Gli acquedotti del territorio stabiano. L'Archeoclub Stabia ci racconta di un'antica struttura architettonica poco nota alla cittadinanza, nonchè un patrimonio da salvaguardare. Uno proveniente da Agerola e serviva la zona collinare a ridosso di Quisisana, l'altro proveniente da Gragnano Valle dell'Imbuto e che doveva raggiungere la collina di Varano, dove si sviluppava gran parte dell'abitato di Stabiae. La ricerca continua e resti di acquedotti sono ancora visibili. «Un tratto di arcate -raccontano- possono ancora oggi essere ammirate lungo trav. Savorito, in quanti vi saranno passati vicino senza mai notare i dettagli. Un tratto di acquedotto che apparentemente non ha né origine né fine, potrebbe essere confuso con i canali di irrigazione. Ma ci sono alcuni dettagli che lasciano supporre una datazione più antica. Vediamo ad esempio la pendenza, in direzione sud-nord, non avrebbe avuto senso prelevare l'acqua dalla collina di Varano per irrigare i campi. Inoltre, in ogni lotto di terreno ci sono i pozzi e i canali di irrigazione. Altro dettaglio, gli archi man mano che si procede verso sud sono quasi completamente interrati, segno evidente che ci siano stati apporti di materiale vulcanico o alluvionale. Ebbene, nel nostro territorio questi acquedotti una volta dismessi sono stati utilizzati come confini di proprietà o riempiti con pietre di tufo o pietra calcarea e utilizzati come muri di contenimento, o per la delimitazione delle strade. Nel caso specifico un confine tra strada e proprietà privata. Solo ulteriori indagini potranno svelare la reale origine dell'acquedotto e le sue finalità. Difficile ma non improbabile che le sue origini siano antiche, ma di sicuro è stato realizzato non più tardi degli inizi del novecento. Se la sua funzione fosse la semplice irrigazione dei campi, in tal caso costituisce una testimonianza della civiltà contadina, in ogni caso abbiamo il dovere di salvaguardare ciò che ne resta.»
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