La fine di questa storia sarebbe dovuta essere diversa. Un bambino di 6 anni, sorridente, restituito finalmente a una vita serena. A questo finale avevano creduto in tanti. Associazioni, volontari e naturalmente i genitori del piccolo Mario. Incontri in tutte le città d’Italia, partite del cuore, manifestazioni. Il dramma di Mario ha sensibilizzato e unito un paese intero. Da nord a sud, senza distinzioni. Una battaglia che è andata oltre i confini del nostro paese, nel segno unico e straordinario della solidarietà, dell’umanità. Questa generosa partecipazione purtroppo non è bastata. Non è bastata a fermare una malattia assurda, un cancro spietato che non ha avuto alcun riguardo per il piccolo Mario. Da ieri quel sorriso splendido si è spento. Si è spento tra le lacrime silenziose e composte di mamma Mariangela. Le stesse lacrime che vidi quel giorno di giugno accompagnare le sue parole di speranza. In simili circostanze è assai facile scadere nella retorica. Nelle frasi fatte o di circostanzea Ma quello che è certo è che Mario mancherà a tutti noi. E non mancherà solo il suo sorriso o la semplicità splendida con la quale dava un calcio al pallone. Mancherà la sua tenacia, la forza, la voglia di non mollare fino all’ultimo minuto. In questo Mario era già un uomo. E di un uomo Mario aveva la voglia di vivere e l’incrollabile volontà. Un insegnamento nobile, alto, dal quale bisogna ripartire per immaginare una vita migliore per tutti noi. Mario non c’è più. Eppure, in questo momento, ci piace immaginarlo davanti a una porta, con il pallone posizionato sul dischetto. E dagli spalti, ricordando le parole di una canzone di De Gregori, sarebbe bello potergli urlare. “Mario non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”. Perché, qualunque sia il risultato, tu, piccolo angelo, hai già vinto.