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Castellammare - I 70 anni del varo del batiscafo Trieste: gemellaggio e strada da intitolare ai Piccard

Sono alcune delle idee emerse dalla manifestazione “Nel profondo blu. I 70 anni del varo del batiscafo Trieste”.

tempo di lettura: 4 min
29/05/2023 12:59:34

La proposta di lavorare a un gemellaggio tra Castellammare di Stabia e Trieste nel nome dell’impresa dei Piccard a tutela dell’ambiente e per la pace, ma anche per i forti legami tra le due città e l’industria cantieristica nazionale. E poi la proposta di intitolare ad Auguste e Jacques Piccard una strada o una piazza di Castellammare di Stabia, dove nel 1953 fu varato il batiscafo Trieste. Sono alcune delle idee emerse dalla manifestazione “Nel profondo blu. I 70 anni del varo del batiscafo Trieste” svoltasi nella città della provincia di Napoli sabato 27 maggio 2023, con il patrocinio dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, la Marina militare italiana e la Città di Castellammare di Stabia. Dopo la introduzione del giornalista di “Repubblica” Antonio Ferrara, presidente del “Comitato per gli Scavi di Stabia fondato nel 1950 Ets”, che ha ricordato il rapporto tra la città e i due scienziati svizzeri, e ripercorso anche una pagina della Lotta di Liberazione con il cantiere stabiese al centro della rappresaglia nazifascista nel settembre 1943 e l’uccisione di numerosi civili e militari, fatti per i quali il Gonfalone civico è insignito della Medaglia d’oro al merito civile. Ferrara ha proposto di intitolare al capitano di corvetta Domenico Baffigo Movm una delle prossime navi della Marina militare in costruzione a Castellammare. Ferrara ha anche sottolineato come l’impresa del batiscafo abbia unito non solo Svizzera e Italia, ma anche il Nord, il Centro e il Sud del nostro Paese, da Trieste, a Monfalcone, a Terni, a Castellammare fino alle isole di Capri e Ponza nelle cui acque ebbero luogo fondamentali immersioni del batiscafo Trieste.

È stato poi Bertrand Piccard in un videomessaggio rivolto a quanti hanno partecipato alle celebrazioni a raccontare dell’importanza del batiscafo per la storia della tutela dell’ambiente nel mondo e il legame tra suo padre e suo nonno con la popolazione di Castellammare, città che nel 1953 conferì ai due esplorato la cittadinanza onoraria. è stato l’ingegnere Francesco Polizzi, responsabile Qualità dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, a ricordare l’importanza del cantiere stabiese e a delineare le prossime sfide della cantieristica sia nel settore mercantile che in quello militare, ricordando il varo nel maggio 2019 sempre a Castellammare di nave Trieste, unità Lss della Marina militare, alla presenza del presidente Sergio Mattarella.

Nel corso della serata è stato presentato il libro di Antonio Ferrara “Nel profondo blu il batiscafo Trieste. Dalla Svizzera all’Italia: l’avventura dei Piccard” (ISBN 9788855251648), pubblicato dall’editore Francesco D’Amato (Salerno). Un libro – ha ricordato Francesco D’Amato – che accompagna la ricostruzione storica a un ricco apparato fotografico in parte inedito.

Enrico Halupca, autore dell’importante pubblicazione “Il Trieste” del 2019, ha ricostruito le fasi iniziali dell’avventura del batiscafo e il rapporto tra Jacques Piccard e Diego De Henriquez. Halupca ha sottolineato il valore scientifico del programma dei due pionieri svizzeri, animati da spirito di pace e fratellanza quando nel 1953 effettuarono le prime prove in mare. Questo, a differenza dei caratteri spiccatamente militari che l’impresa del 1960 assunse in piena guerra fredda con il record condotto sotto le insegne della Marina Usa nella Fossa del Marianne.
 
Assai denso e partecipato è stato il momento dedicato ai ricordi di alcuni dei tecnici che lavorarono con i Piccard nel 1953 nel cantiere navale di Castellammare di Stabia. Come Vincenzo Cerchia, 93 anni, disegnatore e progettista navale che in video ha raccontato del suo lavoro e di alcune immersioni del batiscafo. In sala è intervenuto Guglielmo Rossi, 98 anni, responsabile dell’Ufficio programmazione della Navalmeccanica, che ha ricordato i giorni di lavoro con i Piccard e illustrato il funzionamento del batiscafo. L’esperienza di altri due tra i più stretti collaboratori degli scienziati svizzeri, ovvero gli ingegneri Giulio Salvio e Armando Traetta (entrambi non più in vita), è stata ricordata con commozione dai familiari: Stefania Salvio, figlia di Giulio, che ha ricordato il ruolo svolto dal padre che tra le altre cose si occupò alle comunicazioni telefoniche con il batiscafo, e Giancarlo Montella, nipote di Traetta che ha voluto sottolineare l’impegno dello zio per la formazione dei giovani e per la tutela dell’ambiente.

A tutti loro, così come a Enrico Halupca, il Comitato per gli Scavi di Stabia Ets ha voluto donare una targa-ricordo, come attestato di stima e riconoscenza. Il ricercatore Giuseppe Luciano Cuomo ha illustrato il lavoro compiuto tra diversi archivi italiani e svizzeri per recuperare le versioni integrali e digitalizzate di alcuni importanti documentari sull’impresa del Trieste. Le serata,  che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, si è conclusa con la proiezione su grande schermo dei tre documentari, due fornti dall’Archivio Istituto Luce-Cinecittà: “Con Piccard negli abissi marini” di R. Del Grosso (anno 1953) e “Piccard e il batiscafo Trieste” di F. Lelli (1953), e uno a colori concesso dal Museo de Lèman a Nyon, Svizzera: “Premiers pas monde nouveau” di A. Baume e J. Piccard (1957).

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