I tombaroli degli Scavi di Pompei colpiscono ancora, questa volta in maniera decisamente più macabra. Nelle ultime ore è circolata infatti la notizia di uno scheletro profanato di oltre 2mila anni: si tratta infatti di un pompeiano morto mentre cercava di fuggire agli effetti devastanti dell'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
Il direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, attraverso i proprio canali social, ha divulgato gli scatti di uno scempio che probabilmente le sole con le parole non bastano a spiegare.
Lo scheletro, come è successo tante altre volte, sarebbe stato profanato dai cacciatori di tesori per consentir loro di muoversi più rapidamente in un angusto cunicolo scavato per depredare la ricchezza archeologica del sottosuolo, oppure per trascinare qualche oggetto voluminoso, o magari per derubare il medesimo cadavere di eventuali monili o altro che aveva addosso. La certezza è che nemmeno le ossa del malcapitato sono bastate a distogliere i malviventi dal loro intento.
Non è la prima volta, comunque, che i profanatori di resti archeologici arrivano a simili reperti prima dei cercatori autorizzati. A tal proposito, episodi simili si erano già verificati nella medesima Regio V, dove si sta attualmente dissotterrando un altro pezzo della Pompei sepolta per mettere in sicurezza l'area circostante, o anche a Civita Giuliana, a nord della cinta esterna del parco archeologico.
In questo sito uno scavo è stato avviato dalla direzione del parco, in collaborazione con magistratura ed arma dei carabinieri, proprio per prevenire il danno irrimediabile che i tombaroli stavano arrecando ad una villa con un tunnel clandestino nel sottosuolo.
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