La Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha eseguito nella giornata odierna un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale oplontino su richiesta della Procura della Repubblica, per un importo complessivo di 18.256,31 euro nei confronti di due consiglieri comunali del Comune di Torre Annunziata e di una terza persona.
Secondo quanto reso noto dalla Procura, gli indagati sono accusati, a vario titolo e allo stato delle indagini, dei reati di truffa aggravata e continuata ai danni del Comune, falso ideologico, falsa attestazione a pubblico ufficiale e sostituzione di persona.
L’inchiesta riguarda presunti illeciti legati ai gettoni di presenza e ai rimborsi erogati dall’ente comunale per la partecipazione alle commissioni consiliari.
L’indagine partita da una segnalazione del Segretario generale
Le attività investigative della Guardia di Finanza sarebbero scaturite da una segnalazione trasmessa dal Segretario generale del Comune di Torre Annunziata, che aveva evidenziato presunte anomalie nella gestione delle commissioni consiliari e nei relativi rimborsi.
Nel provvedimento di sequestro, il Gip parla di una situazione definita “emblematica” di un utilizzo distorto delle procedure relative ai permessi retribuiti dei consiglieri comunali lavoratori dipendenti.
La normativa prevista dal Testo unico degli enti locali consente infatti ai consiglieri dipendenti di assentarsi dal lavoro per partecipare alle attività istituzionali, con diritto al rimborso da parte del Comune ai datori di lavoro privati o enti pubblici economici.
Secondo gli investigatori, però, alcuni meccanismi sarebbero stati sfruttati in maniera indebita.
Le contestazioni sul primo consigliere comunale
Uno dei due consiglieri indagati avrebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, creato insieme al padre un rapporto di lavoro ritenuto fittizio presso una sede sindacale di Civitavecchia, distante oltre 300 chilometri da Torre Annunziata.
La Procura sostiene che tale circostanza avrebbe consentito di giustificare intere giornate di assenza dal lavoro per partecipare alle commissioni consiliari.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurerebbero:
- la costituzione della federazione sindacale nello stesso giorno dell’assunzione del consigliere;
- il fatto che il consigliere risultasse unico dipendente della struttura;
- l’assenza di accessi documentati presso la sede di Civitavecchia;
- presunte firme false nelle richieste di rimborso;
- accrediti di denaro su conti riconducibili al padre del consigliere.
Secondo la Procura, il danno contestato ammonterebbe a circa 14.162 euro.
L’altra posizione sotto indagine
Il secondo consigliere comunale è invece accusato di avere dichiarato falsamente di non disporre di mezzi propri per raggiungere la sede comunale dal luogo di lavoro.
Gli accertamenti svolti attraverso servizi di osservazione e sistemi di videosorveglianza avrebbero consentito di verificare, secondo gli inquirenti, che il consigliere utilizzasse abitualmente uno scooter intestato al padre, impiegando tempi di percorrenza inferiori rispetto a quelli dichiarati nelle autocertificazioni presentate al Comune.
La somma ritenuta indebitamente percepita ammonterebbe, in questo caso, a circa 4.093 euro.
I sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza
In esecuzione del decreto del Gip, le Fiamme Gialle hanno proceduto al sequestro di somme e beni ritenuti equivalenti al profitto dei reati contestati.
Nel dettaglio, sarebbero stati sequestrati:
- circa 4.093 euro nei confronti di uno dei consiglieri;
- uno scooter Honda e un orologio del valore complessivo stimato di circa 6.500 euro nei confronti dell’altro consigliere;
- oltre 5.200 euro sui conti correnti del padre di uno degli indagati.
Nel provvedimento il riferimento a una presunta “rimborsopoli”
Nel decreto di sequestro, il Gip descrive i fatti contestati come di “estremo allarme sociale”, parlando di presunte condotte che avrebbero piegato la funzione pubblica a interessi personali.
Il provvedimento richiama inoltre il contenuto della denuncia del Segretario generale, che aveva segnalato al Comune costi ritenuti eccessivi per commissioni consiliari e rimborsi, facendo riferimento a una presunta “rimborsopoli”.
Tra le criticità evidenziate vi sarebbero state convocazioni molto frequenti delle commissioni, talvolta ritenute prive di reale necessità amministrativa.
Un altro procedimento già in corso
La Procura ricorda inoltre che altri tre consiglieri comunali e un ex assessore del Comune di Torre Annunziata risultano già imputati in un diverso procedimento penale.
In quel caso, le accuse riguardano presunte false dichiarazioni relative all’assenza di debiti tributari nei confronti del Comune, situazione che avrebbe potuto determinare cause di incompatibilità con la carica pubblica ricoperta.
La prossima udienza davanti al Tribunale di Torre Annunziata è fissata per il 17 giugno 2026.
La precisazione: indagini ancora nella fase preliminare
Le accuse formulate dalla Procura sono allo stato oggetto di indagini preliminari e dovranno essere verificate nel corso dell’iter giudiziario. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
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