In pieno clima di campagna elettorale, mentre nelle sedi dei partiti ancora si definiscono le liste dei candidati o si discute su cosa inserire nel programma di coalizione, c’è chi al civico 12 di Via Salario, a Castellammare di Stabia, ieri mattina tra le 10 e le 13, ha fatto del tema “cultura” una lezione di politica vera e, quindi, di civiltà.
Nella sede del R.A.S., fondazione onlus Restoring Ancient Stabiae, si è tenuto un meeting organizzato dall’associazione CamCampania, titolare dell’omonimo magazine culturale campano, che ha dato il via ad un programma di attività volte a promuovere e a realizzare un piano di sviluppo turistico di stampo prettamente culturale, in un’ottica nuova e ben lontana dal business commerciale fine a sé stesso che troppo spesso attanaglia e insudicia i centri ad alto interesse storico, artistico e archeologico. In pratica, è già in corso un itinerario di eventi “in Campania e per la Campania”, volto a valorizzare le risorse ambientali, sia naturali che antropiche, puntando sul recupero e sulla conservazione del patrimonio archeologico, artistico, storico, nonché enogastronomico, della Campania felix.
L’evento è stato moderato dalla dottoressa Palma Emanuela Abagnale che nel 2010 diede forma ad un’idea “maturata tra i banchi dell’università” e che ha riguardato la fondazione di una rivista d’arte e cultura, a sostegno e divulgazione dei punti di forza dell’identità territoriale. Di concerto con la dottoressa Abagnale, direttore responsabile del magazine, collabora al CamCampania Alessandro Irollo in qualità di direttore artistico, insieme ad una coltre di giornalisti ed esperti d’arte. Alla conferenza sono intervenuti il notaio Spagnuolo; il dottore Ermanno Corsi, emerito giornalista RAI ed ex presidente dell’Ordine dei giornalisti in Campania; la dott.ssa Lina Sorrentino della R.A.S.; il dottor Stefano Scanu, presidente di un’associazione per i beni culturali ed ambientali; la dott.ssa Rossella Abagnale in qualità di presidente del forum delle associazioni abatesi.
Chiare e fondamentali sono state le parole del notaio Spagnuolo nell’illustrare come nacque nel 2002 la fondazione R.A.S.: “Nel 1998, un’importante università americana, in occasione di un master che un nostro concittadino seguiva nel Maryland, si interessò al sito archeologico di Stabiae. Per tre anni un gruppo di studenti e ricercatori di questa università venne qui per studiare il sito di Stabiae. A seguito di quest’attività, l’università, grazie anche alla collaborazione di un insieme di associazioni, decise di trasformare quello che era solo un progetto didattico nel progetto di realizzazione di un grande parco archeologico. Nacque così la fondazione R.A.S. la cui missione riguarda la realizzazione del parco archeologico di Stabia antica. Non esiste in Italia – ha proseguito il dottor Spagnuolo - un’altra fondazione partecipata da un’università americana. Questo anche perché le università americane hanno sempre temuto di impelagarsi nell’intricato ambiente giuridico italiano. Fondamentale – ha sottolineato – fu nel 2001 la stipula di un trattato tra Italia e Stati Uniti sulla cooperazione in materia dei beni culturali in base alla quale l’America ha cominciato a restituire al nostro Paese le opere d’arte illecitamente acquisite dai musei americani. Il trattato, proprio in virtù di questo nuovo orientamento statunitense, favorisce la collaborazione tra università italiane ed università americane proprio per i nuovi programmi archeologici…”.
“Alla scoperta dell’ager stabianus” titola dunque la locandina d’invito al meeting, reso liberamente accessibile al pubblico, che si propone di “sensibilizzare gli “addetti ai lavori” ed i comuni interessati alla valorizzazione appunto dell’Ager Stabianus. “Il coinvolgimento sociale – ha spiegato la dottoressa Palma Abagnale - è fondamentale anche per il conseguimento di una presa di coscienza: fa parte, infatti, dei diritti e dei doveri di ogni essere umano, che voglia dirsi cittadino del mondo, collaborare alla tutela del proprio patrimonio d’origine e quindi alla preservazione delle ricchezze storiche, artistiche e culturali con le quali è importante identificarsi. A questo scopo, agli itinerari enogastronomici sono associate visite guidate alle ville romane di Stabiae, Pompei, Oplontis ed ad altri siti. La Abagnale ha infine reso nota l’esistenza di una convenzione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che consente ai corsisti di ottenere crediti formativi.
“La fondazione onlus Restoring Ancient Stabiae – ha ripreso infine Palma Abagnale - è una delle rarissime realtà che si sta occupando di riportare alla luce le ville “d’otium” romane. Villa Arianna e villa San Marco costituiscono solo il 15% del patrimonio archeologico fruibile, essendo il resto ancora sepolto”
Nell’ambito della conferenza è emersa la speranza di coinvolgere chi ne ha il potere in un progetto di unificazione degli itinerari e dei siti archeologici, considerando la villa rustica di Sant’Antonio Abate, il castello di Lettere, Lettere, Santa Maria La Carità e le ville romane di Castellammare di Stabia “cui non si rende il giusto merito al valore che invece hanno e che non è inferiore affatto a quello di Pompei ed Ercolano”.
Il dottor Ermanno Corsi, che ha ascoltato i temi affrontati, si è detto favorevolmente colpito dalle parole e dai contenuti di tutti gli intervenuti, asserendo :”Qua ci sono tutte le precondizioni perché un grande disegno diventi un grande progetto. Tra gli interventi che ho ascoltato – ha subito ripreso il giornalista - mi è piaciuto in particolare quello di chi ha espresso un concetto fondamentale: la cultura non può essere elitaria né appannaggio di pochi che si compiacciono di essere persone colte e di avere rapporti internazionali ad alti livelli. Non è questo il compito della cultura!” – ha seccamente chiosato per proseguire :”…già soltanto se vogliamo ragionare sull’etimo del termine che deriva dal participio passato del verbo latino colere che vuol dire coltivare, curare, portare attenzione, avere rispetto di sé e quindi degli altri, capiamo perché la società debba essere colta”. Non ha mancato di menzionare il 2 giugno, l’emerito giornalista, quando ricorreranno i settant’anni della Repubblica Italiana passando in rassegna i concetti di cultura, di lavoro, di solidarietà sociale e di uguaglianza di cui sono intrisi i 113 articoli della Carta Costituzionale, per riallacciarsi infine alla regione Campania, “definita dai Latini Campania felix :“.…quella stabiese e vesuviana fino ai Campi Flegrei è la fascia più felice della Campania felix. L’Italia possiede il 70% dei beni culturali di tutto il mondo. E’ impossibile pensare che da soli possiamo conservare, restaurare, mantenere e mettere a reddito le risorse di cui il nostro Paese dispone. Per fare ciò si deve pensare globalmente e agire localmente…abbiamo bisogno di un partenariato e non solo di quello con l’università del Maryland– ha affermato - perché la nostra è una repubblica democratica fondata sulle autonomie locali e lo Stato va adeguatamente sollecitato… I cittadini devono diventare narratori diretti del patrimonio culturale perché d’importanza vitale è che la cultura venga divulgata”.