A pochi anni dalla nascita il terzo sistema di Torre Annunziata aveva già creato un impero: autovetture, conti correnti, polizze ma anche attività commerciali controllate dalla neonata organizzazione criminale “alternativa” ai Gallo-Cavalieri e soprattutto ai Gionta da cui si erano allontanati. C’è voluto circa un anno a Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli e carabinieri del Nucleo Investigativo oplontino, ma alla fine tutti i puntini sono stati uniti. Quei beni appartenevano ai componenti del terzo sistema. Il gip di Napoli Maria Luisa Miranda che ha accolto la richiesta di sequestro avanzata dall’Antimafia ha confermato che si trattavano di soldi della camorra, dunque il terzo sistema poteva essere considerato come una vera e propria cosca. Estorsioni, esplosivi, droga, armi e ricettazione: attività illecite che avrebbero consentito ai giovanissimi appartenenti al nuovo clan di Torre Annunziata di accumulare le ricchezze sequestrate ieri dai carabinieri. I sigilli sono scattati pochi giorni dopo le richieste di condanna avanzate dai pm dell’Antimafia davanti al gup di Napoli nei confronti dei sette presunti affiliati arrestati a luglio 2016. Circa un anno, dicevamo, per le indagini patrimoniali, per confrontare e verificare ciò che era effettivamente dichiarato e le reali disponibilità degli accusati. A capo del neonato terzo sistema, che le autorità hanno ormai quasi smantellato, c’era il boss Domenico Ciro Perna. Ad appena 25 anni con un passato da esattore del pizzo per conto di un gruppo legato al clan Gionta, aveva deciso di fare da sé, diventare autonomo e cominciare una nuova carriera criminale. Attorno a lui si erano raccolti rampolli dei vecchi clan e altri giovani che avevano cominciato a seminare il terrore a Torre Annunziata. Talmente convinti di farcela che, come accertato dalle inchieste, al momento di chiedere il pizzo alle attività commerciali oplontine, lo facevano chiedendolo per conto del clan di Domenico.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.