Il vento indipendentista che negli ultimi mesi soffia forte sull'Europa - dalla Catalogna fino alla Padania - è arrivato anche a Pompei. Ed ecco allora che proprio in queste ore, con la goliardia che da sempre li contraddistingue, ma anche con un malcelato spirito di insofferenza per le condizioni della loro città, i pompeiani hanno lanciato il loro referendum interno: «Vorreste diventare un piccolo stato europeo indipendente come San Marino?».
Il quesito è stato posto su un gruppo social locale particolarmente noto, ed ha riscontrato in meno di due giorni centinaia di feedback tra gli utenti. Circa il 66% di loro, in pratica due su tre, si è espressa in favore della proposta. Un sondaggio, quello lanciato un cittadino probabilmente scontento dell'attuale gestione politica di Pompei, che ha aperto un dibattito serio sulla città. Tra voti, commenti e like, sono più di 300 le persone che hanno interagito con il post.
Troppo poco, ovviamente, per dare un tono di 'formalità' alla volontà di quanti si sono espressi, ma abbastanza per far notare ancora una volta il sentimento di malcontento che aleggia diffuso nella città mariana. «Potrebbe essere un'idea per gestire meglio i fondi pubblici, che sembrano sempre mancare per realizzare qualsiasi cosa. Gestendoci autonomamente avremmo la possibilità di arricchirci, proprio come San Marino», è in soldoni la spiegazione fornita dallo stesso promotore del referendum.
«E a che servirebbe? - risponde contrariato un utente - Se non cambiamo la mentalità dei residenti non cambierebbe comunque nulla. Diventare stato autonomo non ci renderebbe automaticamente cittadini civili». «Tanto come satellite del Vaticano, praticamente lo siamo già», commenta pungente qualcun altro riferendosi alla forte influenza della Chiesa sul territorio.
Tra battute e altre repliche più seriose, ad nelle teste di tutti - stando a quanto è possibile leggere - persiste una sorta di malcontento nei confronti di tutti quelli che sono i problemi che attanagliano centro storico e periferia. Dalle strade malconce, al problema della sicurezza, fino ai progetti di restyling dai tempi infiniti. Segnali, questi, indirizzati direttamente alla classe dirigente di palazzo De Fusco.