poi si scorgono la Cassa Armonica e il famoso Castello che da il nome alla città.
Solo un po’ più avanti sulla stessa strada c’è “La Sirena” di Cosmos, artista spagnola il cui sforzo principale è quello di generare aspettative intorno alle piccole cose. La posizione di questo murale insieme ad un altro posizionato anch’esso nel Vico Pugliese non è casuale, infatti. Sono stati disegnati lì proprio con l’intenzione di creare collateralmente ai murales piccole attività o punti d’incontro. L’obiettivo di tutti i murales, d'altronde è quello di creare attrattiva e attività che possano far rinascere il centro storico. Questo disegno è un omaggio alla sensualità femminile che si poteva trovare anche nelle ville romane, il tema dell’Eros molto vivo tra gli antichi romani. Cosmos, ha reinterpretato così questo tema con un vedo non vedo del corpo della sirena. La coda è colorata di rosso proprio per richiamare il rosso pompeiano così vivo e presente nella cultura romana. Il disegno è un mix di elementi della cultura classica ma anche di elementi contemporanei. Girandovi nella piccola rientranza del Vico Pugliese c’è il coloratissimo murale di Steso Primo che utilizza la forma più emblematica della Street Art, ossia le scritte sui muri. Tantissime scritte una sull’altra e di diverse grandezze e colori. Questo è la rappresentazione proprio di come nasce la Street Art, col graffitismo, con le scritte.
Passeggiando ancora si scorge, in una cornice di fortuna praticamente una porta murata, una chitarra di media grandezza in bianco e nero. “La Chitarra” è dell’artista FeoFlip, artista canario noto per la sua Street Art dai colori spenti in tutto il mondo. Attraverso quest’opera l’artista ha espresso la volontà di far capire che il mondo della musica e della composizione ha al suo interno un mondo a sé stante tutto da scoprire proprio come Castellammare è tutta la riscoprire.
Avanzate poi fino a Salita Santa Croce per vedere “E Vulcano Natus” di Luispakdrak alias Luigi Longobardi, artista salernitano che da anni mette la sua arte, il suo vissuto e i suoi sentimenti su un muro. Il murale è un omaggio alla memoria ancestrale della vita che nasce dalle profondità della Terra seguendo i percorsi del magma. Quella del vulcano è una natura estrema che prende le forme di un gigante che si fa mito attraverso il fuoco. L’opera è un inno a tutte e persone che sono nate ai piedi del Vesuvio, gente che con la sua effervescenza e la sua capacità di rigenerarsi. Ecco perché ci sono tutti questi elementi in forma circolare. Visto che la vita è un cerchio, un ciclo continuo fatto di perdite ma anche di rinascita. Non a caso è disegnata una fenice, simbolo di rinascita.
Voltate semplicemente le spalle e ne vedrete un’altra di Fenice. In Vico Rivo infatti c’è GRAFFAUNE PHONEIX - “Post Fata Resurgo” di Daco un’artista francese che realizza opere in modo astratto e colorato, conosciuto per la tecnica di stilizzazione delle forme e Daco per le sue opere sceglie di rappresentare solo animali. L’opera prende il nome dalla locuzione da cui prende il suo stesso nome e riportata nello stemma della città di Castellammare. Stabiae proprio come la Fenice rinasce dalle sue ceneri. La raffigurazione è un invito al cambiamento, al non arrendersi e a superare le difficoltà senza dimenticare però la nostra storia.
Proprio affianco alla Fenice, c’è un murale che ha suscitato interesse anche nella lontana Argentina. Dopo averlo visto, infatti la squadra di calcio Boca Junior ha chiesto all’artista di poter avere anche da loro un murale molto simile. L’opera in questione è “Maradona Archeologico” realizzato da Rata Virus, artista cileno conosciuto per la sua particolare tecnica di realizzazione delle proprio opere. Egli opera tramite incisione della superficie muraria. Prima tinge di nero e poi incide. Protagonista questa volta è Diego Armando Maradona, da anni simbolo del riscatto per le persone che vivono in condizioni sociali precarie.
Andate giusto un po’ avanti, restando a Largo Caporivo, arrivate al Vico Tedesco. Imponente vedrete il disegno di una donna sotto le lenzuola. La donna è una prostituta scioperante stanca del suo mestiere. Il messaggio è un invito al riscatto delle donne ce sono vittime di abuso o che conducono la vita che loro non hanno scelto. La posizione non è casuale ed è stata voluta. Il Vico Tedesco a Castellammare infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale, era il vico dove i tedeschi si rifugiavano e lì le prostitute erano costrette a fargli compagnia. L’opera è strettamente legata alla strada, alla triste storia della strada. Sul lenzuolo della donna c’è scritto: Nemo tibi Amat che significa nessuno ti ama. Ed esorta ad amarsi da soli. “Se nessuno ti ama amati tu e scegli la tua vita”. L’opera è di una street artist di nome Nemo, di origini italiane, conosciuta per il suo produrre tag in serie, scritte in serie, fino a creare un loop “infinito” di scritte. Proprio come nel murale di Vico Tedesco.
Arrivate a Via Coppola e per vedere l’opera alzate la testa. ‘E realizzato tra i balconi dei residenti a quasi due metri da terra. Il titolo è “Acque di Stabiae” ed è di Caz.L, artista tedesca che usa per i suoi disegni gli stencil. Il disegno raffigura due bagnanti di uno stabilimento balneare stabiese farsi la doccia su un pavimento di piastrelle bellissime. Il disegno vuole ricordare l’importanza di conservare e raccontare la storia che è come una doccia calda dell’animo umano. I bagnanti sono stati chiamati dalla stessa artista “Estefano y Maria, dopo aver conosciuto un po’ gli abitanti della zona e aver saputo che lì intorno ci abita una coppia che si chiama proprio così.
Camminate e un po’ più giù troverete quello che da molti è stato ribattezzato “Il murale di Nerone”. L’opera si chiama “Stabiae: un canto nell’incanto” di Barmy due artiste locali che si firmano sotto lo stesso pseudonimo. L’opera è un omaggio alla città fra storia, attualità e leggenda. Il murale è un tributo ai Cantieri Navali e alla storica tradizione navale stabiese incarnata dall’Amerigo Vespucci sullo sfondo degli splenditi colori del tramonto nostrano. L’Amerigo Vespucci però oltre che stabiese è un orgoglio nazionale per questo è colorato coi colori della bandiera italiana. Una sirena lo osserva incantata ma al centro la fa da padrone Nerone, simbolo della solidarietà e dell’attualità.
Il successivo murale è lungo tutta la discesa di Calata del Gesù, è tra i più grandi ed è stato realizzato da Guido Palmadessa pittore argentino nato a Buenos Aires. “Ricordo” è il titolo e ritrae una serie di volti. Ritrae delle donne che si danno sostegno l’un l’altra. C’è una donna che soffre ed altre che la accolgono, disegnato per ricordare il modus vivendi di una volta di questi posti dove si ci aiutava l’uno con l’altro. C’era il senso di appartenenza tra esseri umani rispetto ad oggi invece dove ognuno è preso dalla propria vita e si è tutti più proiettati sul virtuale che sul concreto. ‘E realizzato con immagini di tipo neorealista e a simboleggiare il ricordo c’è una donna che guarda indietro. Non guarda in avanti per proiettarsi al futuro ma guarda al suo passato.
In Via Campo di Mola c’è “Cratere” di Yessiow, artista che ha dipinto la sua arte in tutto il Sud America. Il murale si ispira ai crateri e ai vasi presenti negli scavi di Stabia in cui sono raffigurati racconti, leggende e scene della vita quotidiana. Del quotidiano ma anche emozioni vissute dell’artista durante la Pandemia da Coronavirus. Tutto è racchiuso in un vaso dove poter riscoprire la bellezza interiore.
In Strada San Bartolomeo c’è “La Madonna dei rifugiati” di La 180. Si tratta di una rivisitazione della Madonna della Neve che pare sia stata trovata a Castellammare di Stabia (Non c’è ne vogliano gli oplontini) e poi portata a Torre Annunziata. Questa Madonna di colore è testimonianza del senso di accoglienza ed inclusione che da sempre caratterizza il popolo napoletano e la sua provincia. “Quello che mi ha fatto più piacere è che gli abitanti del quartiere si siano riconosciuti in questa Madonna nera” ha detto l’artista su un post Instagram.
Restate “int ‘o Gesù” e di fronte alla pescheria locale c’è “Lo Scultore” di Nino Come, due artisti napoletani che disegnano ispirandosi alle figure dei fumetti. La scena ritrae uno scultore che con lo scalpello si accinge a ricostruire opere antiche e della tradizione andate ormai quasi perdute. Quel giovane sculture è un buon auspicio del trasmettere ai giovani la tradizione artigiana presente nelle nostre zone che ha contraddistinto per secoli la reputazione di questi luoghi. Bella ed imponente alle spalle dello scultore c’è la Reggia di Quisisana.
In Vico San Bartolomeo c’è “Flora” l’opera di Linas Kaziulonis artista lituano che unisce gli studi classici con la street art. Il disegno è venuto fuori dalla fusione dell’immagine di Flora, divinità romana, con linee geometriche creando poi dei piani prospettici dal forte impatto visivo. Il personaggio di Flora non è preso a caso ma è un omaggio all’affresco della Flora rinvenuto negli scavi archeologici di Villa Arianna. Flora per gli antichi romani rappresentava la primavera, il rifiorire ed è anche una delle raffigurazioni con cui più frequentemente vengono riconosciuti gli scavi di Castellammare. Qui, l’artista ha raffigurato la tipica scultura romana della Flora mescolandola alle finiture dei pavimenti di Villa Arianna con una sovrapposizione di vari livelli. Il fiorellino stilizzato e moderno in mano alla Flora rappresenta la freschezza, il contemporaneo.
Siamo verso la fine, arrivate al Vico del pesce e godetevi l’opera di Isi Celis, artista cilena. “Le Sirene ed Ulisse”. Un omaggio alla storia delle Sirene che secondo la tradizione antico romana non erano pesci ma bensì una donna con la parte sottostante di un uccello. Mentre le sirene con la parte sottostante di pesce rappresentano la visione delle sirene greca. Così questo murale si basa sulle iscrizione romane che raccontano la storia di Ulisse, un uomo che ha viaggiato perché era curioso di vedere il mondo e sapeva che la curiosità è il motore del mondo. Le sirene però tema ricorrente sono rappresentate anche esseri metà donna metà pesce immagine proveniente dai vichinghi che la rappresentavano così. Questa doppia rappresentazione delle sirene simboleggia la commistione tra culture greco-romana e quelle nordiche. La contaminazione tra culture porta alla possibilità di nuove strade. ‘E posizionato qui perché il murale ha lo scopo di invogliare le persone ad entrare nel Centro Storico, come Ulisse ha scoperto nuovi mondi così chi passeggia al di fuori del centro storico può entrare a scoprirlo.
Ultimo, ma di certo non per importanza, a Piazza Amendola c’è “Il Segreto di Stabia” di MTO. “’E un segreto ben custodito il fatto che le antiche terme avessero problemi di digestione. Qualcuno dovrebbe fare quello che è necessario: prendersi cura delle proprie tubature” ha scritto l’artista a proposito del murale. Il disegno rappresenta un Davide che rappresenta la forza dell’intelletto, colui che ha sconfitto la forza bruta. Qui è ritratto il Davide del Bernini perché è l’unico Davide ritratto prima della vittoria. In questo caso il Davide rappresenta Castellammare, le Terme, le acque, il loro potenziale e rappresenta quello che potrebbe essere Castellammare che ha un nemico. In questo caso il Davide ha un problema di stipsi. E quindi visto che è appesantito letteralmente dal marcio non riesce a vincere così deve ricorrere all’uso di un clistere per depurarsi e poter vincere. ‘E un opera che denuncia la condizione delle Terme e di Castellammare. ‘E un invito a riappropriarsi delle grandezze che ha la città, è un invito a riappropriarsi delle acque che sono il problema ma sono anche esse stesse la cura, la lotta è interiore e serve una depurazione.