Comprendere l’impatto-economico, emotivo, psicologico e fisico- che una malattia oncologica ha sui pazienti e sulle loro famiglie non è da tutti, ma forse, un po’ di buon senso, potrebbe essere d’aiuto. La decisione di chiudere il presidio dedicato alle cure chemioterapiche di Sorrento, non è frutto di buon senso. Non può esserlo visto che esso ha rappresentato, sino a questo momento, l’unica possibilità per ricevere cure per molti pazienti della penisola sorrentina. Il presidio è stata l’ultima, disperata, ancora di salvataggio per loro. La chiusura è una soluzione che sembra essere stata annunciata da molto tempo, da un lento processo che ha reso inutile e sempre più difficile accedere alle cure per i malati, costretti a sottoporsi ai trattamenti chemioterapici in stanze senza finestre, tra la rabbia e l’impotenza dei medici, preoccupati per l’impatto emotivo di simili condizioni ambientali, considerando il tipo di patologia che richiede uno stato psicologico ottimale. Sembra, quindi , quasi comica la motivazione alla base del trasferimento: l’inidoneità dei locali .La decisione è stata assunta all’unanimità da parte di una commissione formata dal subcommissario Luigi Caterino e i responsabili del reparto di oncologia di Sorrento.
A rendere ancora più nebulosa la circostanza è il fatto che non vi siano certezze riguardo la ricollocazione del reparto di oncologia. Voci di corridoio vogliono che i pazienti della penisola saranno costretti a raggiungere Gragnano, Torre Annunziata o Castellammare con un dispendio economico e uno stress maggiore per i pazienti considerando anche l’assenza di infrastrutture efficienti, che si tradurrà-per chi potrà- in una migrazione verso strutture private o dislocate in altre regioni perché, forse, quello alla salute, non è un diritto per tutti o, comunque, non può essere garantito ovunque. Sulla vicenda, in effetti, si è espressa la sezione sorrentina del Tribunale del Malato affermando che si tratta dell’ennesima decisione “ che penalizza i pazienti”. Lo stesso presidente del Tribunale-il dottor Staiano- infatti, ha affermato che risulta inammissibile costringere al trasferimento di pazienti in pessime condizioni di salute ricordando come allo stato non vi sia alcuna certezza rispetto alla nuova sede del reparto.