"Non sussistono gravi indizi di colpevolezza, nè tantomeno esiste un collegamento tra operatori e clan nella tracciabilità". Così i giudici del tribunale del Riesame di Salerno che hanno rigettato la richiesta del pm dell'Antimafia salernitana Vincenzo Montemurro per 14 persone tra cui Michele D'Alessandro junior, nipote del boss defunto e fondatore della cosca criminale stabiese del quartiere Scanzano. Secondo l'accusa rivolta dalla Dda di Salerno alcuni operatori del mercato ittico facevano da prestanome al clan D'Alessandro e ad un altro gruppo criminale di Torre Annunziata. Questo per riciclare il danaro sporco, proveniente dalle attività illecite, nel mercato del pesce di Salerno. Sempre secondo la tesi dell'accusa i D'Alessandro avrebbero preso il controllo di tre cooperative che lavorano all'interno del mercato ittico per riciclare i proventi illeciti delle attività del clan e soprattutto ampliare gli introiti dopo aver acquisito un allevamento di pesce in Grecia ed aver esteso le mire "imprenditoriali" fino al Veneto. Una tesi che è caduta totalmente dopo che il Riesame ha rigettato le richieste di misure cautelari per ben 14 indagati nell'inchiesta sul mercato ittico.