Tribunale di Torre Annunziata
Una storia di povertà, indigenza e malaffare. E’ quella che racconta della vendita di un neonato per 9mila euro, venuta fuori dopo il pentimento della madre naturale del piccolo.
Tutto ebbe inizio nel settembre del 2013 quando il piccolo venne alla luce da una ragazza 19enne di Torre del Greco. Venne registrato all’anagrafe con un’identità paterna inventata, frutto – si disse – di una relazione extraconiugale. Il compagno della ragazza-madre, nel frattempo, finisce in carcere. Per la donna inizia un calvario, con sistemazioni di fortuna prima a Terzigno, poi a Giugliano. Vive in vagoni di treni abbandonati e dimore improponibili.
E’ in queste situazioni le viene proposto – da un trans 56enne vicino agli ambienti criminali – di vendere il proprio figlio ad una famiglia residente a Settimo Milanse. E così, nell’aprile del 2014 avviene lo scambio, alla stazione centrale di Napoli. Il bimbo di 7 mesi viene dato alla coppia milanese in cambio di 9mila euro.
Passa poco tempo, e nella 19enne iniziano a prevalere i rimorsi. Decide così di denunciare la scompare del figlio. Poi il racconto di tutta la storia ai magistrati. Il piccolo viene tolto ai genitori che l’avevano acquistato, ma anche alla stessa mamma naturale, ed affidato ad una casa famiglia in attesa di adozione.
A novembre prossimo, per la mamma e l’intermediario inizierà il processo che li vedrà alla sbarra per alterazione dello stato civile di un neonato. L’uomo che, invece, comprò il bambino ha patteggiato, con la pena sospesa poiché incensurato.